Esuli

Il mistero di John Dominis Capitano o principe delle Hawaii?

Per gentile concessione delle discendenti del Capitan John Dominis, pubblichiamo alcuni passi del racconto sul loro avo che, partito da Arbe, aveva stabilito la sua dimora a New York e da lì alle isole Hawaii. Capitano per antonomasia, non smise mai di solcare i mari fino a far perdere le sue tracce. Il figlio diventerà principe consorte della Regina delle Hawaii. Ricostruirne la storia non è stato facile perché avendo, padre e figlio, lo stesso nome, le loro storie s’intrecciavano e per certi versi, escludevano. Un bel giorno Elisabetta de Dominis, “sua discendenza”, parte dall’FVG per mettersi sulle tracce di questa parte di storia familiare scomparsa. È il 2009. A due settimane di distanza lo fa anche Paola Predolin. Sarà quest’itinerario di fatto condiviso, a farle scoprire parenti e a intrecciare un sodalizio per scrivere del loro avo in un libro di itinerari fresco di stampa, intitolato “Storie straordinarie di italiani nel Pacifico” a cura di Marco Cuzzi e Guido Carlo Pigliasco. Il libro di racconti ne contiene molti altri, ma questo parla del nostro mare e del rapporto dei capitani dell’Adriatico col resto del mondo. Grazie alle due autrici.


