Esuli

Sessant’anni dopo i ragazzini protagonisti rivivono quei momenti con la loro comunità

Il tempo cambia le nostre percezioni, la lontananza temporale e lo sviluppo culturale mutano l’approccio nei confronti dei vari momenti della storia che “Varcare la frontiera”, il Festival multidisciplinare organizzato da Cizerouno, riesce a mettere sotto la lente d’ingrandimento per suscitare nuove riflessioni.

È successo così anche a Santa Croce, nella Casa di cultura “Albert Sirk”, in occasione della proiezione del film “Cuori senza frontiere”, pellicola del 1950 di Luigi Zampa. L’evento, allestito in collaborazione con l’Associazione Vesna, ha anticipato i temi racchiusi nella prossima edizione (Atlantidi e identità sommerse), dedicata anche agli intrecci tra le culture italiane e slovene in terra di confine. I drammi del dopoguerra in “Cuori senza frontiere” con Gina Lollobrigida e Raf Vallone, diventano oggetto di analisi e meditazione in una serata davvero particolare. Girato nel 1949 e uscito nelle sale nel 1950, il film racconta, dal Carso triestino popolato dalla popolazione slovena, l’esodo delle genti adriatiche in modo schematico e grottesco, tracciando con una linea bianca il confine tra buoni e cattivi, tra lecito e illecito, tra legittimo e non, che solo la tragedia riuscirà a stemperare. Del resto era questo l’atteggiamento dell’epoca.
Quasi una favola, molto amara, raccontata in un momento sospetto, in cui ogni interpretazione era comunque considerata politicamente scorretta perché era impensabile e impossibile tracciare un’unica verità. Che cosa fa il regista, traendo forza dal neorealismo? Intercetta protagonisti del suo film, i ragazzini, nei luoghi in cui la pellicola viene girata. A Santa Croce due si sono alzati dal pubblico per raccontare come avvenne il loro coinvolgimento, ciò che provarono nel recitare insieme a grossi nomi della cinematografia di allora, gli ingaggi e l’emozione di partecipare a qualcosa di grande, di straordinario.


Un evento eccezionale

Per gli anziani di Santa Croce ma anche di Monrupino che parteciparono allora come comparse alla realizzazione del film, è stato un evento eccezionale poter seguire dal cinema all’aperto – praticamente uno splendido belvedere sul golfo di Trieste – a un viaggio nella località Anni ’50, scoprendo case che ci sono ancora, che sono state trasformate o che non ci sono più, rivivendo negli scorci e nei volti momenti di storia vera. Ma la cosa più toccante è stato forse riandare alla politica di allora, fatta di spinte ideologiche di divisione e contrapposizione, tra appartenenti allo stesso popolo e di questi verso etnie diverse. Una confusione che nel film traspare, seppure nella sua incredibile ingenuità. Impossibile non pensare che questo racconto surreale, onirico, si sviluppa in un momento di grande tensione al confine orientale, il governo militare alleato ha preso possesso del territorio, Tito preme alle porte, il pericolo di uno sconfinamento non è stato ancora scongiurato, non si sa quale società si svilupperà dopo la guerra, l’esodo, lo svuotamento di un territorio, eppure Zampa ha il coraggio di affrontare un argomento così scottante come quello della frontiera imposta con la forza e della grande ingiustizia suscitata nelle genti che ne subiscono le conseguenze.


