Esuli

Le Rogazioni dei nostri avi un’occasione di ricomposizione

22 18157103 1502006369871832 6107470153965957200 n“La prossima edizione, l’ottava, dovrebbe comprendere una folta partecipazione delle seconde e terze generazioni di esuli e residenti istriani, basterà un po’ di pubblicità e la scelta di una giornata che non sia infrasettimanale”: l’auspicio viene quasi sussurrato nell’ultimo tratto della passeggiata dedicata alle Rogazioni, che si è svolta il 25 aprile scorso in Istria, lungo il percorso “riscoperto” da Franco Biloslavo e la voce (o il sussurro) è proprio la sua. Le riflessioni sulle prossime edizioni si palesano ad evento non ancora concluso, quando la cinquantina di partecipanti continua a scarpinare, macinando ore ed ore di immersione nel verde del paesaggio istriano, mentre il Quieto scorre in senso inverso, incontro al mare lambendo l’antico bosco dell’arsenale veneziano e Montona assiste maestosa.


Storie di famiglia e ricordi

Lungo il percorso si materializzano le storie familiari, i ricordi, le imprese di nonni e bisnonni, ognuno una vicenda da raccontare su imprese commerciali di successo o destinate al fallimento, di usi e costumi, di gente che girava l’Istria in calesse e di altri che non osavano ostentare la propria ricchezza. Tutti gran lavoratori, innamorati della propria terra, disperati nel momento di doverla lasciare, tristi nei campi profughi, che hanno raccontato le proprie storie ai nipoti più che ai figli per una sorta di pudore, per desiderio di mettere una certa distanza tra i propri ricordi e la sensibilità di chi ascolta. Tenerezza e una sorta di struggimento per tutte queste storie che raccontano un esodo diverso, non quello degli storici fatto di documenti, cifre, accordi tra grandi potenze ma quello di ogni singolo individuo, sia che abbia deciso di andare o di rimanere, che ha visto comunque cambiare la propria vita, sciogliersi le amicizie, svanire le tradizioni. Un mondo capovolto che qua e là si cerca di riposizionare. Non è facile ma neanche impossibile, ogni tanto si creano belle occasioni di nuovi equilibri, ancora più preziosi quando sono spontanei, come in questo caso.


La tradizione religiosa

Siamo nel cuore dell’Istria, il fiume ha scavato un solco profondo scendendo dalle pozze di Cotle che raccolgono l’acqua dei Monti della Vena. Intorno tutto è pace e raccoglimento, pochi centri abitati con i loro campanili veneti, grappoli di case sparse a formare le “stanzie”, strade bianche e il bellissimo percorso della ferrovia a scartamento ridotto Parenzana inaugurata nel 1902 che conserva ancora intatta la massicciata, le gallerie, i viadotti. Dai cespugli fanno capolino gli asparagi selvatici che fermano il cammino e fanno sembrare i chilometri solo quattro passi. La natura generosa permea ogni pensiero.
Per cui è inevitabile conseguenza soffermarsi sui valori e sui significati di un’iniziativa che voleva rendere omaggio, tra amici, alla storia di un paese e del suo popolo e che si è trasformata in un appuntamento atteso. In occasione delle Rogazioni, che sono un rito legato, più di ogni altro, alla terra e ai cicli della vita, a Piemonte d’Istria s’incontra un folto gruppo di persone con le motivazioni più diverse. Molti giungono da “Muja”, quella Muggia che a ragione si considera l’unica località istriana rimasta all’Italia dopo il Trattato di Pace del 1947, molti da più lontano, per esempio da Venezia che rinnovano il connubio tra le Rogazioni e la festa di San Marco, quella delle scampagnate con carri, familiari e merenda sui prati, o dei pescatori sulle isole e le insenature ad arrostire granceole e pesce, innaffiati da buon vino. Riti, ricordi, che ritornano. Quelli della tradizione religiosa sono stati raccolti e studiati dal M.ro David De Paoli Paulovich, che martedì mattina è intervenuto nell’ex scuola di Piemonte, diventata un centro multimediale, per aprire la giornata. I parrocchiani – ha raccontato - partivano al mattino presto con stendardi e bandiere cantando le litanìe, rispondendo alle sollecitazioni del parroco, le voci si impegnavano in un mantra antico tramandato da generazioni. Il maestro Paulovich ha raccolto le sue ricerche nel volume “Rogazioni” edito a Trieste da Luglio Editore per la collana di volumi dell’IRCI nel quale si possono leggere ricerche e testimonianze, anche e soprattutto quelle di carattere musicale.


