Esuli

Girolamo Gravisi. Un nobile del ‘700 aperto e dai molteplici interessi culturali

L’ultima fatica storico-letteraria di don Vincenzo Mercante illustra la figura di un nobile capodistriano, il marchese Girolamo Gravisi e lo inserisce nel contesto dell’illuminismo italiano ed europeo.

Infatti, grazie all’amicizia con Gian Rinaldo Carli, Girolamo Gravisi, schivo e poco propenso alla mondanità, entra nel circuito degli intellettuali del Settecento a pieno titolo. L’epistolario, ricco di buoni indirizzi di interlocutori famosi, costituisce il più importante documento della produzione scrittoria di Girolamo Gravisi. Infatti il Nostro non vanta un’opera somma singola e peculiare, rappresentativa del suo ricco ingegno, ma produce piuttosto molteplici testi, così in latino come in volgare, che attestano la poliedricità e l’apertura dei suoi interessi culturali.
L’Autore dello studio su Girolamo Gravisi, don Vincenzo Mercante, evidenzia gli aspetti più rappresentativi della vasta mole dei lavori dell’illuminista capodistriano, e questo è un aspetto particolarmente meritorio della sua analisi condotta con pazienza, ricerca accurata e preziosa.
Del resto un’individuazione precisa del valore dei singoli lavori di Girolamo Gravisi, attestati anche ai diversi momenti di crescita culturale, partendo fin dagli anni giovanili, per arrivare alla maturità e alla piena consapevolezza scientifica, non era ancora stata esperita. Nel panorama dei lavori sul Settecento capodistriano mancava una disanima che ne valorizzasse i singoli contributi.
Così Vincenzo Mercante parla a lungo delle dissertazioni contro l’amore, contro l’innamoramento, firmate da Girolamo Gravisi con lo pseudonimo allusivo di Elioneo Cisterniano, allusivo evidentemente, nel nome Elioneo, al sole, simbolo allegorico di Capodistria, e, nel cognome Cisterniano, a Cisterna, la località isolata, il buon ritiro dove sorgeva una casetta solitaria, luogo eletto di studi e di meditazione.
E ancora l’Autore disanima gli altri scritti più importanti conservati a Capodistria, nel Fondo Gravisi: le tragedie, ispirate a Maffei, le commedie, ispirate a Goldoni, le opere che presentano connessioni con la musica, messe in rapporto con gli studi musicofili di don Giuseppe Radole, i lavori sul campo medico che lo legano a Santorio Santorio, i lavori che iniziano l’incontro con l’archeologia, spinto da Winkelmann, sprone per gli studi di ricerche innovative in Istria.
Si può dire veramente che don Vincenzo Mercante non trascura nessun autore classico contemporaneo a Girolamo Gravisi, della storia di Capodistria e del mondo veneto, cui Capodistria è strettamente legata.
Inoltre l’Autore ricorda le accademie, i circoli culturali e di potere, che legano tra loro gli intellettuali del Settecento, rafforzano le loro conoscenze e gli interventi pubblici anche di impegno sociale: così la famosa Accademia dei Risorti, dagli intenti riformatori e con un preciso e ampio regolamento sviluppato in una ventina di pagine. E ancora l’Accademia degli Operosi, che raggruppa gli studiosi che hanno meno di vent’anni, un po’ più salottiera e frivola, meno incisiva sulla realtà capodistriana.
Nella sua lunga vita che parte dal 1720 e si conclude nel 1812, Girolamo Gravisi fa molteplici esperienze, infatti da giovane è convergente con il mondo arcadico, come sembra naturale dalla periodizzazione storica, per diventare poi a pieno diritto un illustre illuminista che ha stretti rapporti soprattutto epistolari e di scambi di trouvailles bibliografiche non solo con il grande Gian Rinaldo Carli, ma anche con Gian Paolo Polesini, oltre che con moltissimi altri di statura minore.
Ancora una volta va ribadita la vastità enciclopedica della ricerca di Girolamo Gravisi che spazia su ampi orizzonti culturali, che vanno dalle scienze, alle scoperte tecniche contemporanee, alla religione, alla musica, alla poesia... senza concentrarsi su un unico filone, che sarebbe stato riduttivo e restrittivo rispetto alle aperture culturali della seconda metà del Settecento, che ricerca appunto il sapere enciclopedico.
Ma ancora un aspetto dell’opera di don Vincenzo Mercante va, a mio avviso, valorizzata, e cioè la contestualizzazione del casato dei Gravisi, che iniziano ad acquistare benemerenze come soldati armigeri della Serenissima, per sviluppare poi interessi più elevati di valenza politica e culturale. I nobili Gravisi sono strettamente e perfettamente inseriti nella storia dell’Istria, con gli stretti rapporti con Venezia, nel quadro della grande politica europea, in cui giocano ruoli protagonisti i Turchi, l’Austria, gli uscocchi, i pirati di Segna, strumento di interessi politici e commerciali contrapposti.
Il libro, edito per i tipi di Luglio editore, presenta una edizione elegante, curata, arricchita dalle fotografie d’epoca dei palazzi storici dei Gravisi Barbabianca, che ancora illustrano Capodistria in Calegheria, in Brolo, nelle adiacenze della Calgheria, oggi sede della Comunità Italiana; sono palazzi eleganti, armoniosi, ricchi di decoro barocco e neocalassico, che danno pregio all’arredo architettonico urbano capodistriano, di chiara impronta veneta.
E ancora gli stemmi gentilizi della nobile famiglia dei marchesi, riprodotti in chiare grafiche che portano al centro il drago rampante.
Il testo scritto da don Vincenzo Mercante è leggibile, chiaro, snello, e facilita una lettura scorrevole e piana. E’ corredato da un apparato bibliografico esaustivo, che non trascura nessun contributo di noti studiosi della storia capodistriana, cito solo i più conosciuti, come il professor Babuder, Aldo Cherini, Francesco Semi; ma neppure le recenti opere di italiani rimasti, come il lavoro di Isabella Flego, che ricordo quale primo momento di apertura e di coraggiosa ripresa di studi dei preminenti capodistriani, in anni certo non facili. Un lavoro, questo, non scontato né da sottovalutare come quello delle curatrici dell’Inventario del Fondo del casato Gravisi nell’Archivio regionale di Capodistria, che copre tutto l’arco di presenza meritevole dei discendenti Gravisi, a partire dal 1440 per giungere fino al 1933.
Anche la biografia culturale di don Vincenzo Mercante è utile a tutti i lettori per rinnovare la conoscenza con l’Autore, il riconoscimento del suo impegno costante, che copre una vastissima produzione storico-letteraria, ricca di onori ma anche di lunghe fatiche, che cominciano già dalla presenza attiva di insegnamento nei Licei triestini.
Ultima notazione all’Indice, che riproduce la struttura del libro, di tutta la costruzione del lavoro, molto chiara e precisa, dai passaggi storici concatenati, che ribadiscono che se la figura principale è Girolamo Gravisi, uomo del Settecento, del tardo illuminismo italiano, tutta la storia della famiglia Gravisi è rappresentata nella sua integrità, e con essa la storia veneta della città di Capodistria.

 

 

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