Cinema di frontiera

In effetti, il film di Zampa, è solo una delle pellicole che vennero prodotte in quel periodo e fino alla metà degli anni ’50. Rientra nel filone a sfondo bellico prodotto in Italia di cui un piccolo gruppo è incentrato sulla questione di Trieste e del confine orientale. Possiamo ricordare i film sull’esodo istriano come “La città dolente” (1949), sui campi profughi in “Donne senza nome” (1949), le laceranti divisioni territoriali in “Cuori senza frontiere” (1950), sull’occupazione jugoslava in “Trieste mia!” (1951), pur costruiti con un impianto di tipo melodrammatico per adattarli alle esigenze del grande pubblico, mettono in scena eventi, condizioni, tragedie, drammi molto attuali. Sono film che inaugurano quello che molti anni dopo verrà definito il cinema di frontiera. In particolare, il regista Franco Giraldi ha sentito molto questo tema, realizzando una trilogia conclusasi con il film “La frontiera” (1996) tratto dal romanzo omonimo dello scrittore fiumano Franco Vegliani, autore di altri libri di successo, in particolare di “Processo a Volosca”. Quando fu girato “Cuori senza frontiere” venne considerato un film di propaganda – ricorda la giornalista Poljanka Dolhar, che con Massimiliano Schiozzi, ha introdotto la serata a Santa Croce – in effetti oggi va riconsiderato. Per le genti del Carso diventa un importante documento che ferma il tempo. Ecco quindi che la Dolhar ha voluto proporre un’indagine sul fotogrammi del film per recuperare scorci, volti, situazioni del 1949-50 in queste zone. Si è data qualche mese di tempo ma quest’inverno il film verrà proiettato, ancora una volta, nel cinema al chiuso e commentato con la popolazione, gli ospiti, i ricercatori per tracciare un profilo del territorio e dei suoi personaggi, che nel film sono stati immortalati nella loro giovane età.


Un modo per riflettere

A dire il vero degli attori eccezionali, con quei volti innocenti e furbetti allo stesso tempo, cattivi come solo i bambini sanno esserlo perché non hanno il senso delle conseguenze delle loro azioni, in particolare quando si sostituiscono agli adulti in situazioni a rischio come lo poteva essere l’esistenza a cavallo di confine. Certo un film datato ma forse proprio per questo rivederlo oggi rappresenta un modo per riflettere, lontani da ogni condizionamento, sull’estrema confusione di un periodo con elementi quasi profetici. Ci sono voluti decenni per cancellare quella linea bianca che è – con tutti gli altri – protagonista della pellicola. Per chi non l’ha mai visto, ricordiamo la trama.
In un paesino del Carso dove la gente forma una comunità compatta con tutte le sue diversità, viene tracciata la linea bianca del confine che costringerà le persone a decidere se stare ideologicamente a destra con l’Italia o a sinistra con la Jugoslavia. A confermare questa divisione netta giunge la commissione internazionale incaricata di rivedere i confini. Soldati di diverse nazionalità hanno il compito di installare paletti e filo spinato lungo il confine, che è provvisoriamente segnato da questa linea di vernice bianca tracciata senza riguardo alcuno: l’oratorio è diviso dalla chiesa, la stalla o il campo dalla casa, un campo da bocce è diviso in due. Gli abitanti hanno tempo fino alla mezzanotte per scegliere il loro futuro, dopo la mezzanotte non potranno più varcare il confine e dovranno abbandonare tutto quello che si trova dal lato opposto. Proprio su un declivio che la linea ha diviso, hanno sempre giocato i bambini del paese che adesso si guardano in cagnesco dalle due parti del loro campo di giochi compromesso per sempre. Su questo scenario si innesta anche una storia d’amore interrotta dalla decisione dell’uomo di vivere in Jugoslavia per motivi politici. Un profugo lo sostituirà, finché non tornerà in Italia per annunciare inaspettatamente il suo matrimonio. Quest’annuncio segna anche l’ingresso del fratellino della protagonista nella banda dei ragazzini sloveni, che fronteggia la banda rivale italiana. I bambini cercano di rimuovere il paletto che segna il confine, e il fratellino in una scena molto drammatica viene ferito e muore, trasportato da un camion verso l’ospedale che però è oltre il confine.


