Esuli

Viaggio a due nello sport fiumano per raccontare una città straordinaria

Avrebbe voluto averci tutti con lui, a Roma qualche giorno fa, alla promozione del libro “La grande avventura dello Sport Fiumano” perché sa dell’affetto che La Voce del Popolo ha sempre dimostrato nei suoi confronti e della sua attività. Abdon Pamich ha dato alle stampe con Roberto Roberti un libro che esalta la fiumanità dello sport nazionale o la grande passione dei fiumani per lo sport. Dopo l’esodo avvenuto alla fine della seconda guerra mondiale, la fiumanità sportiva non è scomparsa, anzi, è andata crescendo con campioni del calibro di Orlando Sirola, Gianni Cucelli, Sigfrido Volk, Ezio Loik e tanti altri”. Marino Micich, direttore dell’Archivio di Fiume in Roma, ha fatto da moderatore alla serata alla quale hanno preso la parola Giovanni Malagò (Presidente Nazionale del Coni), Roberto Fabbricini (Segretario Generale), Alfio Giomi (presidente della FIDAL), Amleto Ballarini (presidente della Società di Studi Fiumani), Vanni Loriga (giornalista sportivo), Abdon Pamich (campione olimpionico). Quest’ultimo con il profondo rammarico di aver perso recentemente il valido collaboratore Roberti, col quale aveva condiviso l’entusiasmo nella realizzazione di questo volume. Tra i presenti anche i campioni di sempre: Nino Benvenuti e Nicola Pietrangeli.

Il libro, presentato nella Sala Giunta del CONI, al Foro Italico di Roma, con anche un omaggio musicale del M.ro Francesco Squarcia, ripercorre la storia dei grandi atleti esuli da Fiume e racconta attraverso aneddoti personali, cronache e approfondite ricerche storiche la loro epopea. Rifugiatisi in tutta Italia dopo l’esodo avvenuto alla fine della Seconda guerra mondiale, arrivarono ai massimi successi sportivi, olimpiadi comprese. Lo stesso Pamich, futuro campione a Cinque Cerchi, conobbe lo sport in un campo profughi dopo essere fuggito da Fiume insieme al fratello Giovanni ed aver atteso il ricongiungimento con i genitori e Genova.


Entriamo nella storia

I due autori sono testimoni di un riscatto non indifferente: Pamich ha vinto nella marcia un oro alle Olimpiadi di Tokyo del 1964 e Roberti ha partecipato ai campionati del mondo di pentathlon moderno nel 1951 e 1952. I due hanno voluto raccogliere attraverso ricerche d’archivio, ma anche avvalendosi delle testimonianze di vari personaggi e famiglie fiumane, le tappe fondamentali dello sport fiumano, cominciando dal calcio che è sempre stato tra gli sport più praticati. Senza la pretesa – avverte Pamich con estrema delicatezza e rispetto – di essere esaustivi. Ma è un inizio”. Ed entriamo nella storia.
La città quarnerina nel 1926 vede la nascita dell’Unione Sportiva Fiumana che nella stagione 1928-29 disputa il campionato di Divisione nazionale, la massima serie del calcio italiano all’epoca. Tanti sono, inoltre, i calciatori fiumani che si sono messi in evidenza nelle squadre di calcio italiano. Infatti nel 1949 Ezio Loik, una delle stelle del grande Torino, muore insieme ai suoi compagni di squadra nella sciagura di Superga e anche Fiume paga il suo tributo a una delle più terribili tragedie dello sport italiano. Ezio Loik, calciatore nato a Fiume nel 1919, con la maglia granata colleziona 176 presenze con 70 gol e vince ben cinque campionati. Nella storia della Roma un posto particolare occupa Rodolfo “Sigfrido” Volk, grande idolo delle folle del campo di Testaccio. In giallorosso Volk disputa 157 gare realizzando 103 reti. Tra i tanti grandi calciatori fiumani ricordiamo anche Mario Varglien, mediano che disputa quattordici campionati nella Juventus, il fratello Giovanni, che con la maglia bianconera colleziona 381 presenze e Costanzo Delfino, giocatore dell’Olimpia e della Fiumana.


Nuoto, alpinismo e sci

Un altro sport molto amato dai fiumani è il nuoto. L’assenza di strutture specifiche non ha mai rappresentato un ostacolo insuperabile per gli sportivi quarnerini che nel periodo di maggior fulgore del nuoto a Fiume trovano un punto di riferimento importante nelle due società “Esperia” e “Fiumana”. Le due associazioni ottengono importanti successi a livello nazionale. Sport molto amato da D’Annunzio, che durante la reggenza del Carnaro assiste a importanti regate internazionali, il canottaggio ha grande diffusione a Fiume e nel resto del territorio. Sorgono tante associazioni sportive dal Nautico Quarnero alla Società Canottieri Fiumani alla Società Canottieri Eneo. Proprio quest’ultima ottiene notevoli successi con sei vittorie nei campionati nazionali giovanili e diciassette in gare esordienti, juniores e seniores. Fiume può anche vantare una buona tradizione in attività quali l’alpinismo e lo sci. I due grandi alpinisti, Arturo Colacevich e Carlo Tomsig, realizzano un’impresa storica scalando il Piccolo e Grande Risnjak. Sulla scia dell’entusiasmo generato dai grandi risultati ottenuti da Franco Prosperi ai Giochi Universitari Mondiali in Svizzera, lo sci riceve grande attenzione a Fiume e vengono formati il Gruppo Sciatori Montenevoso e il Gruppo Sciatori Monte Maggiore.

