Esuli

Neanche per il Giorno del ricordo verranno colmati i debiti degli esuli

Un 10 febbraio preoccupato quello che si sta preparando per le associazioni degli esuli in tutta Italia. Non ha difficoltà a sottolinearlo Manuele Braico, dinamico presidente dell’Associazione delle Comunità Istriane, che ci aiuta a ricostruire un periodo di lungaggini burocratiche che hanno messo in ginocchio un’intera realtà associativa. A fine 2015 s’era gridato al miracolo per lo stanziamento, da parte del Governo, dei soldi necessari a finanziare l’attività degli esuli. Erano state fatte conferenze stampa per annunciarlo, sottolineando che finalmente dopo una lunga attesa, i progetti sarebbero ripresi, la bella addormentata nel bosco, baciata dal principe avrebbe riaperto gli occhi. Ma la favola si è sgretolata nei mesi a seguire: per tutto il 2016, la promessa è stata rinnovata da due mesi a due mesi. A dicembre l’arrivo dei mezzi, in gran parte già spesi dalle associazioni, sembrava cosa fatta. Sarà il 25 gennaio la data definitiva, era trapelato e a gennaio questa data veniva spostata di altri tre mesi. Nel frattempo i giornali delle associazioni degli esuli hanno chiuso o comunque hanno scelto forme diverse per arrivare ai lettori; l’attività si è fermata. Continua a resistere chi aveva mezzi propri, dei fondi di riserva ma sono poca cosa e soprattutto non consentono di fare alcuna programmazione.

Cosa c’è a monte?

“Una lunga storia di passaggi e lentezze burocratiche – risponde Braico –: è questo il destino dei fondi della Legge 72, la cui mancata erogazione tiene in scacco l’esistenza delle associazioni degli esuli, la possibilità di programmare l’attività e di rapportarsi con i soci attraverso i giornali. In una parola è crisi totale, più volte paventata e denunciata, ormai cosa reale che preoccupa e spaventa”.

Come e perché si è giunti a questo stato di cose?

“Per anni l’associazionismo istriano-fiumano-dalmata ha potuto contare sulla normale gestione dei contributi grazie all’impegno preciso e responsabile del funzionario delegato, ruolo affidato a Trieste agli uffici dell’Archivio di Stato che ha curato la rendicontazione e la liquidazione dei contributi, ex Legge 72/2001 per le annualità 2006/2009. In seguito al pensionamento del responsabile funzionario delegato, è iniziata un’assurda corsa all’individuazione di un funzionario capace e in grado di seguirci. Ricorrendo prima agli uffici della Prefettura di Trieste, che provvederanno alla liquidazione dei contributi riguardanti sia parte dei saldi dell’anno 2010 sia gli acconti per l’anno 2011 in due diverse fasi, il 9 aprile 2013 ed il 9 luglio 2013. Rimangono ancora aperti i progetti 2009. Il ritardo accumulato è già palpabile, le associazioni mettono mano ai fondi creati in precedenza con le elargizioni dei soci, alcune si affidano alle banche per chiudere i progetti già realizzati. In molti casi si tratta di spese tipografiche per periodici e libri, inviti, manifesti ma anche di servizi richiesti per la realizzazione di eventi e manifestazioni quali concerti e spettacoli in occasione del 10 Febbraio, Giorno del ricordo, votato dal Parlamento nel 2004”.

Lo Stato ha approvato una legge per il 10 Febbraio ma le associazioni rischiano di chiudere? Perché?

“Per un susseguirsi di situazioni di stallo: il funzionario delegato della Prefettura rassegna le dimissioni, per difficoltà col suo impegno di lavoro, e segue la nomina di un incaricato presso la Soprintendenza Archeologica del Friuli Venezia Giulia, che passa al vaglio le rendicontazioni per l’annualità 2011. È in questo periodo che la Federesuli, d’accordo con il FD, decide di avvalersi della collaborazione dell’Università Popolare di Trieste proprio per le rendicontazioni per le quali vengono aumentati i controlli. L’UPT, a sua volta, incarica un Centro elaborazione dati, con l’incarico di verificare i documenti. Quest’ulteriore controllo costerà alla Federazione degli esuli 9.760,00 euro: purtroppo, nei vari passaggi risulteranno smarriti quattro progetti presso gli uffici del funzionario delegato e quattro presso gli uffici dell’UPT. In data 24 dicembre 2014 si provvede comunque all’erogazione degli acconti per l’annualità 2012, anche se successivamente il funzionario rassegna le dimissioni in previsione del pensionamento. Gli subentra un architetto, dirigente di lungo corso del ministero dei Beni culturali, che si avvale della collaborazione di un ufficio triestino per le verifiche dei rendiconti presentati dalle associazioni, con il quale si instaura un rapporto che continua tutt’oggi. Il costo complessivo a carico della Federazione degli esuli per l’incarico professionale sarà di circa 12.000 euro per le rendicontazioni giunte in ritardo e riferite alle annualità 2010-2011, e per l’annualità 2012”.

Che cosa spinge i funzionari alle dimissioni appena presa visione delle rendicontazioni?