Presi a sassate

Nella pellicola si sovrappongono due registri narrativi: uno schiettamente realista, quasi documentaristico, con un’ambientazione fedele e uno scrupoloso rispetto dei fatti storici, l’altro più sentimentale per quanto riguarda le vicende dei personaggi, sempre tratteggiate a tinte forti. Alla realizzazione della pellicola presero parte nomi importanti della cinematografia, tra cui Callisto Cosulich che così ebbe a raccontare quest’esperienza: “Prima di iniziare le riprese, si procedette alla preparazione, che vide impegnati sul posto il direttore di produzione, lo scenografo, il direttore della fotografia e i loro rispettivi assistenti. Il direttore di produzione, che lavorava per Carlo Ponti, era allora Bianca Lattuada, sorella del regista Alberto. Per prima cosa coinvolsi a mia volta Tullio Kezich, il quale, collaborando alla conduzione della Sezione spettacolo del Circolo della Cultura e delle Arti di Trieste, aveva avuto anche lui occasione di conoscere Alberto Lattuada, durante i nostri frequenti viaggi a Milano per allestire il programma del nostro circolo. Per Tullio fu quella l’occasione di gettare le basi del secondo aspetto dell’attività in seno alla «macchina cinema», come produttore”.
Kezich, futuro critico e scrittore fa il suo debutto nel mondo del cinema come segretario di produzione in quell’epocale “Cuori senza frontiere” e vi compare in un cameo come ufficiale sovietico, e il suo collega Callisto Cosulich come ufficiale tedesco. Sulla collina di Monrupino e a Santa Croce – ha raccontato Kezich - dove il film fu girato, l’accoglienza non fu delle migliori: “I comunisti sloveni esortavano i contadini a ribellarsi, dicevano che era un film trionfalistico, e invece era soltanto ingenuo e buonista; ci hanno anche presi a sassate, ma io il cinema l’ho imparato lì. Facevo il casting delle comparse chiamando a raccolta tutti gli amici delle filodrammatiche locali che erano bravissimi, ma non potevano fare gli attori di professione perché era ancora l’epoca in cui per fare teatro bisognava “farsi il guardaroba”, e non c’erano i soldi. Dovevo tenere a bada dieci ragazzini: c’era anche Enzo Stajola che veniva da “Ladri di biciclette”. Era un inferno: una volta che c’era uno che faceva casino l’ho fatto prendere dai macchinisti e legare a un albero”.
L’interesse per storie e situazioni del confine orientale ritorneranno a farsi sentire solo dopo la Legge del ricordo; la Rai trasmetterà in prima serata “Il cuore nel pozzo”, di Alberto Negrin, una pessima miniserie (ambientata in Istria, ma girata in Montenegro) sulla tragedia delle foibe e dell’esodo.
Nulla a che vedere con i film precedenti che pur nella loro ingenuità, sono riusciti a lasciare un segno perché hanno cercato di capire, di analizzare un tempo in evoluzione. Per cancellare quella linea bianca tracciata nel dopoguerra e stemperare le contrapposizioni, ci sono voluti decenni, l’incontro di tre Capi di Stato a Trieste, l’opera di tanti uomini di buona volontà e, finalmente la linea è superabile, senza che nessuno spari, senza paura, senza occhi cattivi, senza che la mucca che pascolando “sconfina” diventi bottino di guerra. Sarà importante partecipare a Santa Croce all’analisi della pellicola quest’inverno.

 

 

Visit the website Visit the website Visit the website

Who's Online

Abbiamo 259 visitatori e nessun utente online

Sfogliatore - Reader

 

Progetto abbonamenti gratuiti

Gentili lettori,
abbiamo il piacere di informarVi che, su iniziativa della Direzione dell’EDIT, è decollato il progetto degli abbonamenti gratuiti al digitale del quotidiano La Voce del Popolo (della durata di un anno) destinati agli esuli e loro discendenti e più in generale a persone che vivono all’estero (non in Croazia e Slovenia) interessate a seguirci su Internet.

I primi hanno già ricevuto l'email con tanto di codice per accedere all'abbonamento gratuito.

