Istria

La convivenza interculturale: una sfida vinta

BUIE | Nell’ambito dei festeggiamenti del 70º anniversario, la CI di Buie ha organizzato anche una tavola rotonda sul “Ruolo della Comunità Italiana nel nostro territorio”. Vi hanno partecipato il sindaco di Buie, Fabrizio Vižintin, il presidente della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana, Maurizio Tremul, Lorella Limoncin Toth, soprintendente dei beni culturali per l’Istria, Gaetano Bencich, professore e noto storico locale e Drago Kraljević, ex ambasciatore della Croazia a Roma. Presenti in sala pure la vicepresidente della Regione istriana, Giuseppina Rajko, il presidente del Consiglio cittadino, Rino Dunis, la vicesindaco per le minoranze della Città di Buie, Jessica Acquavita e la presidente della CI di Umago, Floriana Bassanese Radin.


Città sempre disponibile
Dopo i saluti della presidente Norma Acquavita, la moderatrice Larissa Gasperini ha passato la parola al sindaco Vižintin, il quale ha trattato “L’attività e il ruolo della CI nella Città di Buie”, definendo il sodalizio buiese “una delle organizzazioni più creative e più presenti a Buie, di cui è parte integrante e con la quale esiste da sempre una buona collaborazione”. Sono state ripercorse poi le tappe salienti dei sette decenni di vita, con il primo comitato costitutivo, le diverse dirigenze, le numerose attività che vi si svolgono e i diversi cambiamenti storici in campo sociale. Si è visto che l’impronta culturale della CI di Buie è strettamente collegata alla Comunità. Congratulandosi con tutti i soci per il lavoro che stanno svolgendo, il sindaco ha ribadito la disponibilità della Città ad accogliere le iniziative e i progetti della CI.


Tremul: «Difendere la dignità»
Il presidente della Giunta esecutiva dell’UI, Maurizio Tremul, ha voluto sottolineare nel suo intervento, intitolato “16 luglio 1991: Nasce la nuova Unione Italiana”, quanto fatto dall’UI in un quarto di secolo, ma anche, con molta sincerità e umiltà, gli errori e i fallimenti – ad esempio nel campo socio-economico – le occasioni svanite, come la legge d’interesse permanente dell’Italia, e i ritardi nel ricambio generazionale che soltanto ora vengono affrontati con metodo e organicità, alla luce di una chiara strategia di sviluppo.
“Siamo appena all’inizio di un percorso che spero sia ancora più proficuo – ha dichiarato Tremul –. Dobbiamo rafforzare la nostra autonomia e soggettività, difendere la nostra dignità, coltivare la nostra unitarietà, mantenere un atteggiamento etico, saper riflettere, dialogare, decidere e agire per il solo bene della nostra Comunità e dei suoi membri, orgogliosi dei nostri connazionali, coltivando valori, perseguendo visioni di ampio respiro e progettualità concrete, portare a compimento il ricambio generazionale, smettendo con le nostre, troppe, diatribe interne che rischiano di consegnare le sorti della CNI ad altri centri di potere che hanno scarsa comprensione delle nostre necessità”.

Rafforzare autonomia e soggettività
Riesaminare l’impostazione delle relazioni e dei rapporti con le strutture governative e amministrative, definire il rapporto fra tutti i soggetti rappresentativi della CNI e completare il ciclo di ringiovanimento e di ricambio generazionale sono soltanto alcuni dei temi trattati. Per quanto riguarda il ricambio generazionale, esso è avvenuto in diverse istituzioni scolastiche e Comunità degli Italiani, mentre in altre CI e istituzioni deve ancora attuarsi. Si è parlato anche di limitare i mandati ed evitare l’accumulo di cariche, cosa contemplata dallo Statuto UI, con regole innovative e senza precedenti nella nostra Comunità, che non vanno relegate alla sola UI, bensì estese ad altre cariche, elettive e di nomina a tutti i livelli, locale, regionale e nazionale. La conclusione dell’intervento di Tremul ha toccato il dovere personale e istituzionale di difendere e rafforzare l’autonomia e la soggettività della CNI, per il mantenimento e il rafforzamento della sua presenza, e quindi dell’italianità dell’Istria e del Quarnero.


