Esuli

Dieci giorni di incontri dedicati a don Radole

La musica si espande nell’ambiente, generosa e ricca, come il suo autore. Don Giuseppe Radole è scomparso dieci anni fa e Trieste lo ha voluto ricordare con una serie di manifestazioni in dieci giornate di appuntamenti e incontri. Patrimonio della città: è bello che venga così considerato don Radole, parroco istriano a Trieste, cultore della musica popolare nonché di usi e costumi della regione. A ragionare con lui era facile scoprire ciò che lo muoveva, il legame forte all’idea di comunità stretta attorno alla chiesa, ai riti e alle tradizioni. Sono state proprio queste, insieme alla musica, le grandi passioni della sua vita che egli ha voluto raccogliere e descrivere soprattutto nel suo libro sul folclore istriano, nel quale raccomandava di santificare le feste. Ricordarlo pertanto alla fine di questo 2017 non è solo un fatto legato alla cronaca degli eventi a lui dedicati e che si sono appena conclusi, ma anche un modo per riflettere su ciò che lasciano in eredità gli uomini di buona volontà e di particolare lungimiranza.


Un patrimonio prezioso

Ci piace pensare ad una “tribù di sguardi lunghi”, in grado di immaginare le cose oltre il quotidiano, oltre la mera sopravvivenza, oltre l’interesse personale. Nell’anno in cui ricorre il decimo anniversario dalla sua scomparsa, altri nomi eccellenti si sono aggiunti alla lista silente di personaggi importanti quali Lucio Toth, Enzo Bettiza, Manuele Braico, Mario Bianchi, Vincenzo Barca, Luciano Lago ed ora anche Marino Vocci che ci lasciano un ricco patrimonio di opere e di pensiero di cui fare tesoro.
Don Radole ci ricordava, durante i nostri incontri nella chiesa di San Antonio Vecchio, in occasione delle varie interviste, di non dimenticare lo spirito che accompagna le festività. A volte rammaricandosi che le tradizioni, nel tempo, avessero perso molti aspetti che le caratterizzavano, ma che comunque continuavano a resistere marginalmente soprattutto nella cucina, sia nei luoghi di provenienza che nelle destinazioni dell’esodo di questo popolo al quale sentiva di appartenere completamente. Le pinze a Pasqua, i crostoli per le nozze, le putizze a Natale, le frittole a Carnevale e così si potrebbe continuare enumerando i piatti tipici legati alle varie ricorrenze dell’anno che rimangono ancor oggi a testimonianza della civiltà del passato. È anche vero che l’evoluzione ha mutato dappertutto usi e costumi. Sarebbe infatti assurdo immaginare che il tempo possa fermarsi in un luogo, ma proprio in Istria l’attaccamento delle sue genti ad un mondo arcaico ed interiorizzato ripaga ed è forte anche se spesso inconsapevole.
Chi non santifica le feste è superstizione che abbia buttato via la propria fatica. È questo il primo insegnamento che avevamo colto nel racconto di don Radole. A Pasqua si smettevano gli abiti da lavoro per raccogliersi in famiglia e rinnovare antiche usanze. A Natale, è importante il riposo della terra che non va smossa “per non fare male al Signore”. Nel caminetto il ciocco arde e nella fiamma crepitano i pensieri mentre si scioglie il canto. Don Radole aveva elaborato una serie di motivi popolari che sono diventati un riferimento costante alla sua musica ed alla cultura del territorio.

