Istria

Sempre più dura la vita in barca Anche il mare contro i pescatori

12 Sempre piu rari gli asticiSALVORE I delfini sono decisamente belli da vedere, anzi sono un’autentica attrazione turistica dell’Alto Adriatico, ma per i pescatori sono un vero e proprio flagello.

“I delfini ci mangiano il pescato e ci strappano le reti, tanto che negli ultimi mesi hanno dimezzato i nostri guadagni - così il presidente dell’Azione Locale per lo Sviluppo della pesca (LAGUR), Danilo Latin. - A subire i danni sono tutti i pescatori, sia che peschino con la rete a strascico che con le reti a tramaglio, ovvero da posa. E non c’è niente da fare, perché i delfini sono protetti“.

Che cosa succede?

“Va specificato che i branchi di delfini nella nostra zona di pesca sono molto numerosi e possiamo dire che si nutrono alle nostre spalle. I delfini, appena le reti si riempiono di pesce, le rompono, afferrano il pesce e lo tirano fino a quando la rete si spacca. Usano la stessa tecnica sia per le reti da posa che con lo strascico. Ultimamente il ricavato dal pescato non riesce a coprire le spese delle nafta e del lavoro. Tiriamo per ore la rete a strascico e prendiamo, ad esempio, 80- 90 polpi, poi la volta successiva, quando ci ci mettono di mezzo i delfini, arriviamo a prendere appena 10-20 polpi. La stessa cosa vale per il pesce che issiamo a bordo, perché i delfini praticamente si mangiano tutto quello che mette la tesa fuori dalla rete”.

Ci si può difendere in qualche modo?

“Assolutamente no, perché la legge tutela i delfini ma non i pescatori e le loro famiglie. Altrove sono stati fatti degli esperimenti, con dei dispositivi chiamati “Pingers”, con i quali si cerca di tenere lontani i delfini, ma non hanno dato i risultati sperati. Il fatto è che non è bello ritornare a riva dopo una giornata o una nottata trascorsa in mare con solo poche cassette di pesce, che vendute, nemmeno riescono a coprire le spese. Purtroppo, in mare negli ultimi anni sono cambiate troppe cose. Non solo a causa delle restrizioni imposte dall’Unione Europea, ma anche a causa del cambiamento climatico.
Il comparto della pesca è in crisi e questo lo si può vedere sia che si peschi con le barche che usano le reti a strascico, costrette a operare oltre 3 miglia dalla costa (dove non ci sono i “moscardini” o “folpetti”), sia con le reti da posa. Le grosse imbarcazioni non riescono a pagarsi nemmeno la nafta, mentre quasi tutti hanno scelto di cambiare arnese, ovvero di lasciare sulla banchina la “cocia”, che sta per rete a strascico, per usare il “rampone”, ovvero un rastrello che alla fine ha un sacco di rete con il quale si pescano molluschi, come capesante e canestrelli, ma anche qualche sogliola e seppia”.

Da un paio d’anni a questa parte è aumentata la presenza in zona della Mnemiopsis, che si mangia le uova dei pesci.

“Da un po’ di tempo la zona, così come ampie parti dell’Adriatico, è invase dalle meduse. Meno, rispetto ad altri anni, ma ora, dopo le meduse diciamo normali, è comparso questo ctenoforo trasparente, simile alle meduse, ma non urticante, che non appartiene al gruppo delle meduse. Per la sua somiglianza i pescatori comunque l’hanno identificato con le meduse. La Mnemniopsis leidyi, o noce di mare, viene dal Mar Nero, evidentemente via nave, con le acque di sentina delle navi, ma ci sono anche altre specie simili. Una è chiamata dai vecchi “iazzi”, probabilmente per l’effetto sul mare tipo ghiaccio e acqua assieme. Sono... cugini delle meduse, molto somiglianti a queste.
Ctenoforo significa portatore di pettini, nel caso file iridescenti di ciuffi, come piccoli pettini (otto file lungo il corpo, tipo i meridiani della Terra) che l’aiutano a spostarsi. Mangiano uova e larve di pesce e il plancton”.

Meno polpi, meno pesce, ma qualcuno ha detto che al largo gli astici sono aumentati. Ce lo dica... sottovoce se corrisponde al vero.

“Diciamo che se per certi pesci o crostacei mancano i nemici naturali, allora altri possono aumentare di numero. Ma nessuno è andato a contarli. La pesca degli astici è limitata a certi periodi dell’anno, però se cala la quantità di polpi, allora effettivamente potrebbero aumentare gli astici. Ma parliamo sempre di pescate fortuite, dunque non di una regola fissa. Resta comunque da vedere, in un prossimo futuro, quali saranno gli effetti di tutti questi cambiamenti, che sinceramente preoccupano un sacco di famiglie in questa zona”.

 

 

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