Esuli

Supporto all’identità culturale tra tradizione e modernità

Chi è il nuovo presidente dell’Associazione delle Comunità istriane di Trieste, la storica realtà nata dalla tradizione del CLN? È un uomo decisamente impegnato, basta leggere la sua biografia, uno studioso, persona dinamica e dai molteplici interessi. David Di Paoli Paulovich, è un figlio dei nostri tempi, eclettico e curioso, l’unione tra la tradizione del passato che studia ed elabora e le aspettative per il futuro che coniuga in campo artistico, attraverso la composizione musicale e il suo lavoro in vari campi, anche quello associativo. Iniziamo a conoscerlo.

Quando è iniziata la collaborazione con l’Associazione delle Comunità istriane?

“La collaborazione è iniziata allorquando alcuni anni fa ho preso in mano le redini del coro dell’Associazione: tuttavia seguivo e conoscevo sin da prima l’attività della stessa, in particolare leggendo il suo storico organo informativo, Voce Giuliana”.

Che cosa significa dirigere un coro con forti legami e riferimenti alla tradizione corale del territorio. Da quali esperienze giungono i coristi?

“Significa cercare di riportare alla luce un contesto sonoro di tradizioni e di suoni del territorio istriano altrimenti irrimediabilmente perduti, significa colorare di vita, emozione e sentimento tutte quelle cerimonie e circostanze che richiedono la presenza dell’arte della Musica”.

La scelta del repertorio quali criteri segue?

“Il repertorio deve essere quello che si è cristallizzato sino all’esodo. Si tratta di un repertorio che attinge a una tradizione imponente, varia e stratificata, quale quella della cultura istro-quarnerina e dalmata, oramai desueta nelle cittadine di provenienza o comunque che inevitabilmente ha intrapreso anche nuove vie. Fare altre scelte vorrebbe dire tradire anche la missione associativa, che è quella di preservare e vivificare le tradizioni di un popolo come fotografate nel momento della sua dispersione”.

Che cosa rappresentano per queste persone l’obbligo delle prove e le esibizioni a Trieste e in altre località e sedi?

“La gioia di cantare insieme si accompagna anche al fatto di ritrovare un ambiente associativo ricco di calore umano dove si mantengono e stringono nuove relazioni tra persone che hanno uno stesso vissuto e una stessa identità”.

Perché è così difficile oggi mantenere una certa continuità delle compagini corali?

“Le cause della discontinuità sono molteplici e complesse, e non legate solo al mondo dell’esodo. In sostanza, la depauperazione culturale seguita all’omologazione anche musicale imposta delle culture da parte di potentati economici anche transoceanici dopo la seconda guerra mondiale, i nuovi modelli imposti attraverso i mezzi di comunicazione, l’abbassamento della cultura media familiare hanno condotto a uno sbandamento formativo delle nuove generazioni, cui mancano modelli educativi sani e in linea con la propria identità culturale”.

Nei giovani resiste ancora l’amore per questo tipi di canto. Come fare a farli innamorare di qualcosa che appartiene alla storia familiare e territoriale?

“L’impegno deve partire dai vertici associativi che hanno una grande responsabilità educativa e formativa dei giovani: bisogna investire soprattutto in questo campo e non è sufficiente fermarsi al dibattito e a una generica diffusione della nostra storia e della nostra cultura”.

L’Istria, Fiume e Dalmazia per un musicologo che cosa rappresentano, come territorio di studi e ricerche?

“Un microcosmo meraviglioso, ricchissimo di materiali e spunti: ritengo che molte regioni italiane fatichino a raggiungere il grado di ricchezza della cultura latino-veneta dell’Istria, di cui poco ci vantiamo e che poco conosciamo”.

La cultura per dare forza ai propri principi, spesso chiama a raccolta i grandi uomini del passato, l’eccellenza. Nella musica, quali sono i nostri giganti locali?

“Fra gli elementi fondanti la cultura istriana sta certamente l’ininterrotta tradizione di un’espressione musicale che nei secoli ha rinsaldato i legami di queste terre con la civiltà di Roma e poi quella di Venezia. L’Istria è stata attenta custode ma anche vitale interprete di cultura anche musicale, divenendo a sua volta centro di diffusione di nuovi impulsi, gusti e forme, nel confronto con le contermini culture slava e tedesca e nella prevalenza, quanto all’Istria ex veneta, delle espressioni plasmatasi nell’ambito delle cultura e civiltà latino-veneta. Ricordando solo l’immortale Tartini, di fama mondiale, già si è fatto onore all’Istria”.

Come è maturata l’idea di candidarsi nel ruolo di Presidente dell’Associazione?

“Ritengo che la cultura e la formazione debbano essere riportate al centro dell’azione delle Comunità Istriane, che sono chiamate ad ampliare il proprio raggio di operatività”.

