Sport

Rijeka manca solo il lieto fine

27 gavranovicFIUME | Una tifoseria comprensibilmente spazientita e i media che cavalcano l’euforia popolare possono fermare il Rijeka proprio sul più bello, a un passo da quel traguardo atteso da generazioni di sostenitori reduci da tante delusioni. Un obiettivo finora soltanto sognato, qualche volta accarezzato o sfiorato, è ora a portata di mano. “Ci vuole calma e saggezza, anche fuori dal campo. La pressione c’è ed è normale che ci sia, ma è necessario saperla reggere. Sul campo i giocatori hanno dimostrato di potersi confrontare con questa situazione in cui siamo venuti a trovarci. Sono momenti straordinari, che vanno goduti e festeggiati, ma senza farsi travolgere dall’euforia. Contro l’Hajduk, in una partita delicata a Rujevica, e quindi a Koprivnica, in uno stadio dove negli ultimi anni abbiamo raccolto pochissimo, la testa ha fatto la differenza. Contro lo Slaven Belupo siamo scesi in campo con l’approccio giusto, quello che ci ha consentito di andare presto in gol e poi di raddoppiare, raggiungendo ben presto un vantaggio rassicurante. Il risultato siamo stati in grado di gestirlo con molta tranquillità. Naturalmente, come allenatore, posso anche accettare la constatazione che nel secondo tempo non abbiamo fatto granché, ma occorre capire lo stato d’animo in cui si può trovare oggi un calciatore del Rijeka. Detto in breve, va bene così”. Queste parole dell’allenatore Matjaž Kek riassumono quanto accaduto nelle ultime due giornate di campionato, la quartultima e terzultima, che hanno fatto seguito alla prima e per ora unica sconfitta subita in questa stagione dal Rijeka, in via Kranjčević con la Lokomotiva.


La pressione è tantissima

“Non avete idea di quanto sia stato difficile sostenere la pressione, quella che è venuta a crearsi per il Rijeka e quella da parte degli avversari in campo. Per questi motivi devo tornare a fare i complimenti alla squadra, che oltre a saper giocare, a essere determinata e concentrata, ha anche una notevole tenuta a livello psicologico. Una mano ci viene data dai tifosi, che ritroviamo dovunque, in casa e in trasferta. Ci restano da giocare due partite e la matematica a questo punto è semplice. Rimangono quattro giorni per recuperare, fino a domenica sera, e per prepararci sul piano fisico e psicologico all’appuntamento in cui potremo centrare l’obiettivo più ambito”, annuncia il tecnico sloveno, parlando già del match di domenica sera a Rujevica, quando i fiumani scenderanno in campo, per l’ultima volta in questa stagione, nel proprio stadio. Di fronte ci sarà lo Cibalia, penultimo in classifica con due punti di vantaggio sullo Split.


Lo Cibalia senza diversi titolari

Qualche mese fa la squadra slavone era considerata spacciata, mentre ora ha delle buone chance di accedere allo spareggio per la permanenza in Prima Lega. Per l’occasione, l’undici di Vinkovci potrebbe arrivare a Rujevica privo di diversi dei suoi titolari, da far riposare per l’ultimo turno e il confronto con la più abbordabile Lokomotiva. Kek, comunque, è il primo a non farsi illusioni, convinto che lo Cibalia non si presenterà a Fiume per festeggiare la conquista del primo titolo degli avversari: “Dobbiamo compiere ancora un passo e sono sicuro che ne siamo capaci. L’ultima raccomandazione che farei ai giocatori è di restare calmi e concentrati, di vivere con gioia questi momenti, senza fare stupidaggini. Le somme le tireremo dopo la trentaseiesima giornata”. I tifosi sperano che il traguardo possa essere tagliato con un turno d’anticipo, cioè al termine di Rijeka-Cibalia, per poi organizzare un’altra trasferta al Maksimir contro la Dinamo, con l’auspicio che il risultato di quella sfida possa essere ininfluente.


Un aiuto dall’Osijek?

Nei giorni che hanno preceduto la partita con lo Slaven Belupo i media hanno proposto e riproposto le cifre e i dati statistici poco confortanti delle sfide dirette tra le due squadre a Koprivnica. Gli spauracchi sono stati cacciati dopo meno di un quarto d’ora, fino al primo gol che ha poi spianato ai fiumani la strada verso il successo. Ora lo spauracchio è un altro. Non si chiama Osijek, come in quel triste 1999, bensì Cibalia. Allora ci fu un passo da compiere nell’ultima di campionato contro un Osijek che a quella stagione non aveva più nulla da chiedere. Invece, niente vittoria dei fiumani, con una delusione storica di quelle che lasciano il segno, a prescindere dal modo in cui era arrivata. Domenica l’Osijek riceve la Dinamo, due ore prima del match che si gioca a Rujevica. A distanza di 18 anni la compagine slavone avrà l’opportunità di farsi perdonare, se dovesse vincere o pareggiare con la squadra di Petev. Sarebbe lo scenario ideale, con un lieto fine anticipato. (lv)

 

 

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