Politica

Luce e trasparenza sui finanziamenti

TRIESTE | La trasparenza porta pace. Le vie per ottimizzarla sono tante, una è senz’altro quella di rendere pubblico ogni passaggio. È quanto auspica l’Unione degli Istriani in merito ai progetti finanziati dalla legge 72 e successive proroghe, come ribadito alla conferenza stampa di ieri mattina a Palazzo Tonello. A seguire, si è svolto in una sala del Circolo della Wartsila, sempre a Trieste, l’incontro della FederEsuli con ospiti tra cui Francesco Saverio de Luigi, ministro plenipotenziario e delegato del governo all’UPT e giornalisti, per un bilancio sugli ultimi tre anni di attività. Impegnati nelle due sessioni i rispettivi presidenti, Massimiliano Lacota e Antonio Ballarin. Mirata alla tematica dei progetti la prima, con una lunga lista di argomenti la seconda, ma tutte e due riguardanti la vita associativa e la crisi che caratterizza l’attività degli ultimi anni.


Rendere noti i criteri

Qualche settimana fa sono state rese note le tabelle dei progetti presentati dalle varie associazioni degli esuli che possono accedere ai finanziamenti per l’attività culturale previsti dalle legge 72, durante una conferenza stampa indetta a Trieste dall’on. Renzo de’Vidovich insieme all’avv. Paolo Sardos Albertini. I dati emersi in quell’occasione hanno sollevato diverse perplessità tanto da indurre il presidente dell’Unione degli Istriani a prendere posizione in merito. Le riflessioni di Lacota fanno seguito a un’attenta analisi della situazione e riguardano questioni metodologiche oltre che i contenuti dei progetti presentati. L’iter che la legge prevede segue un preciso protocollo: la preparazione dei progetti con i vari preventivi diversificati, la presentazione del materiale all’ufficio che raccoglie e evidenzia il materiale consegnato, la presa in visione da parte di FederEsuli dei progetti presentati e la valutazione degli stessi da parte della Commissione tecnico-scientifica preposta e composta sia dai rappresentanti delle associazioni che da funzionari ministeriali. Il penultimo passaggio, ovvero l’analisi dei progetti da parte di FederEsuli (composta da ANVGD, rappresentata alla conferenza stampa da Renzo Codarin, tre liberi comuni e Associazione delle Comunità istriane), di cui non fanno parte né l’Unione degli Istriani né una serie di realtà scientifiche (vedi Circolo Istria) che pure accedono ai finanziamenti, viene considerata arbitraria, anche perché risulta all’Unione degli Istriani, che funga da filtro per il lavoro della Commissione che si limita ad accettare uno stato di fatto. Tutto viene deciso da FederEsuli sia per le associazioni aderenti che per le altre.
Si chiede il presidente Lacota, con quali criteri vengano valutati i progetti e come vengano distribuiti i finanziamenti. Per cui si rivolge ufficialmente al ministero affinché renda pubblici sia le liste dei progetti accettati, sia i criteri e le motivazioni di supporto, sia i rendiconti delle associazioni beneficiarie e, ultimo ma certo non meno importante e fondamentale, le ricadute dell’attività svolta, ovvero il successo delle singole iniziative. A ciò si aggiunge l’episodio, purtroppo frequente, della restituzione dei mezzi non impiegati per mancanza di strutture in grado di realizzare le iniziative proposte. Sembra si tratti ad oggi di una cifra da capogiro di 6 milioni di euro, come conferma Lacota.
Il suo rammarico è che un progetto come quello di Padriciano, proprio per valutazioni personalistiche di singoli rappresentanti delle altre associazioni degli esuli, venga rifiutato da anni, nonostante sia un sito di grande importanza per tutto il mondo degli esuli. Testimonianza ne sia il pellegrinaggio di scuole e altre realtà che chiedono di poter visitare il campo profughi alle spalle di Trieste, a pochi chilometri di distanza dalla Foiba di Basovizza, che testimonia la vita degli esuli in strutture difficili da accettare e gestire, luoghi di espiazione di una colpa che tale non è.
Molto articolato l’ordine del giorno proposto da Antonio Ballarin, nella riunione seguita a quella di Lacota, che ricalca parte dei nove punti di FederEsuli del 2009 proposti ai Tavoli governativi, alcuni avviati (vedi la scuola), altri mai decollati. Sono molte le questioni di cui anche in questi ultimi tre anni FederEsuli ha dovuto tener conto negli incontri con il governo: le implicazioni dell’Accordo di Roma del 1983 sui beni italiani passati agli attuali Stati successori della Jugoslavia; l’annoso e pesante problema degli indennizzi per i beni abbandonati; lo stato dell’arte della Legge 191 del 2009, oggetto di una recente modifica normativa; le attività inerenti la scuola e il mondo dell’istruzione che stanno funzionando con iniziative importanti; i problemi anagrafici oggetto di continue denunce da parte degli interessati, spesso senza soluzione per incongruenza con gli strumenti informatici; la cittadinanza italiana circa l’estensione della legge n. 194 del 29 aprile 2006 ai territori della Dalmazia; e altri punti ancora che non sono stati però toccati durante la presentazioni di Ballarin e al successivo dibattito come la questione della Medaglia d’Oro al Valor Militare alla città di Zara; le onoranze ai caduti e sacrari di guerra; i contributi previdenziali INPS per deportati in Jugoslavia; i Consolati italiani in Slovenia e Croazia; la proroga della legge circa le domande per le assegnazioni delle onorificenze alle famiglie degli infoibati; la soppressione dell’imposta sul valore degli immobili situati all’estero (IVIE) per le persone nate o discendenti dai territori già appartenenti all’Italia.


Una Fondazione per gestire i fondi

Ballarin ha spiegato il delicato equilibrismo necessario per preparare uno Statuto per la Fondazione che dovrebbe gestire i fondi del Trattato di Osimo riguardanti la zona B. Si tratta di mezzi che la Jugoslavia avrebbe dovuto pagare a rate all’Italia, ma che di fatto solo la Slovenia ha reso disponibili con una decisione unilaterale alla quale non è seguita quella della Croazia. Per non far finire questi mezzi direttamente nella casse dello Stato, si è cercato, nel tempo, di decidere una destinazione, ovvero la Fondazione, che dovrebbe agire in nome di tutti gli esuli. Una revisione della bozza di Statuto prevede una clausola liberatoria per chi deciderà di richiedere l’indennizzo piuttosto che lasciare la gestione della propria quota alla Fondazione.
Si è parlato poi di beni abbandonati che sono un preciso debito dell’Italia nei confronti degli esuli, in modo particolare dei coefficienti di rivalutazione e naturalmente della legge 72, per la quale Ballarin ha illustrato le varie tappe attraverso le quali, dal progetto, si arriva all’erogazione dei fondi. Perché tanti ritardi? Lungaggini burocratiche, dimissione dei funzionari delegati e, a causa dei rinvii, l’inevitabilità che i soldi diventino perenti. Un cane che si morde la coda. Che fare, in che modo FederEsuli può dare un messaggio di speranza alle associazioni e alla gente che vi opera? “Abbiate fede – risponde il presidente Ballarin – guardate altrove, fate volontariato come i tanti giovani che sono riuscito a coinvolgere nel centro-sud, e prendete esempio dalla loro idealità”.

 

 

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