L’apporto degli intellettuali
Lorella Limoncin Toth si è soffermata sul tema de “L’apporto degli intellettuali della Comunità degli Italiani di Buie alla cultura e all’arte del Gruppo Nazionale Italiano dell’Istria e di Fiume”. Essendo gli anniversari anche un’occasione per ricordare le persone, Lorella Limoncin Toth ha voluto menzionare alcuni nomi importanti per la cultura nel nostro territorio. In ambito teatrale, nell’immediato dopoguerra le persone rimaste dovevano ricrearsi un’identità nazionale e quindi tutte le iniziative erano incentrate sulla cultura. Il gruppo nazionale italiano ha avuto anche il suo teatro e sono stati prodotti alcuni testi teatrali che hanno avuto successo, come ad esempio “L’illusa” di Giovanna Antonini, una casalinga partecipe della vita della Comunità, costumista della filodrammatica in quanto sarta professionista. Tra i buiesi di quell’epoca che facevano parte del gruppo vengono ricordati Pino Agarinis, Poverina Posar, Pietro Minussi, Ferruccio Cassio, Lucia Zanon, Maria Agarinis, Servolo Barbo, Romano Cimador, Novella Posar, Lucia Moratto, Novella Barbo, Anita Bortolin.


Un fermento culturale
C’era questo fermento culturale e tutta la cittadina partecipava a questo teatro, momento di aggregazione sociale. Dopo Aldo Bressan, dal 1966 al 1975 è stato Claudio Ugussi a guidare la filodrammatica. Ha raccolto attorno a sé e portato in scena tantissimi giovani altrettanto entusiasti: Nino Crevatin, Maria Chenda, Luciano Monica, Gioacchino Stocovaz, Lucio Bazjak, Lucio Manzin, Antonio Moratto, Marinella Dussich, Franco Franzutti, Fabio Franceschini, Marino Vidal, Ondina Veggian, Corrado Dussich, Sergio e Adriana Vascotto, Diego Bonetti, Claudio Savian, Giuseppe Colle, Luciano Monica, Valentino Gamboc, Luigia Vascotto e altri. È stato menzionato anche Silvano Posar, attivo dalle primissime rappresentazioni. Per 40 anni dirigente al Circolo Italiano di Cultura, ma anche a livello cittadino, è stato e rimane una persona di grande cultura.


Passione e studio
Sono stati ricordati alcuni dei più grandi nomi, quelli più rappresentativi e conosciuti anche a livello internazionale, tra cui Claudio Ugussi, uno dei più grandi intellettuali della CNI. Artista pluripremiato a Istria Nobilissima, grande narratore e pittore, e Vlada Acquavita, la quale ha lavorato per molti anni nelle nostre scuole come bibliotecaria. Appassionata medievalista, viaggiava tantissimo, ha frequentato le più grandi biblioteche, introducendo queste conoscenze nelle sue opere. Viene definita come una delle autrici più originali dell’Istria contemporanea. È stato ricordato anche il contributo di Loredana Boljun Debeljuh alla creazione dei primi importanti documenti del gruppo nazionale italiano. Vicepresidente della Regione istriana negli anni ‘90, ha vissuto in prima persona una battaglia politica molto importante, ma soprattutto si è distinta come poetessa, pubblicando numerose opere di successo. Poi Lucia Moratto Ugussi, la quale ha dedicato gran parte della sua vita a studiare nei dettagli la storia di Buie. Si è dedicata alla toponomastica, alla ricerca etnografica delle tradizioni locali, dei soprannomi e dei nomi delle famiglie di Buie. I suoi lavori sono stati pubblicati in varie antologie. Oltre a varie funzioni nella municipalità, ha pure ricoperto la carica di presidente della CI di Buie.


