Politica

Si punta alla revisione della sentenza

ZAGABRIA | La sentenza emessa nei confronti dei sei ex leader politici e militari dei croati di Bosnia ed Erzegovina continua a movimentare la scena politica nazionale. Il ministro della Giustizia Dražen Bošnjaković ha annunciato che il dicastero effettuerà un’analisi dettagliata e approfondita del verdetto. A tal fine è già stata istituita un’apposita task force. Una volta terminati i lavori verranno convocati gli avvocati per vedere quali strade seguire. “Abbiamo la possibilità di richiedere la revisione della sentenza. Per riuscirci dobbiamo essere in grado di dimostrare che determinate prove presentate dalla difesa nella fase dibattimentale, che non sono state prese in considerazione dalla Corte, potrebbero avere un peso tale da portare a un esito diverso del processo. Se riusciremo ad arrivare a questo punto la decisione finale spetterà ai legali dei condannati e ai condannati stessi: saranno loro a decidere se procedere con la revisione o meno. Nel caso venisse seguita questa strada, la Croazia potrà fare quanto già fatto in precedenza già tre volte, ovvero richiedere lo status di ‘amico del Tribunale’ in modo da potere dare il suo contributo per fare chiarezza su quanto avvenuto”, ha spiegato Bošnjaković.


Non è una sentenza contro la Croazia

Dal momento che diversi politici di Sarajevo affermano che la sentenza ha confermato la responsabilità della Croazia per gli eventi degli anni ’90 in Bosnia ed Erzegovina, sostenendo che vi siano le possibilità per chiedere risarcimenti a Zagabria, Bošnjaković ha ribadito che il verdetto emesso dall’Aja non è rivolto contro la Croazia. Pertanto non vi è alcun rischio che la Croazia debba pagare risarcimenti a chicchessia. Secondo il ministro la posizione del governo è più che chiara: si accetta la sentenza, ma non si condividono alcune parti, in primis quelle che parlano di impresa criminale congiunta e che tirano in ballo i vertici dello Stato dell’epoca. “C’era la guerra e i crimini venivano commessi da tutte le parti, ma i colpevoli hanno un nome e cognome e non si può assolutamente generalizzare parlando di impresa criminale. Per quanto mi riguarda ritengo che la Corte si sia addentrata in una teoria politica che non corrisponde alla verità dei fatti”, ha spiegato. Alla domanda se il concetto di impresa criminale congiunta sia inserito nella legislazione nazionale, il ministro ha risposto: “Noi abbiamo il concetto di responsabilità al comando”. “Questo – ha chiarito – implica la responsabilità del comandante nel caso in cui sia a conoscenza di reati compiuti dai suoi subordinati e non faccia nulla per impedirli. Abbiamo anche una seconda variante relativa alla responsabilità e si riferisce alla situazione in cui il comandante non è a conoscenza dei crimini anche se ha tutti gli strumenti per esserlo”. Infine ha reso noto di avere inviato una lettera al presidente del Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia nella quale chiede chiarimenti su quanto avvenuto in aula, in particolare sul suicidio del generale Slobodan Praljak. Ma non solo, Bošnjaković, ha reso noto di avere chiesto al ministero della Giustizia olandese, titolare dell’inchiesta sul suicidio, di dare la possibilità alla Croazia di prendere parte alle indagini.


Rispettiamo la sentenza

Sul rispetto del verdetto da parte di Zagabria non ci sono dubbi. Ieri da Abbazia il premier Andrej Plenković ha ribadito: “Quale membro responsabile dell’ONU e della comunità internazionale non vi è alcun dilemma sul fatto che la Croazia rispetti la sentenza”. Resta comunque la constatazione che alcune parti del verdetto non soddisfano Zagabria: “Lo abbiamo detto chiaramente e non ci sono spazi per altre interpretazioni”. Della questione il presidente della Repubblica Kolinda Grabar-Kitarović ha parlato a New York al Consiglio di sicurezza. Il capo dello Stato ha dichiarato che i croati riconoscono che alcuni loro connazionali hanno commesso crimini di guerra, però respingono la colpa collettiva che viene loro attribuita dopo la sentenza ai sei ex leader dei croati di Bosnia.


Denunce in arrivo?

A proposito delle denunce citate da Bošnjaković, si moltiplicano le voci secondo le quali a Sarajevo sarebbero in fase di preparazione le denunce da parte degli ex internati, con richieste di risarcimento danni a Zagabria. Ieri il presidente dell’Alleanza degli internati della Bosnia ed Erzegovina Jasmin Mešković, ha confermato che i membri della sua associazione hanno avviato consultazioni sul da farsi con i legali bosniaci, annunciando che la prossima settimana si ricorrerà anche ai servigi di avvocati croati. “Per la prossima settimana abbiamo concordato incontri con diversi team legali in Croazia e con loro studieremo le prossime mosse”, ha dichiarato Mešković, spiegando che i dettagli in merito alle denunce saanno definiti al termine di tutti gli incontri. “Quello che è certo è che non ascolteremo il consiglio del presidente della Presidenza bosniaca, Dragan Čović, che ha invitato tutte le vittime a richiedere i risarcimenti a Sarajevo. Mai e poi mai denunceremo la Bosnia ed Erzegovina”, ha concluso.

 

 

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