Le associazioni si sono sempre mantenute sul rapporto con gli esuli, sempre più esigui, oggi hanno bisogno di idee. Come fare?

“La crisi delle idee dipende dalla crisi degli uomini. Bisogna che uomini con idee traghettino nel futuro le associazioni: è la base che deve saper scegliere. La sfida principale è quella della trasmissione dell’identità e della cultura istro-veneta”.

L’Associazione, negli ultimi anni, ha cercato di aprirsi anche al dialogo con i rimasti, è una via che si continuerà a percorrere?

“Assolutamente sì. Da moltissimi anni io stesso collaboro attivamente quale studioso con il Centro di Ricerche Storiche di Rovigno, che ho fondato motivo di ritenere il massimo e più maturo risultato culturale prodotto dal nostro mondo istro-dalmata di questi tempi. Penso che solo un’azione condivisa nella verità storica sia in grado di far sopravvivere la nostra complessa, antica, unica e originale storia di popolo istriano istro-veneto in un contesto territoriale originario o delocalizzato dove le pressioni culturali nazionali e sovranazionali per la natura stessa delle cose tendono comunque ad assorbire e a livellare ogni cosa e ogni civiltà”.

FederEsuli, Ministeri, quale l’approccio che l’Associazione intende sviluppare?

“L’Associazione porterà avanti i propri progetti con approccio istituzionale di rispetto nella massima trasparenza e nel rigore amministrativo, come è stato sempre e come dev’essere, in un rinnovato dialogo cordiale e proficuo”.

Con Manuele Braico, il presidente recentemente scomparso, c’era un rapporto di grande affetto, che cosa vi legava?

“Ho sentito la chiamata a candidarmi alla guida dell’associazione avendo ancora negli occhi proprio la figura del caro Manuele. Il suo sorriso e il suo entusiasmo li ricordo anche nell’ultima settimana prima del suo traguardo celeste: stava organizzando in ospedale un concerto per i malati. Che dire? Una persona unica e che non sarà dimenticata”.

I nomi nuovi che sono emersi dalle ultime elezioni sono un segnale di rinnovato legame o soltanto un fatto episodico?

“Volti nuovi e vecchi si sono affacciati sulla scena, com’è normale che sia in un associazione che resta viva e che desta l’interesse anche di chi non ne fa parte”.

Come fare a coinvolgere gli “assenti”?

“Nell’auspicio di portare nuova linfa a questa nostra casa istriana, ricordo che l’Associazione è luogo di idee, amicizie e conoscenza per tutti coloro che vogliano accostarvisi, indistintamente. Spero di riuscire a servire alla nostra casa comune con la massima volontà di ascolto dei problemi e delle aspettative di tutte le comunità”.

Quali saranno le prime iniziative in programma?

“Il mio programma prevede il rilancio dell’associazione nel tessuto culturale cittadino; la valorizzazione delle risorse interne all’associazione e la fruizione della sede in termini di apertura alle nuove generazioni e di servizio alle generazioni più anziane; la collaborazione cordiale e proficua con le associazioni degli esuli del nostro territorio e con realtà di enti e associazioni aventi finalità coincidenti alle nostre; la formazione di nuovi gruppi di lavoro all’interno dell’associazione con l’obbiettivo di rivitalizzare la partecipazione attiva degli associati; il rilancio complessivo dell’editoria e del giornale della nostra associazione; il dialogo e progettualità con i rimasti nella salvaguardia irrinunciabile dei valori fondanti della nostra storia e identità associativa e di istriani esuli; la presenza in Istria della nostra Associazione; il recupero, valorizzazione e amplificazione delle feste nostre patronali, ricuperandone il senso religioso e di appartenenza sviluppando azione di recupero e coinvolgimento dei concittadini impossibilitati alla presenza, con funzione di sostegno sociale e solidale; la valorizzazione delle iniziative associative nella ricerca di armonia, condivisione, rispetto, ascolto, e fraterna collaborazione; il riordino degli archivi e della biblioteca della nostra associazione ed infine il mantenimento delle linee programmatiche dell’Associazione in linea con i valori costituenti”.

Maestro, che foto mettiamo?

“Quella scattata da Biloslavo alle elezioni”. Scambio di cortesie tra amici, Di Paoli era intervenuto il 25 aprile alle Rogazioni organizzate dal segretario della Comunità di Piemonte d’Istria, Franco Biloslavo in Istria. Nell’ex scuola di Piemonte di Paoli aveva parlato dei canti legati alle funzioni religiose, ricordando ciò che si cantava durante le processioni. Un tuffo nella storia per coronare un’iniziativa di grande attualità per una nuova generazione che si spera avanzi dappertutto.

 

 

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