Una tradizione che vive...
Non conoscendo nel dettaglio le vicende della CI di Buie, pur vedendone i risultati, Gaetano Bencich si è soffermato su una tradizione che si vive e si tramanda: la lingua. La tradizione menzionata nel titolo del suo intervento – “La CNI. Una grande tradizione che guarda al futuro” –, non va intesa come grande superficie o come numero elevato di persone. La grandezza sta nella profondità della storia, perché arriva all’antichità, una storia che è ancora viva. In genere si ricordano tradizioni spente, che non ci sono più, ma a Buie si possono toccare con mano le tradizioni vive. Una cosa eccezionale a livello europeo. Queste tradizioni affondano le radici ai tempi dell’antica Roma, della civiltà dell’olio d’oliva, delle ville rustiche, della scrittura. Poi arrivò Venezia. Tanti secoli di dominio che hanno inciso in maniera indelebile sulla nostra coscienza, arricchendoci sotto tutti gli aspetti, a partire dal fatto che si continua a parlare il dialetto che si usava nel 13º secolo.

Un’eredità importante
Mantenendo questa lingua, si è diventati parte di quella grande realtà internazionale che fu Venezia. Si sono susseguite, poi, Austria, Italia, Jugoslavia e adesso la Croazia, parte integrante dell’Europa unita. Come gruppo nazionale italiano siamo stati sempre presenti in queste terre. Prima che come gruppo nazionale, come gruppo culturale, perché il discorso che si fa è un discorso di cultura, di sentimento. “Il nostro messaggio è raccontare alla maggioranza, con il cuore in mano, con gioia, che la CNI è la depositaria di quest’eredità. Non ci chiudiamo in noi stessi – ha detto Bencich –. Anzi, siamo qui per raccontare che l’Istria e Fiume hanno avuto questa lunga, ricca e nobilissima tradizione. Sono sicuro che la maggioranza sia disponibile a collaborare. Vorrei che la CNI mantenesse il proprio ruolo di ponte fra le culture in quest’area strategica che è l’Istria”.
“Non dobbiamo cadere nel localismo – ha concluso –. Dobbiamo essere accoglienti, avere ampie vedute ed evitare di cadere nel folklorismo. La tradizione della CNI è ben più profonda. Guai cadere nel nazionalismo, che ha già creato troppe divisioni e portato all’esclusione dell’altro, all’odio. Il sentimento di appartenenza non esclude gli altri, bensì ci aiuta a capire con maggior chiarezza ciò che siamo”.


Comprensione e interazione
L’ultimo a prendere la parola è stato Drago Kraljević, il quale ha trattato il tema: “Settant’anni della CI di Buie nella nostra città bilingue”. Vivendo in una società dove spesso mancano i presupposti per stabilire relazioni umane, conversare, dialogare, condividere la solitudine, aumenta la diffidenza nei confronti dell’altro. “La Comunità degli Italiani di Buie, durante questo percorso di 70 anni, ha attraversato periodi molto turbolenti e difficili – ha dichiarato Drago Kraljević –. Il problema della multiculturalità e della convivenza interculturale si poneva come una sfida durante tutto questo periodo, in situazioni politicamente diverse e spesso complesse. La CI di Buie con i suoi programmi, in base alla mia esperienza personale, è riuscita sempre a integrarsi bene nel tessuto sociale della comunità locale”.
“Quando parliamo di multiculturalità nella nostra Città – ha proseguito –, pensiamo a salvaguardare e promuovere varie culture, specialmente quella autoctona italiana. Quando parliamo di dialogo interculturale, però, parliamo anche dei collegamenti tra culture diverse per promuovere la comprensione reciproca e l’interazione, intesa come influenza reciproca, e la solidarietà. Personalmente, ritengo che la CI di Buie abbia saputo, durante questo periodo lungo e turbolento, accogliere con più o meno successo, in termini di tolleranza e accettazione dell’altro, la differenza tra le culture presenti dopo i grandi cambiamenti demografici e politici”.
“Quest’importante e ricca esperienza di 70 anni – ha concluso Drago Kraljević – e questo prezioso patrimonio fondato sulla convivenza, a mio parere hanno un valore importantissimo, specialmente per il nostro futuro, dopo una crisi profonda delle politiche europee fondate sul multiculturalismo”.
Vanno apprezzati, quindi, i risultati ottenuti nella Città di Buie, dove il multiculturalismo non significa soltanto riconoscere e tollerare le differenze, ma anche una “contaminazione” reciproca, naturalmente in modo positivo, che ci permette di mantenere un atteggiamento civile, europeo.

 

 

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