Esuli

Il prof. Eisenbichler forma giovani esperti di letteratura e storia giuliano-dalmata

23 Studenti ITA1535 17 18Un corso universitario sulla letteratura giuliano-dalmata, a dire il vero si tratta di un post dottorato, o PHD nella definizione anglosassone che l’Università di Toronto organizza per la seconda volta nel giro di pochi anni. Le lezioni sono cominciate da qualche giorno secondo un programma proposto e gestito dal prof. Konrad Eisenbichler, originario di Lussinpiccolo con una lunga carriera di docente universitario e tanti incarichi nel mondo della ricerca e dell’editoria, con saggi e libri di studi rinascimentali pubblicati in varie lingue. Più volte ospite nelle Università dell’FVG e a Fiume, ha avuto modo di conoscere il Dipartimento di italianistica della città quarnerina, in una sorta di collaborazione, o tappa “obbligata” che caratterizza i suoi recenti viaggi in Europa, con lezioni sia a Fiume che a Rovigno per conoscere docenti universitari e studenti dei nostri Licei italiani.

Da cosa nasce la collaborazione con Fiume?

“Nasce da un’amicizia che strinsi con le due colleghe fiumane, Gerbaz e Mazzieri, nel giugno 2007 quando la Società Canadese di Studi d’Italianistica (CSIS) organizzò il suo congresso annuale proprio a Trieste. Avevamo amici in comune, come la prof.ssa triestina Sandra Parmegiani, che adesso insegna all’Università di Guelph, in Canada, ma anche interessi sinergici. In quell’occasione tenni un intervento sul concetto di confini e ponti nella poesia del giornalista e scrittore fiumano-canadese Gianni Angelo Grohovaz e mi ricordo che, dopo l’intervento, con la prof.ssa Mazzieri-Sanković iniziai un lungo ed entusiastico dialogo, tanto era forte il nostro comune interesse non solo per Grohovaz, ma per la letteratura fiumana nel suo complesso. Abbiamo continuato a sentirci e a collaborare, tant’è vero che sono stato invitato due volte dal Dipartimento di italianistica dell’Università di Fiume, a presentare le mie ricerche su Grohovaz agli studenti dell’Ateneo. Corinna Gerbaz Giuliano ha voluto pubblicare i miei lavori sulla rivista letteraria La Battana, e io, a mia volta, le ho invitate a scrivere per l’ultimo volume che ho curato l’anno scorso sugli scrittori e artisti istriani, fiumani, e dalmati in Canada”.

Quali le ragioni che hanno indotto la sua Università ad accettare un corso sulla letteratura giuliano-dalmata in Canada?

“Penso che i responsabili, mi riferisco soprattutto al nostro capo Dipartimento d’italianistica, prof. Salvatore Bancheri, conoscano a fondo il contributo notevole che i nostri corregionali istriani, fiumani, e dalmati hanno dato allo sviluppo del Canada, sanno che la storia della nostra emigrazione è un caso particolare, molto specifico, nel contesto più generale della diaspora italiana nel mondo. Questo rende un corso sui giuliano-dalmati in Canada molto importante, per noi che facciamo parte di questa realtà ma, nello stesso tempo, anche per gli altri italiani, siano essi esuli sparsi in tutto il mondo che rimasti in Slovenia e Croazia, perché porta alla luce l’operato e i successi dei nostri corregionali in altre parti del globo”.

Che cosa l’ha spinta ad analizzare l’opera di questi scrittori “di nicchia”?

“Lo devo senza dubbio alle mie radici quarnerine. Sono nato a Lussinpiccolo da genitori lussignani e a casa abbiamo sempre parlato il nostro dialetto lussignano. Quando vivevo in Liguria da bambino, dove ci aveva portati l’esodo, ero cosciente di appartenere a un gruppo speciale con una sua storia del tutto particolare. Quando poi da adulto in Canada ho cominciato a leggere autori quarnerini ho scoperto che le loro tematiche erano molto vicine al mio modo d’essere e che la loro narrazione mi toccava nel profondo”.

Quali le reazioni dopo il primo corso tenutosi nel 2015?

“Si tenne nell’autunno del 2015 e suscitò la curiosità e l’interesse degli studenti, che ribadirono il loro gradimento. Ancora oggi quando ci incontriamo affermano in vario modo il loro apprezzamento, sono coscienti soprattutto di avere aperto gli occhi su una letteratura e una storia che generalmente non si conoscono ma che sono emblematiche e stimolanti”.

Che cosa ha prodotto quel corso?

“Un risultato concreto e permanente: ovvero la collezione di saggi che ho raccolto in volume. Alcuni degli studenti scrissero delle tesi meravigliose che dovevano assolutamente essere pubblicate, così contattai alcuni colleghi canadesi, americani, italiani, e dalla Croazia e li convinsi a contribuire anche loro con degli interventi sugli scrittori e artisti giuliano-dalmati in Canada. Hanno accettato e mi sono trovato a curare un libro, il primo in assoluto in lingua inglese, dedicato esclusivamente a scrittori e artisti giuliano-dalmati in Canada”.
“Il risultato è quindi il volume Forgotten Italians: Julian-Dalmatian Writers and Artists in Canada. Tra gli studiosi che hanno contribuito, ci sono le due colleghe fiumane Gianna Mazzieri-Sanković e Corinna Gerbaz Giuliano, nonché due studiosi nati in Canada da genitori fiumani, il prof. Paul Baxa della Ave Maria University (USA) e il prof. Robert Buranello della Università di Halifax (Canada), e uno studioso nato negli USA, anche lui da genitori fiumani, il prof. Henry Veggian della University of North Carolina e altri ancora. Gli autori che vengono analizzati nei vari saggi sono Gianni Angelo Grohovaz e Diego Bastianutti (ambedue nati a Fiume), Mario Duliani (originario di Pisino d’Istria), Vittorio Fiorucci (originario di Zara), Caterina Edwards (di madre lussingrandese), e Silvia Pecota (di padre zaratino)”.

