Cultura

«Conosco la realtà della CNI»

FIUME | Ormai è cosa nota: sarà Giulio Settimo a dirigere il Dramma Italiano del Teatro Nazionale Croato “Ivan de Zajc” di Fiume nelle prossime tre stagioni teatrali. Il giovane attore triestino – classe 1989, formatosi a Osijek –, assumerà l’incarico a partire dal 1º settembre. Fino ad allora, facente funzione sarà Leonora Surian Popov. Ricordiamo che la notizia è stata resa pubblica la scorsa settimana al termine della seduta del Consiglio teatrale, riunitosi per designare i nuovi responsabili dei Drammi Croato e Italiano. Le redini del primo, come noto, sono passate in mano alla regista argentina Renata Carola Gatica.

La nomina di Giulio Settimo, fortemente voluta dal sovrintendente Marin Blažević, è stata accompagnata da qualche polemica in quanto l’attore triestino non era il candidato proposto dall’Unione Italiana, che finanzia in parte l’attività della nostra compagnia di prosa. Infatti, Furio Radin e Maurizio Tremul, rispettivamente presidente dell’UI e presidente della Giunta esecutiva dell’UI, avrebbero preferito vedere Sandro Damiani, attuale consulente artistico del DI, alla guida della compagnia. La loro proposta non è stata però presa in considerazione da Blažević, il quale ha scelto diversamente, con il benestare del Consiglio teatrale.
Non è la prima volta che il DI si affida a “forze esterne” alla nostra realtà comunitaria. È accaduto anche in passato e più precisamente nel 1947, con un giovanissimo Piero Rismondo – futuro giornalista, scrittore, traduttore e operatore teatrale italiano –, le cui conoscenze e operato segnarono indelebilmente il percorso artistico e professionale della compagnia teatrale. Ricorderemo in quest’occasione che anche il noto regista triestino e poi Senatore della Repubblica Italiana, Giorgio Strehler, si rese protagonista di certi timidi approcci per dirigere, subito dopo la Seconda guerra mondiale, la neonata compagnia del Dramma Italiano, ma le autorità jugoslave glielo impedirono, perché lo ritenevano una figura “troppo borghese”. Mentre in tempi molto più recenti un altro regista, sempre triestino e sempre di nome Giorgio, ma di cognome Amodeo, concorse al posto di direttore, ma il direttivo di allora preferì affidare l’incarico a Laura Marchig.
La nomina di Giulio Settimo, che ha portato a una sorta di attrito tra la sovrintendenza del Teatro di Fiume e la dirigenza dell’UI, non deve per forza di cose segnare l’inizio di un’amministrazione incerta del Dramma. Giulio Settimo ha molte carte a sua favore: è giovane, pieno d’idee, ha un percorso formativo invidiabile, e si dichiara pronto alla collaborazione e al dialogo. Lo rileva anche in questa nostra intervista.
“Accettare il ruolo di direttore del Dramma Italiano, unica compagnia teatrale professionista italiana al di fuori dei confini dell’Italia, cofondatrice di uno dei più importanti e splendidi teatri europei, è un incarico che assumo con grande responsabilità e anche onore – ha esordito il neodirettore del DI –. La compagnia di prosa in lingua italiana non vanta soltanto sette decenni di lavori artistici affermati in Europa, ma conta anche numerosi premi che testimoniano la qualità del suo non sempre facile percorso professionale. Per quest’opportunità desidero ringraziare il sovrintendente Marin Blažević e il Consiglio direttivo del Teatro, che mi hanno affidato la guida artistica e organizzativa delle prossime tre stagioni, ma soprattutto ringrazio gli attori della compagnia del Dramma per la fiducia che mi è stata concessa all’unanimità. Colgo inoltre l’occasione di congratularmi con la collega Renata Carola Gatica per la nomina a direttrice del DC, con cui spero di poter instaurare una fruttuosa collaborazione, insieme ai direttori dell’Opera Petar Kovačić, del Balletto Maša Kolar e al direttore tecnico Alan Vukelić, per mantenere alto il nome del Dramma Italiano, e quindi anche dello ‘Zajc’, sia in Croazia che all’estero”.

Come mai ha deciso di candidarsi?

