Esuli

È scomparso Lucio Toth

tothlucioÈ scomparso a Roma Lucio Toth, nato a Zara il 30 dicembre 1934, eletto senatore nel 1987, magistrato di cassazione. Pochi dati essenziali, tutto il resto è impegno nell’associazionismo giuliano-dalmato di cui è stato anima e cuore per decenni. E’ stato per decenni Presidente dell’ANVGD, associazione nella quale aveva militato gran parte della sua famiglia per quel legame alla Dalmazia che era stato guida, traccia, ispirazione. Scrittore, ha pubblicato due romanzi, “La casa di Calle San Zorzi” e “Spiridione Lascarich, alfiere della Serenissima” e solo due anni fa aveva consegnato alle stampe la “Storia di Zara”, il suo testamento d’amore ad una terra che ha sentito profondamente senza mai perdere la lucidità di intellettuale globale. La medesima lucidità ed intelligenza che l’avevano portato, nel corso degli anni, a formulare un’analisi profonda delle ragioni dell’esodo ma anche del superamento, possibile ed auspicabile, di ogni frontiera, per mantenere in Dalmazia quella componente culturale ed umana di stampo italiano che ne è parte integrante e che la rende unica, riconoscibile e ricca.
Teorie formulate e condivise con la sua gente nei raduni annui dai quali la sua Lectio si espandeva come direttiva per tutti, come spunto di riflessione e terreno di crescita generale.
La sua capacità di comprendere i corsi e ricorsi della storia, ne ha fatto una vera e propria guida, in grado di dare un senso alla sofferenza di un popolo e di indicargli una strada di speranza, in senso laico, basata sulla fede nella cultura e nella forza umana di un popolo provato dalla storia.
Lo ricorderemo per i suoi interventi illuminati ed illuminanti nelle varie occasioni, al Quirinale nel Giorno del Ricordo come in altre occasioni chiave. Ci piace ricordare il suo intervento in occasione della mostra Histria, i capolavori ritrovati, che nel 2005 venne allestita a Trieste. Nella presentazione non perse occasione di ribadire la sua visione dell’Adriatico unito anche dal messaggio artistico:
“Dal Medioevo fino all’epoca austriaca, l’Adriatico era un mare che rappresentava una koiné culturale piuttosto coesa, non solo nella parte influenzata direttamente da Venezia, la costa nord orientale, dal Po alle Bocche di Cattaro, ma anche la costa occidentale: Romagna, Marche, Abruzzi, Puglie. I committenti istriani, dalmati, marchigiani, abruzzesi ordinavano opere alle botteghe ed agli artisti veneziani. Quando non erano gli stessi artisti a spostarsi di persona per andare a lavorare o fondare botteghe, di qua o di là dell’Adriatico. Così Giovanni da Sansepolcro venne a Zara in piena epoca ungherese a scolpire il Coro dei frati a San Francesco. E il Moranzone all’inizio dell’ultimo e più lungo periodo di dominio veneziano, ai primi del ‘400, fu chiamato a scolpire il coro della Cattedrale zaratina. Carlo Crivelli abitò a lungo e lavorò a Zara, prima di stabilirsi nelle Marche. E così Giorgio Orsini e Giovanni Dalmata, come il pittore Bernardo Parentino, lavorarono di qua e di là del mare. Un Vulciaro Belgarzone da Zara ordinò una Madonna in Trono al veneziano Nicolò di Pietro. E altri ricchi mercanti patrizi potevano ordinare a Vettore Carpaccio pale d’altare per le loro cattedrali. Allo stesso modo un parroco di Conversano, in Puglia, commetteva un polittico a Bartolomeo Vivarini nel 1475. E Jacobello del Fiore seminava le maniere veneziane nell’Abruzzo Ulteriore. Ma torniamo all’Istria nord-occidentale che si affaccia su questo Golfo di Trieste. Ogni persona di media cultura sa quale sia stata la vivacità del Trecento, del Quattrocento e del Cinquecento in Istria e l’apporto di ingegni e di idee che questa regione di frontiera ha portato all’Umanesimo e al Rinascimento italiano. Agli artisti come Clerigini da Capodistria, Giorgio Vincenti, Nazario da Giustinopoli, Domenico da Capodistria, che operavano in tutta Italia, si univano i grande umanisti come Girolamo Muzio, i due Vergerio, il Vecchio e il Giovane, Francesco Patrizi, Giacomo e Paolo Tarsia. E altri che hanno un posto di primo piano nello sviluppo delle arti e del pensiero di quei secoli”.
