Esuli

Dai Longobardi alla Prima guerra mondiale La medicina nelle riflessioni di Franco Fornasaro

Gira con “Gli appunti di Stipe” sottobraccio, il suo ultimo romanzo, nella versione bilingue a specchio, italiano-croato. Franco Fornasaro, origini tra Pirano e Portole, nato negli anni Cinquanta a Trieste nel rione di San Giacomo, farmacista di Cividale del Friuli, con questo libro ha reso possibile la realizzazione di un sogno, suo, quello di raccontare il rapporto tra un docente ed un giovane interessato alla storia del territorio, ed il sogno di Silvio Cattalini, di un libro rivolto ai giovani, che parli della vicenda dell’Adriatico orientale col cuore in mano. Lo ha regalato nei giorni scorsi anche alle Comunità degli Italiani di Momiano e di Sissano che l’hanno accolto con un gruppo di cividalesi innamorati di queste nostre terre, in viaggio in Istria.


Prossima una visita a Zara
Hanno ragionato di restauri, vedi il Castello di Momiano e di Festival, vedi le iniziative per far riemergere l’istrioto. C’è un’altra Comunità con la quale ha un progetto in programma, che doveva già realizzarsi ma che è slittato a data da definirsi, ed è quella di Zara, per rispondere alla promessa fatta a Cattalini, di portare il libro nella sua Dalmazia. “Una questione di tempistiche, di accordi” spiega Fornasaro “ma ci arriveremo”. Sarà come uno spargere le ceneri sperando che lo spirito rimanga a ricordare un uomo e la sua opera.Intanto ha pubblicato dei testi di grande interesse che riguardano le sue ricerche in campo medico-farmaceutico, che aprono riflessioni di grande rilievo sulla tematica. Dalla sua Cividale, Fornasaro ha un punto d’osservazione privilegiato sulle ricerche in questo campo che contemplano due periodi molto specifici, la medicina medievale e quella della prima guerra mondiale.
“Lo studio su Benedetto Crispo e i rimedi di origine animale in epoca longobarda – spiega Fornasaro – s’inserisce in un quadro più ampio di ricerca sul filone della medicina altomedioevale, in relazione al medico laico longobardo, figura d’eccellenza e di prestigio nella società del tempo, e agli aspetti della medicina conventuale coeva, che mi ha impegnato a lungo e che si è esplicitato, per il momento, con l’uscita nel 2008 - novità assoluta - del volume ‘La Medicina dei Longobardi’ entrato a far parte dell’iniziativa UNESCO dell’Italia Langobardorum - Centri di potere (568 - 776 d. C.)”.
Una figura complessa e controversa

Chi è questo personaggio che lei cita? Quale il suo ruolo?

“Nel libro avevo incluso la figura confusa, complessa, controversa, ma ricca di suggestioni scientifico-letterarie, del terapeuta denominato Benedetto Crispo, personalità per certi versi contraddittoria, vissuta verosimilmente, a cavallo dell’VIII sec. d. C. e attribuibile in parte a un vescovo e in parte a un diacono, chiamati con lo stesso nome; due persone distinte, la prima definita dallo storico longobardo Paolo Diacono, che riprese una citazione del venerabile Beda, come “…uomo di particolare sensibilità, la cui fama si diffuse in tutta Italia” e la seconda ritenuta l’estensore di un’opera in versi molto significativa sulla Medicina e citata a lungo, che tiene conto della vicenda tardo-romana e longobarda da una parte e che spazia dall’altra lungo il segmento storico che condurrà al periodo salernitano, con una ridda di supposizioni, di studi paleografici, valutazioni filologiche e conclusioni contraddittorie”.

Perché è così importante quest’opera?

“Benedetto Crispo, al di là del personaggio realmente individuato, si muove dentro uno spazio temporale (secoli VIII/IX - XII nda) in cui ci sono degli anonimi elaboratori della medicina alto-medioevale, così come lo sono alcuni enigmatici autori dei primi trattati della Scuola Salernitana, ovvero la prima e più importante istituzione medica d’Europa nel Medioevo, che come tale è considerata da molti l’antesignana delle moderne Università; però, nello stesso tempo, rappresenta un anello di congiunzione importante, un tassello fine, tra la tradizione etnoiatrica romano-barbarica, la rinascita salutistica incardinata in ambiente conventuale benedettino”.

E qui si inserisce il ruolo dei medici longobardi?

“Certo, molto abbienti per la loro epoca, faranno moltissime donazioni per promuovere la medicina dentro quelle vere e proprie ‘isole rifugiali’, come ad esempio a Montecassino e Nonantola in Italia e Sangallo in Svizzera, e la dirompente ed esaltante novità proveniente dallo Studium di Salerno, voluto dalla politica dei duchi longobardi, faro di conoscenze mediche fino all’avvento delle nuove Università, in particolare Montpellier in Francia e Padova in Italia, vale a dire fino agli albori dell’Umanesimo e del Protorinascimento”.

Tutt’altro discorso è quello riguardante la Prima guerra mondiale. Comunque ci sono delle correlazioni?

