Esuli

Roberto Sancin racconta il suo profondo legame con le radici

“Immagino la reazione di quei romani che, passeggiando per le strade del Quartiere Giuliano-Dalmata della Capitale, sentivano volare questa parlata particolare, una variante del veneto con qualche elemento triestino”. Ha ragione Roberto Sancin, presidente dell’Associazione Triestini e Goriziani in Roma, a fare questa considerazione anche per il fatto che tanti anni dopo l’insediamento delle genti giuliane, fiumane e dalmate in tante città d’Italia, non hanno mai lasciato alcune zone di prima accoglienza. Il Quartiere Giuliano-Dalmata di Roma è uno di questi, dentro e attorno al quale la comunità è andata crescendo e continua a mantenere queste caratteristiche particolari anche dopo tanti decenni dalla sua fondazione. Il Quartiere è diventato “casa” grazie al contributo della gente e di singoli personaggi che, con il loro impegno, hanno scritto la sua storia. Uno di questi, Aldo Clemente, che in qualità di segretario generale dell’Opera Assistenza ai profughi Giuliani e Dalmati, è stato il realizzatore del quartiere. Non soltanto, personaggi come Aldo Clemente hanno fondato altre realtà. Lui in particolare è stato anche per oltre 40 anni, presidente dell’Associazione Triestini e Goriziani in Roma e di cui oggi è presidente Roberto Sancin.

“Ne parlo sempre con molto affetto – afferma Sancin – perché ha lasciato una traccia profonda in tutti noi con il suo slancio, l’abnegazione, il coraggio, tracciando una linea che ci impegniamo a seguire”.
Recentemente l’Associazione Triestini e Goriziani ha festeggiato 50 anni di storia. Il lungo percorso è stato ricordato durante la riunione del 16 giugno, perché? Lo chiediamo naturalmente a presidente Roberto Sancin, triestino, trasferito a Roma, che continua a mantenere con grande slancio i rapporti con la città giuliana anche come consigliere dell’Associazione Giuliani nel Mondo.

Perché Pietro Valdoni e Aldo Clemente cinquant’anni fa hanno deciso di fondare l’associazione? Chi erano questi due personaggi?

“Pietro Valdoni, era un chirurgo di fama internazionale e Aldo Clemente, era il Segretario Generale dell’Opera per l‘Assistenza ai Profughi Giuliani e Dalmati il quale, tra l’altro, ha presieduto il nostro sodalizio per i primi 40 anni.... L’Associazione è stata da loro fondata per riunire amichevolmente i triestini e goriziani residenti nella Capitale, far conoscere a Roma i problemi della Venezia Giulia, promuovere iniziative culturali, di carattere storico, artistico, sportive e di tempo libero. Il programma sociale prevedeva lo svolgimento di una manifestazione al mese, ma il successo dell’iniziativa fu tale da rendere necessari più incontri e divenne un punto di riferimento”.

Aldo Clemente: Trieste l’ha insignito del Sigillo della città per i suoi meriti speciali. Quali sono?

“È stato l’artefice del reinserimento nella città di profughi giuliani e dalmati con un programma articolato come casa-lavoro-assistenza ai minori e agli anziani. Detta così potrebbe sembrare un’attività semplice ed immediata ma il percorso è stato difficile, per certi versi tortuoso. L’esodo è coinciso con la ricostruzione di un Paese piegato dalla guerra, alla cui crescita ha dato un contributo concreto anche la nostra gente, facendo leva su un patrimonio di abitudini e conoscenza che hanno messo a disposizione delle nuove comunità”.

In cinquant’anni l’Associazione ha organizzato 700 manifestazioni, vogliamo ricordarne qualcuna?