Il percorso

“Mia madre vi partecipava da piccolissima – ha raccontato Franco Biloslavo - con tutti i fedeli riuniti attorno al parroco che procedevano in gruppo pregando e cantando, soffermandosi alle varie stazioni rappresentate da una cappelletta, piuttosto che da un edificio posto come vedetta o punto cospicuo sulle valli circostanti, o da vere e proprie chiesette”. Da queste testimonianze è nata l’idea di ripercorrere gli antichi sentieri che otto anni fa erano appena abbozzati, inglobati dalla vegetazione, in parte distrutti dal tempo e dall’incuria dell’uomo. Anno dopo anno, i sentieri sono stati liberati, con lavoro volontario, dai rovi e dagli arbusti cresciuti senza controllo, le pietre sono state ricollocate al loro posto, la gente del luogo ha messo mano a strade e fontane. Il percorso si sta lentamente completando. Si parte da Piemonte, si fiancheggia la fontana d’acqua perenne, si giunge alla cappelletta, si sale fino alle mura dell’antico castelliere, si scende a Circoti e più giù alla stanzia Silli con l’antica chiesa di San Pelagio con insegne apotropaiche, la croce del Templari e le sue storie ancestrali di strani presagi. Tappa intermedia la chiesetta di San Pietro e poi la risalita lungo il corso del torrente, la cascata, il passaggio nella boscaglia aperto di recente, ancora una fontana anche abbeveratoio e i piccoli centri abitati di Antonzi e frazioni per raggiungere il percorso della Parenzana che con altissimi viadotti supera avallamenti e inghiottitoi per intravvedere ancora una volta Piemonte, la meta.

Biloslavo aveva iniziato raccogliendo foto ed aneddoti, realizzando una mostra e riportando le notizie sul giornalino “Piero vis’ciada”, per restituire dignità alla sua comunità dispersa ed alla località semideserta, abbandonata dai suoi abitanti. “Alle volte mi chiedo se abbia ancora senso ripetere queste iniziative” rivela Franco “per vedere immediatamente fugati i miei dubbi da tutti coloro che attendono ormai con entusiasmo questo 25 aprile sempre diverso, sempre coinvolgente”.


L’incontro con la CI

Un interesse testimoniato anche dal Comune e dalla locale Comunità degli Italiani il cui presidente Mauro Gorjan, nonché vicesindaco, ha portato il saluto al gruppo dei partecipanti riuniti la mattina presto sempre presso il Centro multimediale, l’ex scuola restituita a Piemonte con un dignitoso restauro.
Quest’anno le Rogazioni “laiche” si sono intersecate con la Settimana della musica organizzata da Walter Macovaz e Andrea Alessio, per cui il gruppo in alcune stazioni ha potuto assistere a delle performance musicali con l’esecuzione di pezzi classici, ma anche di musica popolare con il gruppo Vruja o di improvvisazioni come quelle del trombettista Mario Fragiacomo. Le altre stazioni sono state l’occasione invece per degustare vari prodotti del territorio, dolci a Circotti, vino e grappa ad Antonzi, olio d’oliva, pane e salame a Zubini, o viceversa, per conoscere questa terra in tutti i suoi aspetti, quello spirituale e quello materiale: un connubio che ha caratterizzato la festa, che tale è stata in ogni suo momento fino al convivio conclusivo nell’agriturismo di Stridone. Da ripetere, aggiungendo altri contenuti ai quali Biloslavo sta già pensando e rappresenteranno la sorpresa della prossima edizione.

 

 

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