Rileggiamo queste righe e risentiamo la sua voce ferma, appassionata nel ribadire convinzioni di ampio respiro che l’avevano trasformato nel personaggio chiave del rapporto tra Italia, Croazia e Slovenia. Ricordiamo il confronto a Trieste con Milos Budin di apertura al difficile dialogo con la comunità slovena, ricordiamo il suo ruolo nella realizzazione dell’incontro tra i tre Presidenti Napolitano, Josipovic e Turk che avevano creduto al suo slancio e alla sua analisi del momento storico.
Lucio Toth aveva la grande capacità di vivere il suo tempo senza cementare il suo pensiero ma in grado di evolverlo con generosità ed entusiasmo.
“Sembrava, una decina di anni fa, che si fosse arrivati alla fine della storia – ci disse in un recente incontro -. Il crollo del sistema comunista sovietico confermava questa idea. Le ideologie dell'occidente erano arrivate al capolinea. Dall'11 settembre sembra invece che si fosse ripartirti dall'anno zero. E proprio adesso che cosa ti fanno quei diavoli di esuli istriani, dalmati e fiumani? Si inventano il Giorno del Ricordo e se lo fanno approvare dal Parlamento, con l'aiuto di una destra che sembrava moribonda e di una sinistra che tanto bene non stava neanche lei. È risultato chiaro a tutti che questo recupero della memoria delle Foibe e dell'Esodo dai territori italiani del confine orientale sia collegato psicologicamente ai conflitti balcanici dell'ultimo decennio del Novecento e all'inevitabile coinvolgimento dell'Italia nel processo di assestamento dell'area. Corsi e ricorsi storici. Ma dopo l'11 settembre la domanda che ci poniamo è questa: quel rigurgito di odii etnici e religiosi degli anni Novanta erano l'ultimo capitolo dei totalitarismi ideologici in agonia o il primo capitolo di una guerra nuova: di razze, di religioni, di civiltà? E il terrorismo integralista islamico, che nei Balcani ha avuto ed ha un vespaio di diffusione, si riconnette in qualche modo alle esperienze terroristiche dell'Occidente? Alcuni di voi ricordano i primi attentati a civili e militari italiani nella Dalmazia degli anni 1942-’43.  Nessuna somiglianza? Di fronte a questi interrogativi inquietanti, che gli storici si vanno ponendo, l'esperienza della nostra Dalmazia, questa lunga striscia di terra ‘diversa’ a occidente della penisola balcanica, ha qualcosa da insegnare? Penso di sì e che sia questa la ragione più profonda dell'interesse che la vicenda di un piccolo popolo, vecchia di sessant'anni, ha saputo suscitare proprio adesso, quando più anacronistica potrebbe apparire ad una mente superficiale o a chi vede operazioni politiche di revisionismo, una specie di golpe culturale e mediatico. Magari ne fossimo capaci! È lo stesso interesse che tutti abbiamo per il fenomeno ben più massiccio della Shoah o per il genocidio armeno, che pure è riuscito a  rompere un secolo di omertà. Il nodo cui siamo arrivati riguarda il rapporto fra civiltà e identità. Può sopravvivere una civiltà, come quella occidentale - cui aspirano anche gli ambienti più evoluti delle altre culture - ad una riscoperta di identità di popoli sorpassati dalla storia recente, che vogliono ricuperare il tempo perduto, cercando anche la via della Jihad, cioè di una lotta senza quartiere e senza regole, che potrebbe diventare un delirio di autodistruzione? Le città della Dalmazia offrono un esempio storico di convivenza tra etnie diverse e anche tra confessioni religiose nella saldezza di una identità occidentale e latina che ne costituiva la forza più intima, tale da resistere non solo alla sopraffazione della quantità, ma anche all'urto secolare di più nemici che quella civiltà intendevano cancellare…”
Quando se ne va un uomo di così grande spessore civile e umano, muore anche un po’ di noi. Ci mancherà la sua alta lucidità, la sua capacità di immaginare nuovi scenari e possibilità. Ma ci consola la consapevolezza che egli rinascerà ogni volta che cercheremo di spingerci più in là per seguire il suo esempio.