“Certo: 21 incontri sulla vocazione scientifica e culturale internazionale di Trieste e Gorizia con la partecipazione di due Premi Nobel, Carlo Rubbia e Abdus Salam; 40 su problemi economici; 170 celebrazioni tra cui la grande manifestazione per il cinquantenario della Redenzione di Trieste, nel 1968, con 15 mila romani al Palazzo dello Sport dell’EUR, e – più recentemente – il ricordo in Parlamento di Mons. Antonio Santin, il Vescovo di Trieste degli “anni difficili”, nonché l’annuale ricordo del Gen. Licio Giorgieri a cui è intitolata la nostra Associazione; 55 conferenze letterarie e filmati sulla Venezia Giulia; 145 concerti e spettacoli: 25 mostre; 200 visite culturali e incontri di tempo libero; 34 viaggi conoscitivi nella Regione Friuli Venezia Giulia. Per la sua benemerita attività, l’Associazione è stata insignita – con una cerimonia in Campidoglio nell’anno 2003 – del San Giusto d’Oro, il prestigioso riconoscimento che i cronisti triestini attribuiscono annualmente a quanti hanno dato lustro alla città. Il fine dell’associazione è quello di mantenere vivo il “cordone ombelicale” delle genti giulie, residenti a Roma, con le loro terre di origine, promuovendone e mantenendone viva la cultura e l’identità, in uno scambio sinergico con la cultura romana, nella convinzione che ogni differenza è una ricchezza. Nel contempo rappresenta “l’ambasciata di Trieste e Gorizia nella capitale”, punto di riferimento importante presso le istituzioni nazionali. Tale legame – unitamente a quello rappresentato dalla analoga associazione dei friulani – si è rivelato prezioso in occasione del terremoto del 1976, quando serviva un forte collegamento tra Roma e la Regione FVG e in tutte le occasioni successive in cui era importante far sentire la voce dei correggionali”.

La collaborazione con le altre associazioni di corregionali a Roma?

“Sin dall’inizio l’Associazione Triestini e Goriziani ha collaborato con la consorella Associazione dei Friulani “Fogolar Furlan” che è parte delle sei (ora sette) associazioni che operano in regione FVG, di sostegno ai corregionali nel mondo. Tale collaborazione si è andata sviluppando con la costituzione dell’Unione delle Associazioni Regionali in Roma (UNAR), che ha permesso interessanti contatti anche con le altre realtà regionali operanti nella capitale. Essendo io un triestino che ha avuto modo di conoscere le vicende della città, ho un rapporto di grande stima e collaborazione anche con l’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, Comitato di Roma, presieduto da Donatella Schurzel. Partecipiamo alle reciproche iniziative quando non organizziamo degli eventi congiuntamente. In particolare nella ricorrenza del 10 febbraio, ma anche in occasione di altre manifestazioni e ricorrenze che hanno come fulcro la Venezia Giulia”.

Perché si è trasferito a Roma, come è stato lasciare Trieste?

“È impossibile lasciare Trieste, anche se la vita ti spinge altrove, il ritorno costante e importante diventa parte della tua esistenza. Me ne sono allontanato per ragioni di lavoro, nel momento in cui sono entrato nella Pan American a occuparmi di trasporti internazionali, che mi hanno fatto girare il mondo”.

È così che ha conosciuto le comunità dei giuliano-dalmati nelle Americhe, Australia, Sudafrica?

“Le comunità che ho conosciuto sono state una rivelazione. Ho apprezzato il loro coraggio e la capacità di andare oltre la nostalgia, il dolore, di individuare nuove mete. Poi, come consigliere dei Giuliani nel Mondo ho approfondito questa mia conoscenza nella quale ho ravvisato tanti aspetti del mio modo di percepire la nostra realtà di gente lontana ma profondamente legata ai luoghi di provenienza”.

Che cos’è tutto questo per i suoi figli?

“Sono romani, consapevoli delle radici dei genitori ma lontani da questo nostro atteggiamento testardo e convinto. Oggi le mete delle giovani generazioni sono molto diverse, il rapporto col mondo ha tempi e spazi di un’altra dimensione. Non so se con gli anni tutto questo verrà ricondotto alla matrice, credo sia una questione di maturazione lenta, determinata da fattori imprevedibili”.

Come mai nel 2007 l’Associazione è stata intitolata al nome del Gen. Licio Giorgieri?

“L’intitolazione è stata voluta dal generale dell’Aeronautica Stelio Nardini per ricordare la figura del Gen. Licio Giorgieri, triestino, barbaramente ucciso dalle BR. Il gen. Giorgieri assieme alla consorte signora Giorgia, aveva seguito per tanti anni con affettuoso interesse la vita dell’Associazione. A lui si è voluto rendere un doveroso omaggio che ci fa sentire orgogliosi”.

Mostre, serate letterarie, concerti, l’attività continua con l’accento sull’FVG, Trieste e Gorizia in particolare ma anche su tutte quelle particolarità che rendono questa regione davvero speciale.

“Anche l’autunno sarà vivace, Trieste annuncia tante novità, in campo economico ma anche culturale, di cui diventeremo cassa di risonanza, con l’entusiasmo di sempre”.

 

 

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