Esuli

«Gli appunti di Stipe» in italiano e in croato perchè i giovani conoscano le radici della storia

StipeUn libro con tanti destini che trae spunto e forza dalle riflessioni di una vita su questo nostro mondo adriatico che ha subito l’inclemenza della storia, di quella recente e di quella remota. Franco Fornasaro ora potrà essere letto anche in Croazia grazie alla traduzione del suo romanzo documentario “Gli appunti di Stipe”, appena uscito dalle stampe a Fiume con il titolo di “Stipove bilješke”. Sin dalla prima stesura del volume realizzato grazie al contributo del Comitato provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, il suo presidente Silvio Cattalini, aveva perorato la causa di una traduzione in lingua croata. E la ragione si ricollega alla lunga storia di un rapporto che l’ha visto protagonista. E spieghiamo come.
Ci sono personaggi che hanno influenzato lo sviluppo del pensiero sui contatti tra esuli e rimasti. Pensiamo alle proposte di Amleto Ballarini fatte a Fiume sulla necessità di coinvolgere i giovani della maggioranza, quindi croati e sloveni, nella conoscenza della storia e delle dinamiche di sviluppo della popolazione autoctona che è parte anche della loro cultura e della loro capacità di comprensione delle dinamiche di sviluppo del territorio. Concetto ben sviluppato ed argomentato nelle lectio magistralis di Lucio Toth ai Raduni dei Dalmati nelle quali sottolineava la necessità di affidare ai giovani di oggi, di una Zara compattamente croata, il testimone di un’italianità che è stata uno dei tratti principali della storia locale e che, come tale, è patrimonio anche di coloro che oggi vivono e operano sul territorio per la sua storia ed il suo sviluppo. Concetti profondi, di ampio respiro europeo che erano presenti nella filosofia di menti illuminate come quella di Paolo Barbi, alto esponente del mondo degli esuli, che vedeva nell’Europa l’unica via d’uscita da divisioni e nazionalismi che avevano pesato come macigni sulla realtà del Novecento fino a determinare quello spostamento di popolazioni che ancora oggi brucia come ferita aperta in tante province del continente ma che i giovani possono superare.

I viaggi in Dalmazia

Silvio Cattalini ha fatto per decenni di questa filosofia la sua bandiera decidendo di portare la gente a conoscere da vicino i territori di riferimento degli esuli. Con viaggi via nave a Zara e nel resto della Dalmazia è riuscito a fare innamorare di queste destinazioni centinaia e centinaia di persone provenienti dall’FVG ma anche da altre regioni d’Italia. Durante queste permanenze, spiegava con filmati realizzati a tale scopo, sia da amatori che da professionisti, la storia dell’Adriatico orientale ma anche la sua visione di questo mondo dissolto ed ancora recuperabile per un comune ricordo. Veramente nel suo immaginario, la conoscenza doveva diventare anche desiderio, per i giovani, di approfondire la storia dei padri e comunque allacciare con queste realtà rapporti nuovi e proiettati verso un possibile futuro.
Queste considerazioni sono state tema delle sue lezioni presso l’Università della Terza età di Udine dove ha incontrato, non per caso se vogliamo credere che il richiamo dell’appartenenza sia forte, Franco Fornasaro impegnato a tenere dei seminari di vario genere. Farmacista di chiara fama, innamorato delle sue radici istriane, forte per l’essere cresciuto in un quartiere come quello operaio di San Giacomo a Trieste, destinato a vivere ed operare a Cividale del Friuli con i sensi aperti a cogliere i richiami della distanza ma anche le ricchezze della novità, ha sviluppato una particolare attitudine all’analisi ed alla ricerca. Al suo attivo volumi che ribadiscono le sue conoscenze professionali e le indagini nel campo della fitoterapia nel passato e nel presente ma anche e soprattutto testi di carattere sociale, che teorizzano possibili spiegazioni sui mali del Novecento su questo nostro confine orientale e soprattutto sull’appartenenza ad un mondo polverizzato ma ancora riscontrabile nelle sue mille sfaccettature che egli individua e ricompone.