Antonio Ballarin: Se ne è andato un Amico.

"Prima ancora delle cariche è dei ruoli ricoperti nella sua intensa, fervida e appassionata vita - ha scritto il presidente della Federesuli Antonio Ballarin sul suo profilo Facebook, appresa la triste notizia  - Lucio era ed è un Amico. Uno di quelli che si incontrano, per grazia o per fortuna, nell’età adulta. Uno di quelli verso il quale ti senti attaccato non per convenienza o per soggezione, né per routine o perché ‘così fin dall’infanzia’. No. Lucio è un Amico con il quale si condivide la tensione dell’ideale, la storia nata dalla comune identità, i disegni ed i progetti per il futuro, realistici eppure carichi di positività ed aspettativa. Un amico che conosce bene l’arte della profonda saggezza e, al contempo, della serena ilarità. Frequento la casa di Lucio da molti anni e prima di Pasqua - a ridosso della visita dei Ministri Alfano e Lorenzin che si sarebbe tenuta a Pola, di lì a poco - andandolo a trovare per condividere con lui il da farsi per la nostra causa, era contento di non dover più camminare, finalmente, con il supporto che lo aiutava dal suo ultimo devastante infarto. Nel clima sempre famigliare del suo studio straripante di libri, testi, documenti, file che non riusciva mai a stampare se non tickettando febbrilmente e un po’ impacciato sulla tastiera, mi guardava con l’intenso desiderio nel voler ancora partecipare attivamente a quella visita ed a quegli incontri, tanto ne capiva la loro importanza. “Ti vengo a prendere con un taxi ed andiamo insieme alla Farnesina, poi ti riporto”, gli dicevo mentre vedevo il suo sguardo carico di nostalgia sapendo che non sarebbe venuto: “No, non mi fido, sai, oggi che ci sei tu, è la prima volta che mia moglie si è permessa di uscire, non vuole lasciarmi solo ed il medico dice di non strafare. Ma mi sento meglio! Guarda: cammino senza quel trespolo, vedi sto riprendendo bene”. Ecco com’è Lucio: un pensiero positivo che costruisce e che cerca l’unità anche lì dove, a volte, sembra impensabile poterla ricomporre, perché la tensione ideale viene prima, perché il senso di giustizia viene prima, perché la bellezza della propria identità viene prima. E se questo è essere ‘democristiani’, nel senso spregevole con il quale certi babbei lo apostrofavano, allora desidero esserlo anch’io! Del resto, lavorare per ri-costruire, come lui ha fatto, è sempre più difficile rispetto alla facile distruzione, al dileggio ed alla calunnia gratuita. “Ciao e tieme informado. Fa una bona Pasqua e bone pinze, se sentimo, ciamime”. Così mi salutava sulla porta. Ed ancora. La settimana dopo Pasqua, sentendolo al telefono, sorpreso per il suo improvviso ricovero, dopo aver liquidato in fretta le informazioni che gli chiedevo sul suo stato di salute - importanti per lui, ma in fin dei conto non troppo! - dal letto dell’Ospedale dove era ricoverato si entusiasmava, come ha sempre fatto, quando gli raccontavo gli ultimi aggiornamenti: il Tavolo col Governo, i Beni Abbandonati, la Medaglia a Zara, i codici fiscali, i programmi di scuola… Ora Lucio lo voglio immaginare seduto sul molo nella sua Zara a guardare il tramonto, coi piedi dentro il mare Adriatico che, come lui diceva, unisce e fa da cerniera, perché la guerra, l’odio, la distruzione, l’umiliazione, le soverchierie, sono roba truce ma facile, ma altro, molto altro, è muoversi per realizzare la giustizia".

Furio Radin: È stato un simbolo di amicizia 

Il presidente dell’Unione Italiana e deputato della CNI al Sabor ha ricordato con commozione la figura e l’opera del senatore Lucio Toth. “Siamo addolorati per la scomparsa di Lucio Toth, sia noi che abbiamo collaborato con lui per tanti anni, sia tutta la Comunità nazionale italiana che lo ha stimato e continuerà a coltivarne la memoria. Lucio Toth è stato uno dei primi leader del mondo degli esuli a instaurare una collaborazione con l’Unione Italiana e le Comunità degli Italiani. È stato un simbolo di amicizia e la nostra Comunità nazionale lo ricorderà per sempre. Quasi superfluo dire che il vuoto che lascerà sarà difficilmente colmabile”, ha sottolineato l’On. Furio Radin.