“La legge 72 ha tante manchevolezze, le regole sono state imposte nel tempo, spesso con valore retroattivo, mettendo in difficoltà le associazioni che non hanno degli uffici contabili; molte nostre realtà sono affidate ai volontari. Abbiamo bisogno di un sistema semplice, veloce ed efficace per mantenere il passo con le richieste del governo, ma anche per rispondere ai bisogni dei nostro soci”.

Siamo ai rendiconti 2011, come evolverà la situazione?

“Le cose continuano ad andare male. L’architetto provvederà alla liquidazione del saldo dei rendiconti presentati per l’annualità 2011 in data 28 luglio 2015 e rassegnerà le dimissioni, non si sa per quali motivi. Il ritardo accumulato è diventato ormai una forbice difficile da allineare. Dopo lunga e difficile ricerca da parte del Ministero, viene nominata a fine luglio 2016 una funzionaria dell’Archivio di Stato di Udine. La Federazione degli esuli, per il tramite del suo responsabile dei progetti, incontra subito nei primi giorni di agosto 2016 il funzionario delegato, sia per metterla al corrente della grave situazione venutasi a creare nel corso degli anni, sia per fornirle tutta la documentazione e le informazioni utili e necessarie per lo svolgimento dell’incarico. A ottobre 2016, il funzionario chiede la consegna della documentazione, che si trova giacente per le annualità 2009/2011 presso l’UPT e per l’annualità 2012 presso la Federazione degli esuli. Viene consegnata rispettivamente il 10 ottobre 2016 e l’11 ottobre 2016”.

E arriviamo alle ultime battute, ormai siamo alla fine 2016...

“In data 2 novembre 2016 la Federazione degli esuli presenta al funzionario una relazione nella quale vengono evidenziate le anomalie e le mancanze nei metodi di rendicontazione, senza però ottenere alcuna risposta. Soltanto il 17 ottobre 2016 il funzionario delegato inizia a chiedere alla Federazione degli esuli, a singhiozzo, i documenti di integrazione ai rendiconti già al vaglio, continuando ad analizzare la situazione fino al 26 novembre 2016. La Federazione degli esuli, per il tramite del suo responsabile dei progetti, informa immediatamente le Associazioni dei rilievi effettuati e della necessità di produrre i documenti richiesti, cosa che viene fatta tempestivamente e il tutto viene consegnato al funzionario con cadenza settimanale, con ulteriori spese a carico della Federazione degli esuli, che chiederà per tre volte una risposta ufficiale su liquidazione e chiusura dei rendiconti almeno per i progetti che non presentano carenze di documentazione, senza mai ottenere risposta”.

Altre dimissioni?

“Esattamente. In data 5 dicembre 2016 il funzionario presenta le dimissioni e in data 21 dicembre 2016 viene sollevato d’ufficio dall’incarico dallo stesso MIBAC. Il Ministero contestualmente provvede alla nomina del nuovo funzionario delegato. I fondi ci sono, non si riesce a farli arrivare a destinazione. Già a dicembre 2015 il funzionario allora incaricato aveva chiesto e ottenuto l’erogazione di fondi al MAE per un totale di 1,4 milioni. A marzo il MAE aveva richiesto la riscrizione dei fondi perenti in bilancio, resi disponibili nell’agosto 2016. A settembre venivano trasferiti sul conto del funzionario di Udine e resi disponibili per l’erogazione. Erogazione che chiaramente non è avvenuta, nemmeno in parte”.

E la Federesuli in tutto questo tempo?

“In tutto questo tempo, la Federesuli non ha fatto altro che attenersi pedissequamente, come indicato dai funzionari che ci seguono, alle norme di legge e alle conseguenti procedure, ma con nessun risultato. Le associazioni sono in crisi, le attività languono. Invece di concentrare l’attenzione su progetti e iniziative, ci si logora nell’attesa che i ritmi possano riprendere nel loro normale fluire. Speriamo che la serie di dimissioni non nasconda una fuga da responsabilità professionali, a ragione o a torto; ma soprattutto non sia frutto di disegni politici a noi contrari. Il momento è estremamente difficile, i giornali escono a singhiozzo o si stanno fermando in assenza di contributi da oltre quattro anni, venendo meno alla loro funzione di costante contatto con le genti sparse in Italia e altrove, che compongono il mondo dell’esodo. Ma la cosa che più preoccupa è che non ci sia spazio per progetti che aiutino il ruolo delle associazioni in un momento di passaggio tra la vecchia e la nuova generazione. Per i figli e nipoti degli esuli è fondamentale poter dare, anche tramite le associazioni, una risposta al loro senso d’appartenenza, al bisogno di legarsi a una cultura italiana ‘diversa’, consapevole e a conoscenza delle nostre vicende, ma certo non meno importante.

Purtroppo il tempo trascorso non è stato nemmeno in parte recuperato dalla Commissione tecnico scientifica col compito di approvare i progetti del 2013 in poi; per cui si creerà un ulteriore vuoto finanziario per i quattro anni arretrati”.
Il Giorno del ricordo si sta avvicinando con nuove tristezze, nuovi silenzi e forti preoccupazioni. Corre voce che ci sia un disegno per azzerare tutto, mondo degli esuli e dei rimasti. Paranoia? Come diceva il mitico Andreotti: “A pensar male si commette peccato, ma molte volte ci si azzecca”. Speriamo di poter smentire quest’assurda considerazione.

 

 

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