Quando vedrà la luce e a chi si rivolge?

“Il volume uscirà verso la fine del 2018 per i tipi della University of Toronto Press, il che mi rende particolarmente orgoglioso, e lo si potrà ordinare direttamente dal sito web della casa editrice oppure richiederlo tramite una libreria di fiducia. Andrà nelle librerie universitarie a disposizione per ulteriori ricerche sull’argomento”.

Come è stato valutato dagli specialisti che lo hanno avuto in visione?

“Le valutazioni sono state ottime... Non so chi siano i lettori, la prassi vuole che si operi nell’anonimato, comunque hanno letto il manoscritto e ne hanno raccomandato la pubblicazione con convinzione. Anzi, dovrei dire che i loro commenti erano talmente favorevoli che, a dir la verità, mi hanno messo quasi in imbarazzo”.

Il nuovo corso in che cosa si differenzia da quello precedente?

“Nel continuare il corso del 2015, offrendolo ad un nuovo gruppo di studenti, ho apportato alcune piccole modifiche. Per esempio, ho introdotto due nuove scrittrici nella rosa degli autori da esaminare: si tratta di Claudia Sonia Colussi Corte il cui libro Il segreto dell’isola nuda parla del contro-esodo e di suo padre, Cherubino Colussi, nato a Lussinpiccolo, il quale fu imprigionato nel terribile campo di rieducazione, come veniva allora chiamato, di Goli Otok, l’Isola Calva; l’altra è Genni Gunn, nata a Trieste ed emigrata bambina in Canada, una scrittrice molto eclettica e affascinante (da giovane cantava in un complesso rock)”.

Quali saranno i momenti fondamentali del corso in atto?

“Il corso è iniziato con due lezioni di carattere storico sull’Istria e Dalmazia per poi immergersi nella letturatura. Durante il trimestre avremo tre ospiti che terranno delle lezioni speciali. Il primo ospite è la prof.ssa Aleksandra Stojanović, figlia di Claudia Corte, che ci parlerà del libro di sua madre. La Stojanović insegna italiano alla Mount Royal University di Calgary. Il secondo ospite sarà Franco Luxardo, originario di Zara e proprietario della famosa fabbrica di liquori Luxardo a Torreglia, vicino a Padova dove la sua famiglia si è stabilita con l’esodo. Ci parlerà delle dinamiche dei rapporti e dei contatti tra esuli e rimasti. Il terzo ospite, sarà la scrittrice Genni Gunn la quale ci offrirà una conferenza sul tema dello sradicamento raccontato nelle sue opere. A fine corso è previsto un incontro con vari membri della comunità giuliano-dalmata residenti a Toronto per delle testimonianze dirette”.

Che cosa significa per i suoi ospiti incontrare gli studenti e viceversa?

“Per gli studenti, l’incontro con gli ospiti e con la comunità è un’occasione per dare un volto a una vicenda; cioè capire che la letteratura, i romanzi, le poesie hanno dietro di sé una persona reale, un essere umano, con tutta una sua storia, sentimenti, specificità. Per gli ospiti, l’incontro è l’opportunità di parlare della loro vicenda personale, degli scritti e della loro diaspora a dei giovani studenti che non fanno parte del nostro mondo specifico, vengono da tutt’altre esperienze, il che non è poco”.

Un progetto da presentare anche in Europa, ed in particolare dalle nostre parti?

“In Italia e a Fiume ci sono tanti libri che parlano della nostra storia, specialmente quella degli ultimi cent’anni, ma in Canada o nel mondo di lingua inglese, abbiamo poco o niente. Ci sono, sì, alcuni libri dedicati alla storia dell’Istria, Fiume e Dalmazia nel Novecento, ma sono libri scientifici, scritti da studiosi per altri studiosi. Mancano i racconti personali, le storie individuali, le memorie degli esuli e dei rimasti. Sarebbe da far tradurre in inglese molte di queste storie personali già pubblicate in italiano e renderle, così, disponibili alle nostre seconde e terze generazioni di emigrati, ai nostri giovani i quali, purtroppo, non sanno leggere italiano, ma sono avidi di conoscere le storie dei loro padri, nonni, della loro gente”.

Che cosa la spinge a spendersi per evidenziare queste tematiche?

“Semplice: queste tematiche sono le mie radici, evidenziano le mie origini e non voglio che vadano perse o dimenticate”.

Uno dei suoi autori preferiti è Angelo Grohovaz, perché, che cosa le ha svelato?

“Mi piace perché scrive in dialetto fiumano, che è molto vicino al mio dialetto lussignano. Quando leggo le sue poesie sento la voce dei miei che parlano con me. Le poesie di Grohovaz risuonano della voce dei nonni che raccontano storie d’altri tempi, che parlano di un mondo allo stesso tempo lontano e vicino”.

Quando torna a Lussino, idiomi e nuovi suoni si mescolano, che cosa rimane della nostra cultura, dei nostri registri linguistici, dei nostri nomi e cognomi?

“Poco rimane. Siamo una piccola minoranza. Ciò non vuol dire che dobbiamo rassegnarci e omologarci alla maggioranza, scomparendo, piuttosto dobbiamo renderci conto della ricchezza che abbiamo ereditato e che possiamo a nostro volta trasformare in qualcosa di speciale, qualcosa che debba essere mantenuto e tramandato non solo per il nostro bene, ma per il bene di tutti, inclusa la maggioranza”.

 

 

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