Esuli

La dignità delle gesta la bellezza della storia

Succede spesso di scoprire nella Sala Comunale d’Arte di P.zza Unità, una testimonianza del rapporto tra Trieste e l’Istria, nei cognomi degli artisti, nelle tematiche delle loro opere o semplicemente per dei legami che raccontano la storia di questo nostro territorio, a volte di periodi che precedono gli anni della guerra fredda. È un richiamo ad incontrare un’altra dimensione. Qui conosciamo Sergio Budicin con la sua mostra personale intitolata “Cavalli, cavalieri e battaglie”. L’impatto è tosto, il tema inusitato, eppure colpisce la forza del suo messaggio, tutto emana energia, tutto è in movimento.

Questo cognome, chiaramente di origine istriana…

“La mia famiglia proviene da Rovigno – racconta l’artista - da dove il nonno si è trasferito negli anni trenta per ragioni di lavoro per stabilirsi a Muggia, vicino al cantiere dove svolgeva la sua professione”.
Ma Sergio non ha seguito le sue orme, dipinge da quando era bambino, sempre a cercare soggetti da ritrarre. Poi la scuola, il lavoro alla Stock e un impegno, per lui molto importante con un editore di Milano: illustratore di libri di animali.

Si svela all’improvviso la scelta dei soggetti, tigri e leoni nelle mostre precedenti e cavalli in movimento in paesaggi anche esotici.

“Ho lavorato a lungo per delle gallerie in Germania che apprezzavano moltissimo queste mie scelte. Sull’onda di questo impegno, mi recai diverse volte in Africa ad ammirare questi animali nel loro ambiente, li avevo disegnati tante volte per l’editore milanese ed ora li vedevo muoversi liberi nel mondo al quale appartengono”. Un’interazione forte, d’ispirazione per l’artista che ha affinato nel tempo l’interpretazione dei luoghi e delle situazioni. Nel 1992 l’Akademie für Tierschutz di Monaco di Baviera lo ha premiato con l’ambito Goldenen Elefanten, importante riconoscimento internazionale per il suo contributo alla diffusione della coscienza ecologista e alla conoscenza del mondo animale.

Cavalli e cavalieri è un’evoluzione successiva, Sir Lancillotto è chiaramente il ritratto del figlio Roberto, anche lui artista emergente. “Potete vedere i suoi lavori su internet, è bravo davvero”. Un rapporto stretto tra padre e figlio che li porta spesso a ragionare di storia, soprattutto quella medievale, piena di fascino e di richiami ma anche epoche diverse segnate grandi battaglie epiche. Un quadro parla di Alessandro il Grande.

“Non fu mai sconfitto” ricorda Sergio Budicin e nei suoi occhi azzurri da istriano si accende la gioia dell’evocazione.

Epoche in cui l’uomo ed il cavallo vivevano in simbiosi, spesso la loro intesa diventava una oliata macchina da guerra, la promessa della vittoria.

“Arte e storia – ha spiegato Marianna Accerboni, critico e curatrice all’inaugurazione della mostra - s’intrecciano felicemente in questa mostra inedita, che potremmo definire “coraggiosa” per il tema trattato, certamente non approcciato sovente nell’arte contemporanea. Sergio Budicin ci conduce, come fossimo immersi in una sorta di film dai frame dipinti a mano, attraverso la grande storia, popolata di miti immortali. Tra questi, Alessandro il Grande, cui dedica un ciclo di cinque dipinti, Riccardo Cuor di Leone, Lancillotto, Carlo di Valois, ma anche Gengis Khan, il generale Custer sconfitto dalle tribù indiane e il visionario don Chisciotte. Per non dimenticare Giovanna d’Arco e i charros, cavalieri messicani che catturano i giaguari con i lazos, o i mountain men, gli ultimi pionieri americani”.

La gente osserva e prima di uscire dalla sala ringrazia l’artista. La sua è un’arte che racconta in un mondo che ha perso l’amore e l’interesse all’ascolto, alla riflessione, alla passione per la narrazione. Ma come sceglie i soggetti così sofisticati?

“Attraverso un lungo processo di documentazione storica – spiega Budicin -, questa mostra è il risultato di cinque anni di impegno”.

Oltre al talento, aggiunge la Accerboni “l’artista dimostra di possedere l’ineffabile dono di saper rappresentare, al di là delle pure immagini, il concetto di epica, di coraggio e di tenzone, riuscendo a coinvolgere fortemente il fruitore sotto il profilo emotivo grazie anche al grande dinamismo che pervade le sue rappresentazioni, come per esempio accade nella scena dei cavalieri arabi o in quella in cui gli indiani d’America cacciano il bisonte”.

Una pittura colta ed efficace, realizzata a olio su tela o su tavola e ricca di velature, che ci rimanda indietro nel tempo e sa farci sognare, scivolando infine nella purezza del mito di Apollo, che simbolizza il sole, di S. Giorgio che sconfigge il drago, cioè del bene che prevale sul male, e di Pegaso, il più famoso dei cavalli alati, nato, secondo la mitologia greca, dal terreno bagnato del sangue di Medusa, allorquando Perseo le tagliò il collo.
I suoi lavori si trovano in collezioni pubbliche e private di numerosi paesi del mondo.
Nel tempo Budicin ha maturato una tecnica perfetta, che gli consente di “illuminare” le sue opere attraverso molteplici velature: fermamente convinto che gli studi di anatomia, delle svariate tecniche pittoriche e del disegno, assieme all’esercizio quotidiano dell’arte, rappresentino la via da seguire, la insegna, con il figlio Roberto, agli artisti-allievi che frequentano da anni il suo bellissimo studio, situato in posizione strategica poco sotto Opicina.
Andiamo a sbirciare, sulle pagine internet, anche le opere del figlio Roberto e spunta, tra altri quadri, la sagoma di Rovigno dal Porto di Valdibora. Un attimo di tenerezza.
Ma allora a Rovigno ci andate?
“Si, è una meta felice, è comunque un riferimento alle radici”.

Anche per suo figlio?

“Gli piace molto, non so cosa provi nei confronti della città ma qualcosa gli comunica”.

 

 

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