Esuli

Un uomo che sta trasformando il «Formagin» in un importante luogo d’incontro

Monte Grisa, dal Carso di Trieste, guarda il mare e l’Istria, la sua storia è singolare, per certi versi dimenticata dalla città stessa e dai suoi abitanti, spesso immemori che il santuario sia stato costruito per grazia ricevuta. È chiamata da molti semplicemente “Formagin”. Fu il vescovo Santin che, con le truppe di Tito alle porte e i tedeschi asserragliati nel Castello di San Giusto, presagio di una tragedia imminente, chiese aiuto alla Madonna alla quale era devoto da sempre e promise di costruire un tempio mariano in cambio della salvezza della città, che rischiava di essere distrutta. Che valore assume oggi questo messaggio? Ci pensa il premio “Histria Terra”, istituito nel 2008 dall’Unione degli Istriani, a rispondere al quesito, consegnando il riconoscimento a Padre Luigi Moro, attuale Rettore di Monte Grisa.


Un atto d’amore

Missionario, è stato chiamato due anni e mezzo fa a Trieste dal Vescovo Crepaldi, preoccupato per le sorti del santuario che stava precipitando verso la rovina. Il tetto che scivolava pericolosamente, le statue e gli altari in degrado, l’ambiente diventato affatto accogliente con pavimenti e altari da sistemare, impossibile da riscaldare, difficile servire messa per l’eco che di fatto sfasa di alcuni secondi l’ascolto mangiandosi le parole. Ma questi sono dati tecnici. La vera domanda è: perché è importante restituire questo sito alla città?

“Perché è un atto d’amore – spiega Padre Moro – di un vescovo come Santin, che ancora oggi ci indica la strada, perché perdonò tanto e tanti, perché il Vangelo lo aveva educato a guardare oltre le cattiverie, gli egoismi e gli interessi di parte e a indicare sempre a tutti, anche ai suoi nemici, le ragioni alte e nobili del bene comune e della fraternità umana e cristiana”.
Massimiliano Lacota, presidente dell’Unione degli Istriani, ha definito l’opera di Padre Moro, un grande miracolo, per l’impegno profuso, che ha portato a dei risultati insperati, ma anche per il messaggio che oggi rivolge alla città.

Il Tempio è dedicato a Maria Madre e Regina e qui si venera l’immagine di Nostra Signora di Fatima chiamata la “Pellegrina”̀, dono del Santuario di Fatima alla città di Trieste. Per Padre Moro è il Vittoriano di Trieste “perché il pellegrino che arriva al Santuario può ammirare lo stupendo panorama che dal piazzale si spalanca sul mare immenso, disteso tra Aquileia, Miramare e Pirano. È soprattutto un’oasi di preghiera e di riconciliazione con sé stessi e con Dio, per quanti salgono quassù in cerca di spirituale rinnovamento e di pace interiore”.

Prima di seguire la vocazione, Padre Moro aveva studiato ingegneria e architettura. Fu allora che conobbe l’ingegnere e professore Antonio Guacci, che costruì Monte Grisa fra il 1963 ed il 1966, coadiuvato dall’architetto Umberto Nordio.


La posa della prima pietra

Già nel 1948, Mons. Strazzacappa, su un numero della rivista “Settimana del Clero”, auspicò e scrisse: “A conclusione (di un programma proposto per riaccendere in tutta Italia la devozione alla Madonna facendo conoscere il messaggio di Fatima) sarà bello erigere a Trieste un Tempio in onore della Madonna”. Passò il tempo ed esattamente dieci anni dopo, nel 1958, durante una riunione della Conferenza episcopale italiana tenutasi a Roma, venne preso in seria considerazione l’auspicio del Sommo Pontefice Pio XII, che invitava i Vescovi italiani, come già in altre Nazioni era stato fatto, a consacrare l’Italia al Cuore Immacolato di Maria. Affinché l’Atto fosse riconosciuto come un evento storico di straordinaria importanza per la Nazione italiana, fu accolta questa proposta espressa con grande entusiasmo dal Cardinale di Bologna, Giacomo Lercaro: “L’itinerario mariano si concluderà a Trieste con una cerimonia che riuscirà cara al cuore di ogni italiano: la posa della prima pietra di un Tempio dedicato a Maria Regina d’Italia, in ricordo della Consacrazione e quale atto di riconoscenza della Patria preservata dalla tirannide del comunismo ateo. Trieste manca di un vero e grande Santuario mariano: è quanto mai bello che l’Italia glielo offra in quest’occasione! Dalle colline di Trieste la Vergine guarderà e benedirà tutta l’Italia”.

“Il voto del Vescovo Santin diventava improvvisamente e miracolosamente realtà” - ricorda Padre Moro. Sabato 19 settembre 1959 sul Monte Grisa veniva finalmente posta la prima pietra del grande Tempio. Il Santuario doveva dunque ricordare non soltanto la grazia ricevuta dalla città dopo il voto pronunciato dal Vescovo, ma anche la Consacrazione dell’Italia al Cuore Immacolato di Maria: “Ecco la duplice origine - spiegava il Vescovo di Trieste - e il duplice significato del Tempio dedicato a Maria, Madre e Regina, che si innalza sulla nostra città e incombe sul mare”.

La statua arrivata da Fatima

Lo scultore Alberto Barlusa, di Braga, lo stesso che aveva modellato la statua della prima Madonna Pellegrina di Fatima, volle portare personalmente dal Portogallo a Trieste una copia identica della Madonna per destinarla al nuovo Tempio. La data della consacrazione del Santuario fu stabilita per domenica 22 maggio 1966.

