Pola

Dignano Grandi aspettative dal turismo religioso

DIGNANO | Piuttosto tiepida l’adesione al primo incontro indetto dalla Città di Dignano per trattare dello sviluppo futuro del centro storico della località. Svoltosi nella Casa del giovane, è stato scaglionato in due giornate, di cui la prima riservata agli operatori turistici e agli affittacamere privati e successivamente agli imprenditori e agli agricoltori. A introdurre l’argomento è stato Filip Macan, dell’Ufficio del sindaco, il quale ha ricordato che la Strategia di sviluppo della Città di Dignano è stata elaborata nel 2015. Da allora sono state realizzate numerose iniziative e i risultati non sono mancati, anche in termini di numero di pernottamenti, che l’anno scorso sono stati più di 700mila. Ovviamente si vorrebbe fare di più, per attirare un numero maggiore di turisti e presentare loro Dignano nella sua veste migliore.

La Città nutre grandi aspettative pure per quanto riguarda lo sviluppo del turismo religioso, che tuttavia è condizionato da un’adeguata presentazione al pubblico della collezione d’arte sacra custodita nella chiesa di San Biagio, per la quale è in piano la costruzione di un annesso alla stessa chiesa. “Da tutti voi – ha concluso Macan – ci attendiamo degli input per quanto riguarda la destinazione d’uso dei vani d’affari, numerosi soprattutto in via Merceria, come pure delle aree pubbliche da mettere in funzione di tutta la cittadinanza”.


L’abbandono di via Merceria

La parola quindi a Mirna Vulin, dell’Agenzia per la progettazione e il consulting per la cultura il turismo e il marketing “Kocka” di Sebenico, che ha dapprima fornito un quadro demografico, turistico ed economico di Dignano, invitando quindi i presenti a segnalare i problemi che si trovano ad affrontare nello svolgimento delle rispettive attività, avanzando proposte e suggerimenti. L’esiguo numero di partecipanti al focus group non ha in alcun modo penalizzato il dibattito, fin dalle prime battute ricco e propositivo, con numerose critiche per lo stato d’abbandono in cui versa la via principale di Dignano, via Merceria, dove oramai le “botteghe“ si possono contare sulle dita di una mano. Una città che ha fatto dell’olio extravergine d’oliva (uno dei migliori al mondo) il suo marchio di riconoscimento, dovrebbe promuoverlo a ogni passo, ma purtroppo non è così; ne è timida testimonianza appena un punto vendita in via Merceria, assieme all’oleificio “storico“ situato all’imbocco della stessa via. Tra l’altro piuttosto “scomodo“ nella stagione della frangitura delle olive. Sarebbe meglio dislocarlo in periferia e sistemare nella sua sede un museo dell’olio con sala di degustazione.


Mancano diversi contenuti

Dignano dovrebbe essere inoltre dotata di tutti quei contenuti che rendono tale una città. Dagli affittacamere privati è giunta infatti l’osservazione che se da una parte i turisti assegnano i massimi voti per la qualità dell’alloggio, d’altro canto segnalano grandi lacune sui contenuti che la città offre. Certo, ognuno può fare qualcosa nel suo piccolo, ma sarebbe gradito un maggiore coinvolgimento della municipalità, che a sentire gli affittacamere privati, ma anche gli imprenditori, dovrebbe dimostrare maggiore volontà per sovvenzionare quelle attività fors’anche non troppo redditizie, ma di cui una città ha indubbiamente bisogno. A tale proposito la testimonianza di un restauratore con un progetto pilota di rivitalizzazione del centro storico e di promozione del turismo religioso bell’e pronto (dovrebbe partire a marzo), che incontra non poche difficoltà a trovare l’appoggio della municipalità. Originario di Venezia, ciò non gli impedisce di promuovere a due passi da Ponte vecchio i prodotti autoctoni dignanesi e istriani (olio, vino, prosciutto, salsicce), che trovano grande apprezzamento. Ma si tratta di un’iniziativa privata, che invece dovrebbe essere supportata dalla Città, invitata a dare a delle valide iniziative imprenditoriali un’opportunità d’affermazione.


Valorizzare le chiesette campestri

Dal dibattito è inoltre emerso che bisognerebbe valorizzare le chiesette campestri, particolarmente numerose nel comprensorio dignanese, dare l’opportunità ai turisti di visitare quella della Madonna del Carmine, che invece è aperta un unico giorno all’anno; la piazzola adiacente potrebbe ospitare, almeno nella stagione estiva, degli eventi culturali legati alla tradizione locale, invece di essere adibita a parcheggio abusivo, con la benedizione delle guardie comunali. Nel corso del dibattito si è potuto inoltre sentire che la pulizia della città lascia a desiderare, con i cassonetti delle immondizie traboccanti e cani e gatti randagi in ogni dove. Mancano i servizi igienici pubblici, mancano ristoranti, locande, pasticcerie. Insomma l’offerta della città non segue di pari passo lo sviluppo urbano, che specialmente negli ultimi anni ha visto moltiplicare il numero degli affittacamere privati. Gli ospiti, in definitiva, dopo avere visitato la chiesa di San Biagio con il suo patrimonio di reliquie, il parco delle casite e il Museo e dopo avere ammirato la bellissima architettura urbana, non hanno dove spendere i loro soldi e dove trascorrere il loro tempo libero.

Semplificare le pratiche

D’accordo pure gli imprenditori nell’affermare che il grande potenziale dignanese ha bisogno di una strategia di valorizzazione, da attuare in tempi brevi. Bisognerebbe semplificare le pratiche per l’apertura di un negozio, per non demotivare gli interessati, ma anche fare sapere, soprattutto ai giovani che intendono costruirsi un futuro nella località, quali sono le opportunità che questa offre.


Il tesoro di San Biagio

In chiusura ci si è ancora soffermati sullo sviluppo del turismo religioso, visto che Dignano ha tutte le carte per diventare un centro di pellegrinaggio di portata mondiale. Se ne parla da decenni, ma purtroppo è un progetto che stenta a decollare. Se ne è rammaricato pure il parroco, Marijan Jelenić. “Sono 46 anni che nessuno mi sente, anche se la chiesa di San Biagio custodisce un vero tesoro, con le reliquie di 300 Santi, per le quali da decenni non si trova il modo di avvicinare al grande pubblico – ha rilevato -. Altre città ne avrebbero fatto la loro fortuna; noi continuiamo a parlarci addosso. Tempo fa avevo proposto di fare dell’ex convento benedettino un’Officina di restauro di riferimento per tutta l’Istria. Niente: l’edificio versa in stato d’abbandono. Idem per l’iniziativa di allestire una pista ciclabile con cui collegare le chiese campestri“.
L’imperativo è quindi sviluppare nuovi contenuti per attirare un maggiore numero di ospiti. Del futuro del centro storico dignanese si è continuato a discutere ieri sera assieme ai rappresentanti delle varie associazioni operanti sul territorio, per coinvolgere infine tutta la cittadinanza.

 

 

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