Sulle tracce di un uomo misterioso

John Dominis era dalmata. Era nato poco prima della caduta della Repubblica Marinara di Venezia. Nel 1437 l’imperatore del Sacro Romano Impero, Sigismondo di Lussemburgo, aveva inquartato con le aquile imperiali lo stemma Frangipane del ramo dei de Dominis (“i Signori”), concedendogli il titolo di conti palatini in perpetuum. Titolo che secoli dopo Venezia aveva confermato, iscrivendo la famiglia nel Libro d’Oro dei nobili veneziani. Ma nel 1815, con la Restaurazione dell’Impero Austro-ungarico, i nobili italiani sono privati di gran parte dei loro possedimenti. Cominciano anche in Dalmazia le prime cospirazioni contro gli austriaci. Il conte Vincenzo de Dominis davanti agli agenti di polizia, che cercano suo figlio, sostiene che, a causa di una violenta lite tra fratelli, è accaduta una disgrazia e Girolamo è scomparso né vuole sapere più niente di lui. Forse è vero, tuttavia il giovane Dominis è stato aiutato a fuggire per raggiungere la vicina isola di Lussino, dove troverà il primo di una serie di imbarchi grazie ai quali arriverà l’anno seguente in America.
Nel 1823 fa richiesta della cittadinanza americana davanti alla Corte distrettuale di Boston, dichiarando: “Sono nato a Trieste in Italia nel 1796, da dove sono arrivato a Boston nel 1819, e in buona fede chiedo di diventare un cittadino degli Stati Uniti e giuro di rinunciare a obbedire ed essere fedele a qualsiasi altro principe straniero, Stato sovrano, o qualsiasi altra sovranità, e in particolare a Francesco II imperatore d’Austria al quale attualmente sono soggetto”. Non dichiara di chiamarsi Girolamo de Dominis, ma semplicemente John Dominis, non dichiara di essere nato ad Arbe ma a Trieste, probabilmente per non compromettere la famiglia e perché vuole iniziare una nuova vita di libertà.
John Dominis si è sposato da poco con Mary Jones, la cui famiglia, tra le prime a stabilirsi nel New England, è imparentata con facoltosi mercanti bostoniani. Tra il 1825 e il 1832 nascono i tre figli: Mary Elizabeth, Frances Ann e John Owen. Subito dopo la nascita di quest’ultimo, la famiglia Dominis si trasferisce a Chittenango, nello Stato di New York, dove l’educazione dei figli è affidata al reverendo Andrew Yates, amico della famiglia Jones ed eminente personalità della Chiesa riformista olandese.
La svolta decisiva della carriera del comandante Dominis avviene nel gennaio del 1827, quando Josiah Marshall gli affida il comando della Owhyhee, al momento ormeggiata a Honolulu. Il nuovo incarico è certamente un riconoscimento delle sue capacità, altresì comporta grandi rischi, molto sacrificio e tanto coraggio ad avventurarsi in mari e territori poco esplorati, abitati da popolazioni indiane decisamente infide. La Owhyhee è un brigantino di 116 tonnellate, lungo 96 piedi, costruito a Boston nel 1821. Le sue dimensioni ridotte permettono una maggiore manovrabilità nelle acque insidiose tra gli stretti e le numerose isole che punteggiano la costa dall’Oregon all’Alaska.
La Owhyhee è la prima nave americana che dal Pacifico riesce a inoltrarsi tanto profondamente nel territorio controllato dagli inglesi della Hbc.
All’inizio del 1830 una terribile epidemia di malaria comincia a diffondersi nel territorio della valle del Columbia e del Willamette, infestato di zanzare. Probabilmente è la malattia sconosciuta con febbre intermittente che aveva colpito sei mesi prima Mr Jones. Varie voci, diffuse dagli inglesi, circolano tra gli indigeni: si crede che la pestilenza sia stata portata dalla Owhyhee, alcuni indiani addirittura accusano il comandante Dominis di aver versato una fiala contenente il morbo maligno nel fiume, allo scopo di distruggerli. Tuttavia l’inarrestabile virulenza del contagio si manifesterà solo dopo la partenza della Owhyhee: nell’arco di tre anni moriranno trentamila indiani, arrivando quasi all’estinzione.
Mentre John Dominis fa l’ultima visita di cortesia a Fort Vancouver, a bordo c’è gran fermento: è arrivata l’ora di partire e l’equipaggio è indaffarato a sistemare il carico e a predisporre l’assetto della nave per il lungo viaggio. Dopo circa un anno di permanenza, il 29 luglio Captain Dominis lascia il Columbia, soddisfatto di essere riuscito a procurarsi 2900 pelli di lontra, malgrado il boicottaggio degli inglesi. Ma soprattutto si sente fiero di esser rispettato dai suoi marinai quanto odiato e temuto dai suoi concorrenti per aver dimostrato incorruttibilità e determinazione nel voler ottenere il massimo in ogni impresa, senza esitare a ricorrere a scelte spregiudicate.
Oltre ad aver intrapreso il commercio del salmone tra le due coste americane, altre iniziative sono state attribuite a John Dominis, come l’importazione per la prima vola in Oregon di pecore e semi di pesco. Ha messo persino a frutto la sua ventennale esperienza di navigazione, brevettando uno strumento di sua invenzione per calcolare la tela da impiegare per le vele, che registra a suo nome nel 1842.
In seguito assume il comando di diverse navi, ripercorrendo le medesime rotte del Pacifico, dall’America alla Cina, e continuando la sua sfida commerciale con inglesi e russi…
All’inizio degli anni Quaranta acquista un terreno in Beretania Street a Honolulu: ha in mente di costruirsi un magnifico palazzo che tutti gli invidieranno. Dopo quattro anni la splendida dimora, costruita in uno stile che associa elementi architettonici Greek revival a influenze anglo-hawaiane e resa elegante dalle leggere colonne e dai porticati su due livelli, non è ancora pronta; John Dominis si ripromette di acquistare mobili di pregio in occasione della sua imminente missione commerciale. Il 5 agosto 1846, questa volta non come comandante ma come passeggero, sale a bordo del brigantino William Neilson, con destinazione Manila e Cina. Il ritorno è previsto a Natale.
Da quel viaggio John Dominis non tornerà più, della nave non si saprà più nulla né lungo la rotta saranno trovate tracce di naufragio. Circa un anno dopo la Wm. Neilson viene dichiarata ufficialmente persa in mare.
L’improvvisa scomparsa del marito lascia Mary Dominis in una difficile posizione finanziaria. Con notevole coraggio lei sa reagire alla situazione: apre la sua grande casa a importanti ospiti paganti e poco alla volta salda tutti i debiti. Uno degli ospiti, il commissario americano Anthony Ten Eyck, le suggerisce di chiamare la casa Washington Place, in onore del primo presidente americano. Il nome è ufficialmente approvato dal re Kamehameha. Mary Dominis continuerà ad abitare nel suo palazzo fino alla morte, avvenuta nel 1889.
Il figlio John Owen frequenta le migliori scuole e alla Royal School conosce Alexander Liholiho, il futuro re, e anche la principessa Lydia Kamaka’eha Pākī. Completati gli studi, lavora come contabile per diverse ditte di spedizioni, poi la sua carriera ha una svolta importante: diventa prima segretario del re, quindi consigliere reale. Il matrimonio con la principessa Lydia gli porta molti onori e incarichi di prestigio: è nominato governatore dell’isola di Oahu e, per un breve periodo, anche delle isole Maui, Molokai e Lanai. Nel 1891, quando la moglie è incoronata regina delle Hawaii, è insignito del titolo di principe consorte.
Dopo un quarto di secolo John Dominis scompare misteriosamente come era arrivato. E’ mai possibile che un navigatore così esperto sia davvero annegato nel 1846 durante una tempesta diretto in Cina? O invece si è salvato su una scialuppa ma, raggiunte le isole Marshall, è stato trucidato dagli indigeni? Come raccontò vent’anni dopo alla regina il reverendo Damon. E se fosse sopravvissuto?
Le imprese del capitano Dominis sono state tanto incredibili quanto poco note, soprattutto nella vecchia Europa. Infatti parenti e ricercatori hanno creato un falso mito di John Dominis, raccontando che avesse combattuto nel 1866 a Lissa e poi fosse emigrato alle Hawaii per sposare la regina. Confondendo uomini e date, l’hanno fatto vivere per un secolo in tre persone diverse. Gli sarebbe piaciuto.
Il capitano Dominis ha lasciato un segno indelebile nella nascente marineria mercantile americana.
Ora conosciamo quella parte della sua vita che si è svolta in mare, ma l’uomo Dominis rimane un affascinante mistero.
Alle sue pronipoti, Elisabetta de Dominis e Paola Predolin, piace invece credere che, dopo quel naufragio, abbia passato altre avventure e altri amori, infine sia ritornato nella sua Dalmazia. Ma questa, se è stata, è un’altra storia.


 

 

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