Politica

Addio al fautore della «politica del disgelo»

Un altro amico, salito alla montagna. È scomparso a Udine l’ing. Silvio Cattalini, personaggio in vista del mondo industriale italiano, che nel 1972 divenne presidente dell’ANVGD di Udine, forte delle sue origini zaratine. Nella città dalmata la sua famiglia era proprietaria fino alla Seconda guerra mondiale di importanti cantieri sulla stessa “riva” dove si ergevano le distillerie Luxardo e Vlahov, poi nazionalizzate. Nato a Zara nel 1927, aveva cercato di far conoscere in FVG e in Italia, la grandezza della città, della sua storia, la bellezza della Dalmazia, in un percorso che rende emblematico il suo impegno. Come Missoni, masticava il croato, che gli faceva capire un’appartenenza difficile e meravigliosa a una terra che, se capìta, poteva diventare fonte di tante soddisfazioni. Cattalini è stato un antesignano dei rapporti con la città di provenienza, attraverso i numerosi viaggi per mare, con le navi bianche della Jadrolinija caricate con centinaia di “gitanti” della Regione Friuli Venezia Giulia che a bordo assistevano alle conferenze sulla storia dell’Adriatico orientale e alla proiezione dei numerosi documentari che Cattalini aveva voluto realizzare per affidare alla moderna tecnologia un messaggio di conoscenza. Fino all’ultimo progetto che riassume la sua capacità di andare oltre, di superare i confini dei pregiudizi e dei preconcetti, di vivere il presente, ovvero la realizzazione di un libro “Gli appunti di Stipe” affidato alla penna felice e all’incredibile intelligenza di Franco Fornasaro. S’erano incontrati qualche anno fa all’Università della Terza Età e gli argomenti affrontati in sede di conferenza avevano avuto un seguito frizzante… le ultime vere gioie associative di Cattalini. Nel libro infatti, i due uomini dell’Adriatico orientale, con un profondo senso e rispetto nei confronti delle dinamiche del mare che dona a piene mani rendendo allo stesso tempo tutto molto provvisorio, hanno condensato un pensiero fondamentale, formativo e prospettico attraverso il rapporto con i giovani.

Nel presentare il libro a Udine, in una sala gremita, la gioia di Cattalini era palpabile, concreta come i suoi propositi. La meta era la traduzione del libro e la sua distribuzione in Croazia, cosa che è riuscito a realizzare. Rimaneva ancora un sogno nel cassetto: la presentazione del libro a Zara, nella versione bilingue, nelle pagine a specchio, per amore di una pluralità che è la strada del recupero della memoria anche laddove gli italiani sono pochi e dispersi. Come ebbe a dire ai Raduni dei Dalmati Lucio Toth, sono anche i ragazzi croati di Zara i continuatori della nostra cultura sul territorio. Cattalini aveva fatto suo quest’auspicio.

I Cattalini sono sempre stati dei combattenti e hanno lasciato una testimonianza forte, anche nello sport. Il padre di Silvio con i due fratelli sull’imbarcazione “otto con” vinse alle Olimpiadi di Parigi nel 1924 la medaglia di bronzo nel canottaggio, per la Società Diadora di Zara.
Silvio Cattalini frequentò le scuole a Zara, come il liceo “Nicolò Tommaseo” e, ancora ragazzo, dovette assistere al primo bombardamento angloamericano sulla città dalmata il 2 novembre 1943. “Quel primo bombardamento notturno – ha raccontato in un memoriale – aveva provocato 163 morti e 260 feriti, oltre a decine di case distrutte o danneggiate; molte persone stavano riparate in un rifugio para schegge vicino a casa mia… che impressione, la mattina dopo ho visto intere famiglie morte bruciate”.
Da Zara bombardata ci furono i primi sfollati verso Lussino, Pola, Trieste, il Friuli o le Marche. Il cantiere di Antonio Cattalini fu occupato dai tedeschi, che costrinsero il titolare e le maestranze a lavorare per il loro naviglio. Con il decimo bombardamento la città di Zara fu praticamente rasa al suolo. Era il 1944 e i tedeschi vietarono l’ingresso nella città. Così anche i Cattalini si rifugiarono a Lussino e poi… ci fu l’esodo per Silvio e una lunga prigionia ai lavori forzati per suo padre.
Silvio Cattalini in esilio studiò alla facoltà di Ingegneria al Politecnico di Milano, dove si laureò. Dal 1950 al 1963 lavorò alle Acciaierie Falck di Milano. Poi per due anni fu a Udine alla Safau, dove conobbe l’ing. Luigi Danieli. Per una decina d’anni fu impegnato con la Deriver di Torre Annunziata. Dopo il terremoto del 1976 Cattalini operò in Friuli, per vent’anni, in qualità di libero professionista, fino alla pensione.
Ha tre figli: Fulvio Cattalini (1958), ingegnere, professore di matematica all’Istituto per geometri “J. Kennedy” di Pordenone, Sandra Cattalini (1964), radiologa all’Ospedale di Udine e Daniela Cattalini (1968), archivista all’Università di Udine.

Quando divenne presidente dell’ANVGD s’impegnò a risollevare la sorte di quell’organismo. I soci nel 1973 erano soltanto 63, mente nel 1974 passarono a 408. Oltre a organizzare diversi eventi culturali, di commemorazione religioso-patriottica e di svago, nel 1975 iniziò a realizzare il dialogo con gli italiani delle terre di provenienza. Nel 1999, propose la “politica del disgelo” tra le opposte rive dell’Adriatico; per questo motivo viene ricordato in vari libri. È lunghissima la lista delle iniziative realizzate sempre con questo spirito aperto che l’ho portato ad operare anche all’interno dell’Associazione Giuliani nel Mondo.

La malattia l’aveva messo diverse volte in ginocchio ma la sua tempra dalmata e un’incrollabile forza di volontà erano state alla base della sua rivincita e ripresa. Non questa volta. Eppure a chi al suo capezzale gli ha parlato ancora di Zara, ha lasciato un bellissimo cenno di sorriso.

 

 

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