Il folkore musicale

Illustre musicologo originario di Barbana d’Istria, don Radole, è sempre stato stimato in Italia e all’estero per i suoi studi sul folklore musicale delle terre giuliane ed i numerosi saggi sugli organi antichi presenti nelle terre dalla Venezia Giulia. Ha portato a termine un ampio lavoro di recupero di villotte istriane e dalmate, armonizzate nel 1965 per voce e chitarra, che sono state registrate alla RAI e radiotrasmesse nello stesso anno. Ora questi motivi sono oggetto di studio, a scopo divulgativo di un repertorio che è andato in gran parte perduto.
Nelle famiglie si è persa la tradizione del canto che teneva uniti gli amici, che spesso si ritrovavano proprio per intonare cori e villotte, mettendo alla prova le proprie capacità canore. C’era sempre qualcuno che s’improvvisava maestro e dirigeva i convenuti.
Nel X anniversario dalla scomparsa di don Giuseppe Radole, ad assumersi questo ruolo di esecutori ed educatori, sono stati il Complesso vocale e strumentale Gruppo Incontro di Trieste, CBS Onlus, e l’Accademia Organistica Tergestina che hanno animato l’omaggio in ricordo dell’organista, compositore, direttore di coro e musicologo, in collaborazione con il Conservatorio Giuseppe Tartini di Trieste ed il contributo delle Fondazioni Casali. L’articolato progetto, firmato da Rita Susovsky, docente del Conservatorio Tartini e direttore del Gruppo Incontro, ha coinvolto, oltre allo stesso Conservatorio, anche il Civico Museo Carlo Schmidl, la Cattedrale di S. Giusto, la Chiesa Beata Vergine del Soccorso e la Biblioteca Quarantotti Gambini.
Ma quali percorsi hanno caratterizzato la vita di don Radole? Dopo gli studi teologici e l’ordinazione sacerdotale, si dedicò allo studio del canto gregoriano e dell’organo con Carlo Tomè. Divenne uno degli allievi prediletti dell’importante compositore Antonio Illersberg, con cui si diplomò nel 1950. Si perfezionò con Franco Alfano, Vito Frazzi e all’Accademia Chigiana di Siena. Dal 1968 al 1986 fu direttore della Cappella Civica di San Giusto di Trieste, con la quale si esibì in tutta Europa e per la quale compose numerose opere corali. Fu spesso chiamato a far parte della giuria in concorsi nazionali ed internazionali di esecuzione corale e fu nominato membro permanente della Commissione artistica del prestigioso Concorso Internazionale “C. A. Seghizzi” di Gorizia. Sempre nell’ambito della musica corale ha rivolto la sua attenzione ai canti di tradizione orale dell’area veneta, friulana ed in particolare istriana, facendone interessanti ed originali elaborazioni. Di notevole rilievo anche la sua attività organografica: studi sugli organi antichi, catalogazione di organi storici, ed il manuale di studio organologico su liuto, chitarra e vihuela, edito nel 1979 e tradotto in diverse lingue. Ha dedicato importanti studi musicologici ai canti aquileiesi ed ai canti popolari sacri. A lui si devono molte revisioni di partiture organistiche dei secoli XVIII e XIX. Dal 1957 al 1986 fu docente di Armonia e Contrappunto al Conservatorio “G. Tartini” di Trieste. Nel 1987 fu insignito del titolo di Cavaliere della Repubblica Italiana per meriti culturali ed artistici. Nel 1993 ricevette il sigillo trecentesco dal Comune di Trieste quale riconoscimento per la sua importante attività musicale e culturale a livello internazionale.

Una vita tra fede e musica

Le celebrazioni in ricordo di don Giuseppe Radole intitolate “Una vita tra fede e musica”, si sono svolte nella Chiesa Beata Vergine del Soccorso in piazza Hortis con l’esecuzione di Antifone e parti fisse della Messa della prima domenica di Avvento cantate in gregoriano dal Gruppo Laetare diretto da Silvia Tarabocchia e con all’organo Michela Sabadin. Sempre nella stessa Chiesa Beata Vergine del Soccorso, Luca Zanotel alla tromba, i soprani Serena Arnò e Daria Ivana Vitez e Michela Sabadin all’organo hanno proposto pagine di John Stanley, Georg Philipp Telemann, Johann Sebastian Bach, Giuseppe Tartini, Gabriel Fauré, Tommaso Albinoni e lo stesso Giuseppe Radole di cui è stato eseguito “Alleluja – Laudate pueri Dominum” per voci, tromba e organo.
E poi alla Biblioteca “Quarantotti Gambini” in via delle Lodole c’è stato l’incontro con “Letture delle Fiabe istriane raccolte e pubblicate da don Giuseppe Radole” a cura di Elena Colombetta. Nella Sala Tartini del Conservatorio il pubblico ha avuto modo di partecipare al Concerto degli organisti Wladimir Matesic e Riccardo Cossi, con la partecipazione dei soprani Serena Arnò e Daria Ivana Vitez. Di lui hanno parlato nel corso di una conferenza Stefano Bianchi e Marco Maria Tosolini. Alla Cattedrale di S. Giusto, la Cappella Civica di Trieste diretta da Roberto Brisotto, con solisti i soprani Sarah Pelliccione e Serena Arnò e all’organo Riccardo Cossi hanno eseguito pagine di Giuseppe Radole, Lajos Bárdos, Joseph Gabriel Rheinberger, Aleksandr Grečaninov, Zoltán Kodály, Roberto Brisotto, Emilio Busolini e Marco Sofianopulo. E poi il “Gloria in excelsis Deo. Dedicato a don Pino”, con il Complesso vocale e strumentale Gruppo Incontro di Trieste sotto la direzione di Rita Susovsky con soliste Serena Arnò e Daria Ivana Vitez (soprani), Dragana Paunovity (mezzosoprano), Snežana Aćimović e Dragana Gaijć al violino, Lyubov Zuraeva alla viola, Katja Panger al violoncello, Kevin Reginald Cooke al contrabbasso, Nicola Zampis all’oboe, Wladimir Matesic all’organo e Nicola Colocci al clavicembalo. In programma alcuni brani di Giuseppe Radole ed il Gloria RV589 di Antonio Vivaldi. Praticamente una maratona, incontro al Natale, per ricordare il suo profondo amore per la musica e per la terra alla quale non mai smesso di appartenere.

 

 

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