Un incontro fruttuoso

L’incontro dei due personaggi istro-dalmati, senza trascurare quella fiumanità che Fornasaro ha respirato da sempre nel rapporto con i suoceri e la moglie legati alla città per nascita e frequentazione, ha prodotto non solo dibattito ma anche il libro “Gli appunti di Stipe” presentato in FVG ma anche a Fiume e che ora si apprestano a portare a Zara per colmare il sogno di Cattalini. Per farlo in modo completo e appagante, mancava ancora uno step: la traduzione per far arrivare il messaggio a un più vasto pubblico che è stata resa possibile anche con il concorso dell’ERAPLE.
La traduzione in croato è uscita pochi giorni fa. Anzi, si tratta di una versione bilingue, perfettamente allo specchio in ogni singola pagina. “Stipove bilješke”, “Gli appunti di Stipe” è stato stampato a Fiume, nella traduzione della giornalista del nostro quotidiano, Helena Labus Bačić, lettrice Martina Crnolatec. Riporta inoltre delle considerazioni di Paolo Medeossi con il titolo “Nei ricordi di Fornasaro drammi e vicende di confine”, di Fulvio Salimberi “Vademecum di storia dell’italianità adriatica” e di Rosanna Turcinovich Giuricin “Il viaggio di Giuliano e Matteo nella nostra storia”.
“La volontà di tradurlo – dichiara l’autore - nasce anche dal fatto che nel libro sono oggetto di analisi documenti quasi nascosti e curiosità obliate perché scomode per tutti. E inoltre una serie di ragionamenti sospesi nell’aria che mai venivano concretizzati, su torti che sono di tutti e non solo di una parte. Il libro prende di mira anche la dissoluzione jugoslava che ha ulteriormente appesantito la situazione. Un Novecento di tutti contro tutti, che non ha avuto pace”.

Ma chi è Matteo?

“È un giovane studente universitario che vuole capire la storia del XX secolo. Giunto quasi alla fine del suo percorso accademico si imbatte in un anziano professore emerito che ha dedicato la vita alla Storia dell’Età Contemporanea. Vive da solo, non ha figli e Matteo diventerà per lui il discepolo al quale dedicare tempo e impegno per lasciare un’eredità di sapere e conoscenza”.

Che cosa scatta tra i due e a che cosa produrrà il loro sodalizio?

“In un’atmosfera semplice si articola e si dipana una storia di tragiche vicende che hanno contraddistinto le coste orientali dell’Adriatico, che durante tutto il Novecento hanno visto un susseguirsi di guerre, lotte etniche, cambiamenti di confine, resistenze alle occupazioni militari, assassinii politici, massacri perpetuati in nome di Dio, lotte di liberazione, ideologismi infiniti, sopraffazioni, inganni, paure, esodi biblici ma anche volontà di sopravvivere ad ogni costo”.

Che cosa rappresenta per Matteo il prof. Giuliano Giuliani, nome emblematico?

“Il giovane si accorge immediatamente che Giuliani è un testimone del Secolo breve, che racconta con piglio rigorosamente scientifico. Ma soprattutto, si rende conto che il docente vuole coinvolgerlo su alcuni contenuti storici, forse mai espressi come avrebbe voluto e desiderato. C’è in lui anche la volontà che al giovane futuro ricercatore, rimanga non soltanto un lascito di considerazioni ragionate, ma anche un ricordo di emozioni condivise. Il discepolo ne asseconda il desiderio di ascolto e lo accompagna negli ultimi anni di vita durante i quali nascono…gli Appunti”.
Ora i dati della dissoluzione jugoslava, l’entrata di Slovenia e Croazia nell’Unione Europea, i partenariati nei progetti europei che costruiscono una nuova rete di rapporti transfrontalieri, potrebbero portare Matteo a continuare la sua analisi per capire i meccanismi che hanno fatto implodere la Jugoslavia, “è importante ragionarci – anticipa Fornasaro - per capire come le singole etnicità sono state ancora una volta manovrate. Ho già preparato tanto materiale che sto presentando ai corsi all’Università Terza età di Udine, su quanto accadeva 25 anni fa. Alle lezioni tante persone, e non solo anziane”.

Colpisce la dedica del libro: a mons. Mario Cosulich che Franco Fornasaro definisce “un padre spirituale indimenticabile, un maestro di vita inesauribile” che pone accanto, nella medesima pagina iniziale, a Nelson Mandela “dobbiamo tornare ad essere una società solidale”.
Due personaggi della storia locale il primo e mondiale il secondo che per il singolo, per l’individuo, e non solo per l’autore, hanno lo stesso peso, così come tanti personaggi della nostra storia che hanno lasciato un segno a favore di una giusta ricomposizione. Spesso ignorati perché costruire è molto più difficile che demolire o, peggio ancora, dimenticare.
Di fronte ad una società ormai indifferente alle sensibilità dei piccoli gruppi ed al loro destino, non rimane che affidare alla buona volontà dei singoli un lento processo di recupero dei valori di un mondo disperso ma che ha ancora molto da dire.

 

 

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