Esuli

Associazione delle Comunità istriane: elezioni concluse

“Ci ho pensato molto se candidarmi o meno ma non posso lasciare le cose a questo punto”. A parlare è il senso di responsabilità di Manuele Braico, riconfermato nel ruolo di Presidente della sua Associazione delle Comunità istriane di via Belpoggio a Trieste. “Emanazione diretta del CLN” ripete spesso Braico non senza un certo orgoglio. “Soltanto ora, che siamo tutti finalmente riuniti, esuli e rimasti, nella comune casa europea, possiamo pensare a un cammino condiviso, non più parallelo ma intrecciato”. Si riferisce naturalmente ai rapporti tra esuli e gruppo nazionale italiano, sviluppati sia a livello istituzionale che spontaneo. E annuncia tante novità. “Dopo aver creato nella nostra Associazione una nuova Comunità con Muggia, ora ci allarghiamo a Portole e Stridone, con il coinvolgimento di un gruppo di giovani. Ce la stiamo mettendo tutta”. Nel nuovo mandato del presidente Braico i vicepresidenti sono Manuela Cerebuch e Bruno Liessi, il segretario Luciana Melon e il tesoriere Mario Paolo Depase. Tutti eletti nel corso dell’assemblea di qualche giorno fa.
Manuele Braico è anche vicepresidente dell’UPT, rappresenta nell’ente triestino la voce degli esuli, lui nato in campo profughi con gli occhi puntati verso i colli alle spalle di Capodistria dove s’intravvede uno scorcio di Collalto e Oscurus, luoghi di provenienza della sua famiglia. Ed è proprio nella funzione di vicepresidente che ha conosciuto in modo capillare e profondo la realtà del gruppo nazionale, i suoi progetti, i sogni e le paure. Una fra tutte, la paura di essere strumentalizzati, ancora una volta, dalla politica, dal danaro, dai finanziamenti che sono stati per tanti anni un’ancora di salvezza e si stanno lentamente trasformando in un aperto ricatto, come se il gruppo nazionale non fosse in grado di immaginare, desiderare, crescere, svilupparsi senza un monitoraggio ossessivo in cui tutto è controllato e misurato “da altri” per non dargli fiato.
Braico ha capito che la minoranza ha bisogno di respirare: ecco perché si sta impegnando, con un gruppo di consiglieri dell’UPT convinti come lui della necessità di un cambiamento positivo, per dare all’UPT i giusti strumenti, finanziari e gestionali, per uscire da quest’impasse. “Abbiamo sofferto moltissimo noi esuli – spiega – per i ritardi nell’erogazione dei mezzi. Siamo stati illusi di poter progettare il nostro futuro per poi trovarci con una coperta troppo corta che ci sta portando alla disperazione. Ma non voglio essere troppo negativo. Se mi sono ricandidato è perché sono sicuro che ci sia ancora una speranza, che si possa osare, che si possano immaginare nuovi scenari. Mi viene incontro anche l’Unione degli Istriani il cui presidente, Massimiliano Lacota, propone di gestire insieme il Centro di Padriciano, ovvero il museo di ciò che resta del campo profughi alle spalle di Trieste, un esempio di quelli sparsi in tutta Italia nel dopoguerra per accogliere la nostra gente. Anche se non condivido il suo progetto su Maria Teresa, che non rispecchia le problematiche di noi esuli, su altre cose si può procedere di comune accordo”.
Ma c’è un altro progetto che cova nei desideri del presidente: “Dopo l’incredibile esperienza fatta in Sardegna con il nostro coro, vorrei andare a incontrare le nostre comunità in Sicilia, magari a Termini Imerese per offrire uno spettacolo alla cittadinanza che ha accolto nel dopoguerra gli esuli nella caserma cittadina, così come ha raccontato nel suo libro Fabio Lo Bono”.
Ma ora che è stata firmata una legge che fa traghettare dall’UPT i finanziamenti della minoranza e degli esuli, è legittimo chiedersi che cosa succederà. Ci sarà come minimo la corsa alle candidature nel Cda. L’interesse diventerà più intenso? “Credo proprio di sì: Anche chi, finora, si disinteressava di ciò che stava succedendo all’interno dell’ente o nei rapporti con l’Unione Italiana, ora ha alzato le antenne. Ciò che spero è che prevalga la ragione. Che non siano le persone a fare la differenza, ma il fine ultimo dell’impegno chiesto a tutti, ovvero di un gruppo nazionale più forte e di associazioni degli esuli più presenti e convinte di dover costruire una nuova realtà insieme, sul territorio, per tutti”. 

 

 

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