Politica

Dai dispersi alle frontiere segnali incoraggianti

ZAGABRIA | Nelle prime ore della mattinata di ieri all’aeroporto Franjo Tuđman è atterrato il velivolo di Stato serbo con a bordo il presidente Aleksandar Vučić. Ingenti le misure di sicurezza; le forze dell’ordine hanno isolato l’area intorno allo scalo creando non poche difficoltà ai passeggeri e presenti. Chiaramente non si è voluto rischiare nulla; tutto è stato studiato fin nei minimi particolari onde evitare anche il più piccolo incidente e garantire all’ospite serbo e al suo entourage la massima sicurezza. L’arrivo di Vučić, come spiegato successivamente dalla presidente Kolinda Grabar-Kitarović, è stato pianificato per mesi. Nonostante questo, al momento del suo annuncio, sono scoppiate le polemiche: per una fetta della popolazione croata è inaccettabile che l’ex braccio destro di Šešelj negli anni ’90 e ammiratore del regime di Milošević, possa venire in Croazia senza avere prima condannato i crimini serbi. La pugnalata è stata doppia, soprattutto per l’elettorato di destra, perché l’invito è arrivato da “una di loro”. Quindi non hanno stupito le frecciate lanciate dal primo ministro Plenković in direzione del Pantovčak sull’“opportunità dell’invito” visto il clima esistente tra i due Paesi. Ma questa è un’altra storia, che riguarda più gli aspetti di politica interna, che non il contesto internazionale entro il quale si è svolta la missione zagabrese di Vučić.

Al Pantočak il leader di Belgrado è stato accolto dalle note di “Mi smo garda Hrvatska”, una canzone nata durante gli anni della Guerra patriottica, una delle più famose di quegli anni, utilizzata per “ringalluzzire” i soldati croati e rafforzare il sentimento patriottico della popolazione. Vučić non si è lasciato impressionare, il suo volto non ha tralasciato nessuna espressione.

La padrona di casa ha poi accompagnato il suo ospite nella sala dove si è tenuta la riunione tra le due delegazioni. Intorno alle 13 del pomeriggio si sono presentati davanti alla stampa. “Desidero dare il mio benvenuto al presidente serbo. Questo nostro incontro è stato preparato per mesi. Speravo che l’incontro potesse svolgersi in un’atmosfera diversa, più distesa, ma visto che gli animi negli ultimi si stavano surriscaldando sempre più, ho preferito anticipare l’invito. Sulle spalle dei nostri due Paesi pesa il grande fardello del passato e in questo non possiamo dire di avere avuto relazioni amichevoli. Il nostro ruolo odierno ci dice invece di guardare al futuro, ci chiede di risolvere i problemi per il bene dei nostri Stati e dei nostri popoli. Siamo legati anche dalla responsabilità per il futuro dell’Europa sudorientale”, ha dichiarato in apertura Kolinda Grabar-Kitarović.

Il nodo dei dispersi

“Abbiamo parlato di questioni aperte; su molte cose non siamo d’accordo, ma su alcune si – ha proseguito Kolinda Grabar-Kitarović. – Una di queste è quella relativa ai dispersi. Abbiamo concordato di fare tutto il possibile per risolvere quanto prima la questione dei dispersi. Sono consapevole che ciò non è semplice; sono passati molti anni dalla fine della guerra, ma sono incoraggiata dal fatto che il presidente Vučić si è detto pronto a collaborare e ad accogliere i rappresentanti delle nostre associazioni”. La presidente si è poi soffermata sulla questione dei confini, sottolineando che se Zagabria e Belgrado non arriveranno a un accordo, saranno costrette a rivolgersi ai tribunali internazionali. “La Croazia continuerà a sostenere il cammino della Serbia verso l’Unione europea”, ha concluso.

Rispettare i serbi in Croazia

Appena presa la parola, Vučić si è complimentato con la padrona di casa: “Ci è voluto sicuramente molto coraggio per invitarmi a essere oggi qui presente”. Entrando nel merito del colloquio, ha ribadito quanto già detto dall’omologa croata, ovvero che vi sono pareri divergenti riguardo ai confini. “Tenteremo di risolvere la questione a livello bilaterale nei prossimi due anni. Se non ci riusciremmo andremo all’arbitrato”, ha sottolineato. “Ciò che ci aspettiamo dalla Croazia – ha proseguito – è che i serbi qui possano, debbano, essere in grado di dichiararsi serbi e preservare con orgoglio il loro nome e cognome serbo. Da questo incontro mi aspetto il miglioramento dei diritti della minoranza serba”. Infine, il leader serbo ha fatto una promessa, ovvero “nei prossimi 100 giorni nessun esponente delle istituzioni di Belgrado farà affermazioni offensive nei confronti dei colleghi croati, in modo da dimostrare a Zagabria il nostro impegno per il miglioramento dei rapporti”. “Questi devono cambiare in meglio, non per fare piacere a qualcuno, ma perché serbi e croati possono collaborare in maniera molto più seria e concreta”, ha concluso. Quale gesto di buona volontà, inoltre, Vučić ha consegnato alla Croazia i libri di stato civile di Dvor na Uni, che erano stati portati in Serbia nel 1995. Inoltre ha reso noti i dati di tre dispersi del conflitto degli anni Novanta.

 

 

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