Il progetto continua e chi fosse interessato a ottenerlo e ancora non ci avesse trasmesso i propri dati può farlo inviandoci un messaggio contenente gli stessi all’indirizzo email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Avviso ai lettori

Al fine di far aumentare le visite dei nostri lettori sul nostro portale, da qualche tempo a questa parte abbiamo scelto di impedire agli utenti di poter copiare i testi e le foto delle notizie che pubblichiamo. Nulla impedisce tuttavia, a chiunque voglia diffonderle, di cliccare sui link della notizia che interessa e che reindirizza immediatamente il lettore al nostro portale e, a tal punto, di  copiare dalla casella degli URL per intero e quindi incollare il link della notizia stessa replicandolo altrove. Seguendo questi semplici passi si ottiene il medesimo risultato e si contribuisce contemporaneamente alla diffusione dei nostri servizi e delle nostre testate in rete.

La Redazione

Weather data age > 6 hrs
Fiume
12 °C

 

 

Facebook

Search

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

Un cookie è un breve testo inviato al tuo browser da un sito web visitato. Consente al sito di memorizzare informazioni sulla tua visita, come la tua lingua preferita e altre impostazioni. Ciò può facilitare la tua visita successiva e aumentare l'utilità del sito a tuo favore. I cookie svolgono un ruolo importante. Senza di essi, l'utilizzo del Web sarebbe un'esperienza molto più frustrante.

Scopri i nostri zainetti

Politica

Il Tribunale penale internazionale per l'ex-Jugoslavia ha condannato Ratko Mladić all’ergastolo. La corte ha stabilito la sua responsabilità per il genocidio di Srebrenica e altri crimini contro...
More inPolitica  

Fiume

Prenderà il via questo fine settimana il programma dell’Avvento ad Abbazia con l’accensione delle luci dell’albero di Natale davanti all’hotel Continental. Il programma delle festività comprende...
More inCronaca fiumana  

Istria

Un dato preoccupante emerge dalle statistiche elaborate dalla Questura istriana: negli ultimi cinque anni sono in costante aumento i casi di abusi sui minori e di violazione dei loro diritti. Il...
More inCronaca istriana  

Pola

Sarà dopo Capodanno che l’utente del servizio sanitario pubblico tornerà a usufruire degli spazi di Radiologia, Laboratorio centrale e Medicina nucleare in quello che in gergo è definito il “blocco...
More inCronaca polese  

Capodistria

CAPODISTRIA | Con la cerimonia solenne di lunedì sera al Museo regionale è stata ufficialmente fondata la filiale capodistriana della rinomata Università M. V. Lomonosov di Mosca, che sarà...
More inCapodistriano  

FVG

È scomparso Luciano Lago, già professore di Geografia generale, Preside della Facoltà di Scienze della Formazione di Trieste e Presidente dell’Università Popolare di Trieste dal 2004 al 2009. Ha...

Cultura

FIUME | Sono stati i magazzini in disuso dell’ex fabbrica “Exportdrvo” in Delta a Fiume a fare da cornice, lunedì sera, allo spettacolo “Orgia”, realizzato in coproduzione dal gruppo teatrale “Glej” di Lubiana...

Sport

FIUME | Era immaginabile e, per certi versi, annunciato, che sarebbe stato difficile ripetere una stagione come quella passata in cui è stato conquistato il primo titolo nazionale della storia del...
More inSport  

Arcobaleno

Arcobaleno, ottobre 2017
15 Ottobre 2017
Thumbnail In edicola il nuovo numero di "Arcobaleno"Arcobaleno, ottobre 2017
More inUltimo numero  

La Battana

La Battana n. 204
01 Agosto 2017
Thumbnail In edicola il nuovo numero del "La Battana" PREMESSAL’istinto creativo...SAGGIL’Apoxyomenos di Lussino. Storia e fortuna di un giovane venuto dal maredi Moreno ArlandL’ANGOLO DELLA POESIALivio...
More inUltimo numero  

Panorama

Thumbnail Oggi in edicola il nuovo numero di "Panorama"Panorama, n.21, 15 novembre 2017  
More inUltimo numero