“Dinamiche totalmente diverse ma che appartengono a questo nostro territorio. La Prima guerra mondiale, da una parte, è stata guerra di posizione, di movimento, aerea, navale, chimica, armi vulneranti e letali, assalti alla baionetta oltre i reticolati, al di là dei massicci bombardamenti delle artiglierie, delle bombe ricevute e lanciate, di quelle a mano ad ananas e/o a martello, dagli shrapnels dirompenti, dei carri armati che, se pur ancora pochi, furono ben capaci di seminare il panico al solo apparire; dall’altra parte, paradossalmente fu l’occasione per i medici di sperimentare e migliorare nuove cure, tecniche d’intervento e procedure. Come in ogni tempo di guerra si assistette a un’accelerazione di ricerche e scoperte, dettate dall’impellenza, dall’urgenza di sopperire a delle esigenze che in tempo di pace avrebbero camminato molto a rilento e che invece in quel momento trovarono una scorciatoia”.

Che cosa successe in campo medico?

“La medicina e la farmaceutica fecero passi da gigante. Pur ancora in assenza di antibiotici per la cura delle più tremende infezioni, furono raggiunti dei risultati se non straordinari, almeno eclatanti. Ad esempio con l’introduzione dell’impiego dell’aspiratore Potain, un apparecchio per eseguire la toracentesi; cominciò a definirsi l’idea della specializzazione medica, attraverso la medicina d’urgenza che prima non c’era, accompagnata dalla chirurgia d’urgenza, si iniziò a introdurre in maniera più mirata l’oftalmologia, l’ortopedia e l’otorinolaringoiatria; nacque la psichiatria moderna; vennero portate a termine le prime trasfusioni di sangue con risultati promettenti, si diffuse l’impiego dell’ossigeno per uso anestetico e, come già sottolineato, si fece una grande ricerca scientifica delle vaccinazioni contro alcune epidemie che colpirono i combattenti (presso i laboratori universitari e presso il centro batteriologico militare dell’Istituto Superiore di Firenze); vennero approfonditi gli studi sul tetano”.
Di necessità virtù, non per questo la guerra è la risposta alle emergenze della società e della medicina in particolare…

“Diciamo che la guerra può essere vista anche da altre angolature, ma resta una delle peggiori piaghe che possono affliggere l’umanità; sul suo significato tragico, potrei citare due voci provenienti da campi avversari: da Giuseppe Ungaretti il grande letterato ermetico, soldato sul Carso (chi non ricorda quel suo capolavoro poetico Soldati “Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie” nda), profondamente antimilitarista quindi e Georg Trakl, il poeta espressionista-farmacista austriaco che con il suo Lamento II, chiuse in maniera drammatica la propria esistenza, non sopportando mentalmente le ripercussioni percepite durante i combattimenti della guerra sul fronte russo e anzi configurando la fine di una vita come la fine di un’epoca”.

Un’epoca che ha portato con sé centinaia di migliaia di morti anche in questa nostra regione…

“E proprio a tale proposito, vorrei fare un’ultima riflessione personale: il silenzio immenso dei sepolti tra i gradoni di Redipuglia è un monito del tutto attuale, stanti i focolai di guerra odierni, sparsi nel mondo e pressoché quotidiani, alle coscienze non solo degli italiani, ma di tutti gli uomini di buona volontà, affinché quel sangue possa far germogliare aneliti di dialogo e non indifferenze, supponenze, insofferenze e pressapochismi. È tuttora valida la preghiera dell’uomo medioevale: ‘Dalla fame, dalla peste e dalla guerra, libera nos Domine’, ieri come oggi”.
Il saggio sulla storia della sanità è stato pubblicato in un volume di più autori a cura di Romana de Carli Szabados, esule da Pola, già rettore del collegio Morosini di Venezia, già segretaria IRSAE nonché germanista di spicco a suo tempo studentessa di Ladislao Mittner… “


Per capire ciò che saremo

“Infatti, quando c’è la passione per temi e argomenti che ci riguardano, come anelli di una catena, gli interessi si legano gli uni agli altri. Mittner nacque a Fiume, sotto l’Impero austro-ungarico, da padre ungherese. Ricevette una formazione culturale mitteleuropea e divenne un appassionato e profondo conoscitore della letteratura e della lingua tedesca. E guarda caso fu docente presso il Dipartimento di germanistica dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, dove incontrò Romana. La sua opera più nota è la monumentale Storia della letteratura tedesca (Einaudi, 1964-77 ed edizioni successive nda). Scrisse anche un importante volume su La letteratura tedesca del Novecento (1960). Spiccano tra gli altri i suoi studi riguardanti il Romanticismo tedesco”.
Ragionare con Franco Fornasaro della sua attività, dei suoi interessi e delle sue ricerche porta a valutare cerchi concentrici di un interesse che non viene mai meno, come negli “Appunti di Stipe” che cercano delle risposte sui grandi dilemmi del passato per capire ciò che saremo. Con queste premesse attraversa l’Istria e la spiega a chi lo segue entusiasta.

 

 

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