Politica

Un monumento per favorire la riconciliazione nazionale

LUBIANA | Anche la Slovenia cerca d’imboccare, sia pure tra mille difficoltà, la strada della riconciliazione nazionale per rimarginare le ferite storiche e chiudere una volta per tutte il doloroso capitolo della Seconda guerra mondiale e del dopoguerra. Il simbolo di questa rappacificazione dovrebbe essere il grande monumento alle vittime di tutte le guerre, inaugurato nei giorni scorsi nella centralissima Piazza del congresso a Lubiana. Alla cerimonia sono intervenute le massime cariche dello Stato, il presidente della Repubblica, Borut Pahor, il premier Miro Cerar, i presidenti della Camera di Stato e del Consiglio di Stato, Milan Brglez e Mitja Bervar.
A presiedere la celebrazione della preghiera per le vittime è stato l’arcivescovo e metropolita di Lubiana, Stanislav Zore.

Nel suo intervento Borut Pahor, che è stato il principale promotore dell’erezione del monumento, ha sottolineato l’importanza di avere un luogo simbolo nazionale che ricordi tutte le vittime e sia da pungolo alla concordia, alla pace e alla collaborazione. Si tratta di uno spazio per il ricordo comune, ha evidenziato il capo dello Stato sloveno, aggiungendo che “una nazione è fatta da ricordi comuni, che non devono essere simili, uguali o identici, ma sono ricordi che ci si porta dietro per guardare avanti”. L’arcivescovo Stanislav Zore ha sottolineato durante la preghiera che il monumento è un ricordo e un monito alla violenza della storia. In quest’ambito ha invocato per il popolo sloveno pace e riconciliazione, con l’auspicio che una simile forma di violenza non abbia mai più a ripetersi.
Il monumento è costituito da due enormi blocchi di cemento posti su una base comune, su uno dei lati della centralissima piazza del Congresso. Si tratta di un’opera architettonica, più che d’arte – come sottolinea Stefano Lusa sul sito di Radio Capodistria – con inciso il verso del poeta Oton Župančič: “La Patria è una, di tutti una è la vita e una è la morte”. Lo stesso che campeggia anche sulla tomba degli eroi popolari che sta qualche centinaio di metri più in là, di fianco al Parlamento. L’imponente monumento è dedicato ai soldati caduti in tutte le guerre e alle vicende legate ai conflitti bellici in Slovenia.
Al di là delle denominazioni ufficiali – rileva sempre Stefano Lusa sul sito di Radio Capodistria – quello inaugurato a Lubiana “vorrebbe essere un ulteriore passo verso una travagliata riconciliazione nazionale. Il primo era stato fatto nel lontano 1990 quando l’allora presidente della presidenza della repubblica, nonché ex numero uno dei comunisti sloveni, Milan Kučan, partecipò nella Selva di Kočevje a una cerimonia per commemorare le vittime degli eccidi del dopoguerra. Una delle pagine più buie del comunismo jugoslavo, che a guerra finita liquidò sbrigativamente migliaia di collaborazionisti e potenziali oppositori del regime. Su quella tragedia venne calata una cappa di silenzio, rotta soltanto negli anni Ottanta. Un monumento nato non senza polemiche e voluto nel 2009 dal governo guidato da Borut Pahor, che da presidente della Repubblica ha potuto ora inaugurare il monumento, ponendo, con le massime cariche dello stato, una corona di fiori ai suoi piedi”.
Alla cerimonia d’inaugurazione hanno assistito alcune centinaia di persone. Alla celebrazione non sono intervenuti invece i rappresentanti della massima organizzazione combattentistica che difende i valori della Lotta popolare di liberazione, secondo i quali il monumento ha il sapore di una trovata elettorale e più che unire rischia di dividere il popolo. Il centrosinistra comunque vede di buon occhio l’iniziativa che Pahor ha mandato in porto, alla pari di una parte del centrodestra. L’SD così ha invitato la gente a inchinarsi alle vittime e fare sì che si chiuda una volta per tutte quel capitolo di storia che fin qui ha diviso gli sloveni. Nuova Slovenia (NSi) spera pure che il monumento non dividerà la gente, bensì spingerà a riflettere su cosa fare affinché il popolo sloveno viva in un clima di rinnovata concordia. Il leader storico del centrodestra, Janez Janša, però, non è convinto della bontà dell’iniziativa e teme che questa porti a un travisamento della verità storica. Il presidente dell’SDS in pratica vede nel monumento una sorta d’inganno. Ma le critiche più roventi sono arrivate dalla sinistra radicale, secondo la quale il monumento apre le porte all’oscurantismo e distrugge i valori della LPL. Non per niente prima della cermonia c’è stata una manifestazione di protesta che ha visto alcune decine di persone esibire cartelli inneggianti alla Lotta popolare di liberazione e anche due scheletri burattino che di tanto in tanto facevano niente meno che il saluto romano. Come dire per il momento siamo soltanto alle prove tecniche di riconciliazione.

 

 

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