Politica

Ratificata la Convenzione di Istanbul Spaccatura tra le file dei deputati HDZ

ZAGABRIA | Dopo settimane di aspre polemiche, proteste in piazza, apparenti “crisi d’identità” dei partiti, HDZ in primis, è stata ratificata ieri al Sabor la Convenzione di Istanbul. Come annunciato dal primo ministro Andrej Plenković, il documento è passato a larga maggioranza: 110 voti a favore, 30 contrari e due astenuti. Tutto sembra essere filato liscio per il premier, ma come dice l’antico adagio, non è oro tutto quello che luccica. I travagli degli ultimi mesi, i giochi e giochetti dietro le quinte, il pressing della Chiesa cattolica e di svariate associazioni ispirate al motto “Dio, patria e famiglia”, hanno lasciato intendere chiaramente che è viva e presente nel Paese un’ala conservatrice, desiderosa di farsi sentire, di pesare sempre di più nello scacchiere politico nazionale. Magari a costo di fare fuori il leader del principale partito del centrodestra. L’ala conservatrice aveva toccato il suo apice sotto la leadership di Tomislav Karamarko ed era uscita parzialmente di scena con la sua caduta. Plenković ieri ha vinto, sì, la battaglia contro questa corrente che si richiama ai valori democristiani e gode evidentemente del sostegno della Chiesa, ma non ancora la guerra, perché lo scontro principale avrà luogo, senza ombra di dubbio, quando all’ordine del giorno verrà a troversi la Legge sull’aborto. In quel caso potrebbe profilarsi una nuova pericolosa spaccatura all’interno dell’HDZ, che, a prescindere dalla buona volontà dei vari protagonisti politici, potrebbe rivelarsi difficile da rimarginare.


I dissidenti dell’HDZ

La ratifica è stata approvata nell’ultimo termine utile, perché la Croazia tra un mese subentrerà alla Danimarca alla guida del Consiglio d’Europa. Sarebbe stato indubbiamente un motivo d’imbarazzo per l’attuale leadership presentarsi all’appuntamento senza avere ratificato prima questo importante documento. Secondo diversi analisti, sarebbe stato proprio questo passaggio delle consegne ad aver spinto Plenković a insistere della ratifica. Comunque sia, il documento sponsorizzato dal Consiglio d’Europa nelle ultime settimane è diventato uno strumento di battaglia politica all’interno dell’HDZ. Sono cadute molte maschere. Infatti, 14 parlamentari dell’HDZ hanno votato contro la ratifica della Convenzione, voltando così le spalle alla linea dettata dal capo del partito e del governo. In effetti, per la prima volta ci si è richiamati massicciamente al diritto di votare liberamente, secondo coscienza. Questo principio ha portato anche tre esponenti altolocati dell’Accadizeta, il vicepresidente Milijan Brkić, il segretario politico Davor Ivo Stier e il segretario internazionale Miro Kovač, a votare senza tenere conto delle indicazioni di Plenković. Il premier ha assicurato che nei confronti dei dissidenti non ci saranno sanzioni. Probabilmente sarà così, perché eventuali giri di vite servirebbero soltanto ad ampliare la spaccatura nel partito. In ogni caso, da ieri il primo ministro sa con certezza su chi poter fare affidamento nell’ambito della leadership allargata. Ai “dissidenti” di primo piano ieri si sono uniti Ante Babić, Stevo Culej, Ivan Ćelić, Marija Jelkovac, Anton Kliman, Tomislav Lipoščak, Davor Lončar, Franjo Lucić, Ivan Šipić, Petar Škorić e Miroslav Tuđman. Tra i 30 voti contrari, tre sono arrivati dagli alleati della coalizione di governo, ossia Goran Dodig, Branko Hrg e Ivica Mišić. Tra gli indipendenti a votare contro sono stati Bruna Esih, Željko Glasnović, Zlatko Hasanbegović, Ivan Lovrinović, Kažimir Varda e Hrvoje Zekanović. A votare contro sono stati anche i deputati del Most, Miro Bulj, Sonja Čikotić, Slaven Dobrović, Nikola Grmoja, Tomislav Panenić, Božo Petrov e Marko Sladoljev. Astenuti Marin Škibola e Ivan Šuker (HDZ), mentre non hanno votato Božo Ljubić, Željko Raguž e i parlamentari di Barriera Umana. Il deputato della CNI Furio Radin, Nada Turina Đurić (Glas) e Siniša Varga (SDP) non erano presenti ieri in Aula alle votazioni.

Governo soddisfatto

Ai Banski Dvori, comunque, cantano vittoria. L’Esecutivo ha sottolineato che “l’essenza della Convenzione di Istanbul è prevenire la violenza contro le donne e la violenza domestica”. Secondo i dati delle forze dell’ordine tra il 2013 e il 2017 ci sono stati 195 omicidi in Croazia: in 91 casi si è trattato di donne. “Con la ratifica della Convenzione – ha sostenuto il governo –, il quadro giuridico, istituzionale e finanziario sarà rafforzato, con l’obiettivo di combattere la violenza contro le donne e la violenza domestica”. Dal governo ribadiscono pure che non vi è alcun obbligo legale di accettare il terzo genere, né tantomeno di rivedere la composizione della famiglia.
Infine, non è passato l’emendamento presentato dai socialdemocratici con il quale si chiedeva di eliminare dalla legge di ratifica la dichiarazione interpretativa. Nelle prossime settimane e mesi vedremo se il primo ministro continuerà ad avere l’asso nella manica, oppure se la marcia dei “dissidenti” diverrà inarrestabile.

 

 

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