Ettore Rosato (Pd): fra le figure più rappresentative

"Il mondo degli esuli e dell'Associazionismo istriano e giuliano dalmata piange oggi la scomparsa di una delle figure più  rappresentative". Lo dice il capogruppo del Pd alla Camera, Ettore Rosato, commentando la scomparsa di Lucio Toth, che definisce "un uomo politico e un intellettuale che ha dedicato molta parte della sua vita pubblica affinché l'esodo e le tragica vicenda delle foibe non fossero sepolti dal silenzio e dall'oscurità. Alla famiglia, all'Anvgd, alla FederEsuli e a tutti gli esuli che oggi lo ricordano - conclude Rosato - le mie più sentite condoglianze e quelle dell'intero gruppo del Pd".

Gasparri e Giovanardi: grave lutto per Italia

"La scomparsa di Lucio Toth è un grave lutto per l'Italia. Toth non è stato solo un politico, un grande giurista e uno scrittore ma è stato soprattutto un grande patriota. Le sue radici legate a Zara e ai territori italiani di Fiume, Istria e Dalmazia lo hanno visto presidente della Federazione degli Esuli adriatici e ne hanno fatto uno dei principali animatori delle battaglie volte a restituire dignità e giustizia alle quelle popolazioni, vittime del comunismo prima, e dell'oblio voluto da alcuni storici poi.  Abbiamo avuto la fortuna di condividere con lui una parte di questo percorso, di riceverne gli insegnamenti e di riuscire a portare a buon fine vicende come la legge per la tutela del patrimonio storico e culturale delle comunità degli esuli che fu una sua grande vittoria e la realizzazione del film 'Il cuore nel pozzo', che riuscì a far conoscere il dramma del massacro delle Foibe a gran parte della popolazione italiana che, ancora qualche anno fa, ignorava queste vicende. Il rammarico di tutti noi è quello di non essere riusciti, prima della sua morte, a poter far conferire la Medaglia d'Oro alla sua Zara". Lo dichiarano in una nota congiunta i sen. Maurizio Gasparri (FI) e Carlo Giovanardi (Idea).

Serracchiani: testimone esodo che ha scelto sempre il dialogo

"Un testimone lucido e intransigente dell'esodo, che ha saputo nel corso della sua vita costruire, dalle macerie della diaspora, un percorso che ha poi portato al riconoscimento storico, morale e istituzionale di quanto accadde agli esuli istriani, fiumani e dalmati al termine della Seconda guerra mondiale". Con queste parole la presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, ha espresso il cordoglio della Regione per la scomparsa di Lucio Toth. "L'insegnamento che ci lascia - ha sottolineato la presidente - è quello di aver saputo declinare l'ingiustizia non nel rancore e nell'odio, ma nel dialogo e nella capacità di ricercare la verità per condividerla con l'intero Paese. Penso al suo ruolo esercitato con caparbietà e saggezza nell'iter dell'istituzione del Giorno del ricordo, così come nella diffusione della storia dalmata attraverso la letteratura, scrivendo romanzi e saggi". "A tal riguardo - ha concluso Serracchiani - ritengo doveroso che le istituzioni, non solo locali, valorizzino in futuro adeguatamente il ricordo di una figura come Lucio Toth, il quale ha avuto il grande merito di essere stato un protagonista della storia che, partendo da una stagione di grandi sofferenze, ha rivendicato la propria identità scegliendo sempre la strada del confronto e mai quella della divisione".  

Maurizio Tremul: Un uomo retto, votato al dialogo

Visibilmente scosso dalla notizia della scomparsa di Lucio Toth, il presidente della Giunta Esecutiva dell’Unione Italiana, Maurizio Tremul, ha dichiarato che “è stato sempre un uomo retto, dalle idee molto chiare, di sani principi, sempre disponibile al dialogo e che, anzi, del dialogo ha fatto il tratto distintivo della sua vita pubblica. Ha sempre sostenuto la collaborazione con noi e abbiamo avuto modo di sviluppare rapporti molto proficui, sia istituzionali, sia anche amicali. Da uomo colto ed equilibrato, ha saputo quindi coltivare una prospettiva di sviluppo in variegato modo della diaspora, aperta al ricongiungimento con la nostra comunità nazionale. Dal punto di vista personale, è sempre stato un sincero amico di grande cordialità e sincerità, un uomo di grande sensibilità e intelligenza. Ci mancherà”.

Beatrice Lorenzin: Voce degli esuli istrianim fiumani e dalmati

Su Twitter l'omaggio del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. “Ricordo LucioToth, voce degli esuli istriani, fiumani e dalmati, e custode della nostra memoria, un grande europeista” – ha scritto.

 

 

 

 

 

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