Politica

«I principi ideali di Antonio B orme rimangono alla base dell’odie rna UI»

04 DSC 5853ROVIGNO In occasione del venticinquesimo anniversario della scomparsa del prof. Antonio Borme, nella data della ricorrenza, ieri si è svolta al cimitero di Rovigno, la cerimonia commemorativa alla quale hanno preso parte, tra gli altri connazionali, anche il presidente dell’Unione Italiana, l’On. Furio Radin, il presidente della Giunta esecutiva dell’UI, Maurizio Tremul, il presidente e il vicepresidente dell’Assemblea dell’UI, Roberto Palisca, e Paolo Demarin, il presidente dell’Università Popolare di Trieste, Fabrizio Somma, i componenti la Giunta Esecutiva dell’UI, Daniele Suman e Corrado Ghiraldo e il responsabile dell’Ufficio “Europa” dell’UI, Marko Gregorič. Tra i connazionali presenti le prof. Ines Venier e Gianfranca Šuran, entrambe consigliere dell’Assemblea dell’UI e il dott. Antonio Mirković.

Con la deposizione di una corona di fiori, riuniti, hanno ricordato la figura e l’opera di una grande personalità che durante la sua vita si è battuta con tenacia e coraggio per i valori, gli ideali, i diritti e l’autonomia della CNI sul suo territorio d’insediamento storico. Artefice del rinnovamento dell’UIIF nei primi anni Sessanta e, assieme a Luciano Rossit, iniziatore del rapporto, tuttora attivo con l’UPT, Antonio Borme fu il primo presidente della nuova Unione Italiana. A ricordare alcuni dei suoi apporti più significativi alla CNI è stato Maurizio Tremul che ha espresso sincera gratitudine per quanto egli ha fatto per noi, come per tutta la popolazione dell’area istroquarnerina, per la Croazia e la Slovenia, per l’Italia e i suoi cittadini, per il mantenimento della lingua, della cultura e dell’identità italiana.
“Con il suo defenestramento e l’epurazione di stampo staliniano, avvenuto nel 1974 ad opera della cellula rovignese della Lega dei Comunisti, l’UIIF conobbe la sua crisi fatale; la CNI iniziò un declino che avrebbe potuto portare la nostra Comunità alla completa assimilazione e scomparsa. Così non è stato grazie all’impegno di tanti connazionali che, sul finire degli anni Ottanta portarono alla costituzione della nuova UI, processo questo che lo ha visto indiscusso protagonista”.
Dopo 15 anni, Borme poté finalmente riprendere la parola, grazie alla pubblicazione del suo intervento intitolato La comunità italiana fra etnicità e Stato nella rivista “La Battana”, di cui Tremul era al tempo redattore. Fu in quell’occasione che conobbe Borme. “Poi, negli anni della Costituente e quindi nei 17 mesi in cui ho avuto l’onore di presiedere assieme a lui la nuova Unione Italiana, ho potuto apprezzarne la grande preparazione culturale e intellettuale”, ha raccontato Tremul, mettendo in risalto anche l’onestà, la grande passione che continuava ad animarlo e le sue notevoli doti umane. “Da allora, non abbiamo derogato dai principi fondanti la nuova Unione Italiana, scritti nel nostro Statuto e negli Indirizzi Programmatici, alla cui stesura ho attivamente partecipato e che mantengono immutate le strutture fondanti e i principi ideali a cui ci ispiriamo nel nostro operare. Stiamo vivendo in un momento di radicali trasformazioni che si ripercuotono nella nostra Comunità Nazionale con profonde vibrazioni, tensioni e futili contrapposizioni che rischiano di minare il nostro essere Comunità”, ha rilevato Tremul, invitando i connazionali “a riscoprire il nostro essere italiani qui in Istria, a Fiume, nel Quarnero, in Dalmazia e Slavonia”.
“Questa è la nostra casa, non permettiamo che ce la sottraggano un’altra volta”, ha sottolineato, invitando i connazionali ad abbandonare ogni interesse privato o divisioni personali e a impegnarsi per il bene comune.
Un pensiero condiviso anche da Fabrizio Somma, che ha ricordato l’importanza di Antonio Borme che, assieme ad altri grandi uomini, spinti da un ideale comune, iniziarono 50 anni fa questo cammino che ha portato a quella che è in questo momento la CNI. “Ho conosciuto Borme nel periodo di rapporto da collaboratore esterno dell’UPT con il CRS. Per me è stato un punto di riferimento e sono onorato di averlo conosciuto, accanto ad altri personaggi illustri come Luciano Rossit e Giovanni Radossi”.
L’On. Furio Radin ha riportato alla mente lo sconforto provato per la perdita prematura di un personaggio così importante che aveva sviluppato i concetti fondamentali che rimangono vivi ancora oggi, come l’autonomia, il bilinguismo, la democrazia all’interno dell’UI. “Borme ha anticipato tutti i grandi argomenti che affrontiamo ancora oggi. È stato un grande uomo, un eccelso italianista e un politico di rara integrità morale e livello intellettuale. Molti anni prima, nell’Unione Italiana dell’Istria e di Fiume, da lui stesso criticata come cinghia di trasmissione del potere di allora, aveva ricoperto la medesima carica. Da dissidente convinto, ne era stato espulso nel 1974. A defenestrarlo erano stati anche alcuni connazionali, ansiosi, appunto, di fare da cinghia di trasmissione di chi bene non ci voleva. Nell’UIFF, pur fondata per pacificare gli italiani che, con molteplici motivazioni, avrebbero resistito alle pressioni dell’esodo, operavano tantissimi connazionali con un forte sentimento italiano e con grande spirito di abnegazione. Il migliore, quello che alla fine ha pagato per tutti, è stato Antonio Borme. Per queste ragioni, e per aver posto le basi della nuova Unione Italiana, lo ricordiamo con gratitudine e altissima riconoscenza”, ha rilevato l’On. Furio Radin.

 

 

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