Fiume, un vivaio di atleti

La città diviene così uno straordinario vivaio di atleti che arrivano a competere a livello regionale e nazionale.
E ancora, da ricordare il nome di Orlando Sirola (Fiume 1928-Bologna 1995) legato alla mitica coppia di doppio formata insieme a Nicola Pietrangeli. Nel tennis italiano l’accoppiata Pietrangeli-Sirola raggiunge vette altissime come testimoniano la vittoria al Roland Garros nel 1959 e la finale di Wimbledon nel 1956. Nel torneo di Wimbledon il doppio detiene il record di presenze (42). E di nuovo il fiumano Abdon Pamich, atleta specializzato nella marcia, nel 1964 fa sognare gli italiani vincendo la medaglia d’oro alle olimpiadi di Tokyo. Oltre a questo straordinario exploit bisogna ricordare il bronzo ottenuto alle olimpiadi di Roma del 1960, i due ori e un argento agli europei nonché i tre ori ai giochi del Mediterraneo. Nel campo del pugilato invece si deve ricordare almeno la figura del peso gallo Ulderico Sergo. Nel 1936 Sergo conquista la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Berlino mentre a livello europeo ottiene due titoli (a Milano nel 1937 e a Dublino nel 1939). Sergo viene insignito per quattro volte del prestigioso Guanto d’Oro negli Stati Uniti.
La passione per lo sport – si legge ancora nel libro di Pamich e Roberti - è un filo conduttore che attraversa la storia, fatta di successi indelebili e vissuta all’insegna di un esempio che non tramonta. E che può indicare la direzione vincente ai giovani, narrando la leggenda per scoprirne gli interpreti e riassaporare emozioni mai sopite, rivivendo in un flash back infinito il sapore speciale della vittoria.


Un capolavoro di curiosità

“Sono grato a Pamich e a Roberto Roberti – afferma il Presidente del CONI – per aver consegnato alla memoria degli appassionati questo lavoro. Un capolavoro di curiosità che è un testamento di vittorie e di personaggi consegnati agli annali. Abdon è anche una delle stelle inserite recentemente nella “Walk of Fame” del Foro Italico, un museo a cielo aperto raccontato attraverso i fuoriclasse che hanno scritto le pagine più belle del nostro movimento. Lo sport lo celebrerà all’infinito per quello che ha saputo regalarci, ma Abdon con quest’iniziativa editoriale vince un’altra medaglia. La più bella. Regalare un contributo senza tempo per alimentare la passione verso il nostro movimento. E trasformare la storia in leggenda”.

È

incredibile come una città di poco più di cinquantamila abitanti abbia prodotto tanti atleti, tecnici, dirigenti, uomini e donne per lo sport nazionale e internazionale. Sarà per la virtù della sua acqua – azzardano gli autori -, sarà per la dolcezza del suo clima mediterraneo su cui si incuneano la bora e le temperature continentali dell’entroterra, sarà per le bellezze del suo paesaggio tra colli, monti e mare. Sarà per questi motivi che a Fiume, da secoli, in molti vi hanno trovato conforto e ospitalità, accolti con tolleranza e civismo dagli abitanti locali, a loro volta trapiantatasi in questo lembo di terra del Quarnero senza particolari traumi, mai accolti come “foresti” da guardare con sospetto e scarsa considerazione. Una razza mista, insomma, quella fiumana e come tale bella e forte, tagliata per lo sport.
“L’elemento latino frammisto a quello slavo – scrive Roberti -, con venature germaniche, magiare, illiriche, greche e altre, un impasto che da centinaia di anni sforna generazioni aitanti, sane, vogliose di riempire degnamente una giornata non soltanto con lo studio o il lavoro ma anche con una sana attività sportivo–ricreativa. Da quando lo sport ha potuto ritagliarsi spazi più adeguati, cioè da quando la rivoluzione industriale ha concesso all’uomo non solo di massacrarsi dal lavoro, a Fiume le varie discipline hanno trovato d’incanto innumerevoli proseliti, pronti a saltare, correre, lanciare, nuotare. Noi ci limitiamo a fornire soltanto una carrellata di quei connazionali che hanno dato o stanno dando lustro allo sport fiumano. Insomma, oltre ad aver dato i natali a moltissimi medici, ingegneri, giornalisti, letterati, uomini politici e di cultura, la nostra città ha visto nascere persone che hanno fatto conoscere il nome di Fiume in Jugoslavia, in Italia, in Europa e nel Mondo grazie allo sport”.
Il lavoro si basa su documentazioni apparse sulla stampa dell’esodo e su ricordi personali, dai quali è impossibile ricavare, come sarebbe stato desiderio di Abdon Pamich, un’elencazione organica degli avvenimenti e dei personaggi. “Fortunatamente – avverte -, ho potuto anche fruire di preziosi materiali inviatimi da persone di buona volontà che, rispondendo al mio appello apparso sulla Voce di Fiume, hanno inviato foto, ricordi, ritagli di giornale e, cosa di cui sono molto grato, parole di incoraggiamento ed alla fattiva e preziosa collaborazione dell’amico Roberto Roberti (vera memoria storica) senza il cui apporto non credo avrei portato a termine questa modesta opera. Senza queste attestazioni, nei cui confronti mi sento moralmente impegnato, avrei senz’altro rinunciato all’impegno. Mi aspettavo maggiori riscontri da archivi sportivi in Italia, ma devo considerare che l’età avanza inesorabilmente per tutti, e con essa i problemi, mentre diminuiscono gli entusiasmi, poiché è sempre più difficile imbattersi in figli e nipoti sinceramente interessati al nostro passato. Spero che chi legge apprezzi la buona volontà, scusandomi con i tanti che fatalmente avremo dimenticato”.

 

 

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