Il Santuario di Monte Grisa dal 1.mo settembre 2014 è stato affidato all’Istituto dei Servi del Cuore Immacolato di Maria, di cui Padre Moro fa parte. Il momento più importante della sua opera?

“Nel cinquantesimo, il Tempio si è arricchito nel lato ‘belvedere’ di una presenza austera e benedicente la città: è la statua in bronzo di Mons. Antonio Santin, realizzata dal maestro trentino Bruno Lucchi, che ritrae il presule sospinto dalla bora, con i panneggi al vento e con la mano a serrare con forza il suo cappello sopra il capo”. Da anni la città meditava il luogo in cui porla, tra ritardi e polemiche, proposte improprie e indignazione della popolazione, diventata una questione di contrapposizione politica. Oggi ha trovato pace.

Anche perché il Santuario parla di lui: con l’altare principale della chiesa inferiore dove si ricorda la memoria del Milite Ignoto, voluto da Mons. Antonio Santin per ricordare i 130.000 giovani che, nel 1945 non fecero più ritorno a casa, chiamati ”I Caduti senza Croce”, con l’epitaffio apposto sopra il presbiterio: “Di quanti terre ignote e mari ricoprirono, questa è la croce unica speranza”. L’associazione dei “Caduti senza Croce” pose un prezioso e artistico crocifisso in bronzo, coricato sopra rami spezzati, del Maestro Marcello Mascherini (1967) a ricordo di quelle giovani vite.

C’è poi il dramma dell’esodo giuliano-dalmata; una lapide ricorda quest’evento con le parole: “La memoria riconoscente riunisce in questa Nazaret mariana la chiesa della Venezia-Giulia con i suoi quattro vescovi, Antonio Santin di Trieste-Capodistria, Raffaele Radossi di Parenzo-Pola, Ugo Camozzo di Fiume, Pietro Doimo Munzani di Zara e con tutti i sacerdoti che hanno sofferto, pregato e sperato, saldi nella fede, generosi nella carità, uniti nella morte.

Ispirata al diamante solitario

“Ecco perché Monte Grisa – spiega Padre Moro - è un originale progetto, un ‘Memoriale’, su un ciglione carsico a 330 metri sul livello del mare, visibile da tutti i paesi che si affacciano sul Golfo”. A chi ne contesta la forma, le scelte architettoniche, Padre Moro risponde: “Il Tempio è stato progettato alla fine degli anni ‘50 con i canoni della bellezza classica: la sezione aurea, il triangolo di Eulero, le proporzioni belle della matematica e la radice quadrata del numero 5, con un armonico e proporzionato equilibrio delle parti. Offre allo sguardo una bellezza semplice, radiosa ed austera.
L’autore, ispirandosi al “diamante solitario” incastonato sull’anello delle bellezze di Trieste, ha inteso attirare lo sguardo di tutti verso l’alto, sull’esempio della Vergine Maria a cui è dedicato. È uno dei primi edifici in cemento armato, modulare, autoportante. Il modulo utilizzato è il triangolo isoscele, con la base uguale all’altezza, figura geometrica che dà alla struttura una grande stabilità; viene utilizzato in ogni suo elemento architettonico e ne conferisce uno stile unico, ricco di molteplici significati simbolici. Il triangolo nel linguaggio simbolico biblico, rappresenta la trascendenza di Dio. Nel Nuovo Testamento, richiama la prima verità della fede, la Trinità: un solo Dio in tre persone uguali e distinte, Padre, Figlio e Spirito Santo. Il volume dell’edificio è di circa 40mila metri quadrati, con un’altezza di circa 40 metru, con la superficie dell’aula inferiore di 1.600 metri quadrati e di quella superiore di 1.500; dimensioni ragguardevoli per un edificio di culto: tanto da renderlo assieme alla sua ubicazione il più maestoso di Trieste.
Le pareti a vetro della chiesa superiore conferiscono all’aula trasparenza e luminosità che la rendono in continuità con il cielo, il mare e la vegetazione circostante. Alla chiesa inferiore, invece, gli intrecci dei fasci luminosi, con le loro “lame” di luce e penombre, donano all’interno un’aurea di mistero che invita alla riflessione e al silenzio. E infine il grande profilo triangolare della struttura, con la punta rivolta verso l’interno, per formare il vano campane, disegna una grande “emme” (M): il monogramma di Maria. I triangoli di vetro che ricoprono la facciata, sostenuti da costoni di cemento armato, formano una lunga sequenza di lettere (A) ed (M) che rappresentano le iniziali del saluto angelico: “Ave Maria”. Il modulo del triangolo compare anche nella croce sopra l’altare dell’Eucarestia, a sostenere con la sua fitta trama i grossi cristalli colorati che formano i cinque lobi della croce, a significare le cinque piaghe di Gesù crocifisso”.
E il discorso sulle simbologie non si ferma qui. Ma c’è una parte, la chiesa inferiore – avverte Padre Moro – che è destinata a usi civili, convegni, incontri, che ci ha ispirati a organizzare nei prossimi mesi delle manifestazioni di grande richiamo.
Mentre stiamo correndo incontro alla primavera, Monte Grisa si rivela un luogo da raggiungere, conoscere, visitare attentamente per riflettere su ciò che gli uomini lasciano come segno di una vita convinta. Tanto più in un momento in cui il recupero dei valori è necessario per credenti e atei.

 

 

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