“Grazie ai media locali, conoscevo la situazione creatasi con le dimissioni di Rosanna Bubola. Mi sono semplicemente presentato in teatro con un programma provvisorio, nel senso che era incompleto di dettagli economici che non potevo conoscere. Ho già lavorato sull’aspetto organizzativo e artistico di una compagnia, inoltre ho concentrato gli ultimi anni in ricerca nel marketing teatrale: la mia tesi di laurea s’intitolava “Markering teatrale, analisi delle Realtà del FVG”. Fino ad oggi ho collaborato con molteplici teatri sia in Italia che in Croazia e spero di riuscire ad utilizzare i rapporti stretti con i festival internazionali con cui ho già collaborato per incrementare il prestigio del teatro ‘Zajc’. La scelta presa dal sovrintendente Marin Blažević, a mio avviso, è dipesa soprattutto dal fatto che ho già lavorato con la compagnia del Dramma e, quindi, conosco già in parte la realtà del teatro fiumano. Chissà se la mia storia e la mia formazione si riveleranno utili per arricchire ulteriormente i rapporti tra l’Italia e la Comunità Nazionale Italiana e i programmi artistici che si svolgono in Croazia, Slovenia e Italia”.

Assume le redini del più antico teatro stabile italiano in assoluto. Quello che Giorgio Strehler desiderava dirigere, subito dopo la Seconda guerra mondiale, ma le autorità jugoslave glielo impedirono. Che sensazione si prova?

“Beh, mi sento fortunato. Io potrò farlo! A parte gli scherzi, ignoravo questo dettaglio della storia del grande maestro Giorgio Strehler. Questo mi fa sentire ulteriormente onorato. Credo che la mia nomina sia realmente una fortuna, indifferentemente dai fatti storici. Ho sempre vissuto il Dramma Italiano come una delle compagnie con più libertà artistica. Spero che il futuro confermi questa mia ipotesi. Non sarò mai Giorgio Strehler, ma se riuscirò ad arricchire la cultura locale con almeno un decimo di quello che questo maestro della cultura teatrale mondiale ha apportato all’Italia, potrò asserire d’essere stato un grande direttore”.

Dopo Piero Rismondo nel 1947, lei è il secondo direttore del Dramma a non appartenere alla realtà storica della Comunità Nazionale Italiana di Croazia e Slovenia. Che cosa risponde alle critiche provenienti da queste sfere in merito alla questione?

“Piero Rismondo! Ecco come si chiamava! L’ho cercato. Sapevo di non essere il primo. Ma lo sa che era pure triestino? Pietro Rismondo nel 1947 è diventato direttore e aveva soltanto 23 anni. Ha vinto lui, era più giovane di me quando è diventato direttore; coincidenza vuole che sia scomparso proprio nell’anno della mia nascita. Non parlerei di critiche rivolte alla mia persona, quanto di perplessità per le modalità della scelta della sovrintendenza. È un dato di fatto che io non provenga dalla realtà della CNI, questo però non implica che non la conosca e soprattutto che non possa concorrere al suo bene, come diversi esempi del passato, e non solo, ci dimostrano. Probabilmente la mia nomina è stata inaspettata e quindi avrà creato perplessità ai vertici dell’UI. Sarà mio dovere, ora, appena i miei impegni presi precedentemente come attore me lo permetteranno, presentami ufficialmente ai rappresentanti della realtà che ci finanzia e ottenere la loro fiducia. Sono ormai quasi 10 anni che frequento per lavoro l’Italia, i territori croati e sloveni e le nostre Comunità degli Italiani. Ritengo di conoscere bene questa realtà e di farne, a mio modo, anche parte. Come ho già dichiarato, per me la missione del Dramma Italiano è la cosa più importante: la diffusione e la valorizzazione della cultura e delle tradizioni dell’Italia e della Comunità Nazionale Italiana in Croazia e Slovenia, mantenendo alto il livello artistico della nostra compagnia. I vertici dell’Unione Italiana e dello ‘Zajc’ troveranno con me molto presto un punto d’incontro, sono convinto che a entrambi stia molto a cuore il futuro del Dramma Italiano e dei suoi attori”.

Come si presenta il suo programma artistico per la prossima stagione?

“Posso rispondere in modo inconcreto, poiché aspetto la conferma del programma che ho presentato, e preferisco non anticipare progetti che non potrò realizzare. Gli autori saranno sia nostrani che internazionali. Quello che posso anticipare un po’ più dettagliatamente è l’impegno che intraprenderò con il nostro pubblico del futuro: i giovani. Ho intenzione di arricchire considerevolmente l’offerta di spettacoli per i più piccoli e per gli studenti delle scuole medie superiori. Inoltre, ho intenzione di presentare anche altre iniziative formative tese a migliorare ulteriormente i rapporti tra teatro e scuola. Così abbiamo fatto a Karlovac per rilanciare il teatro, siamo partiti dal pubblico più giovane, per cui lo farò anche a Fiume. M’impegnerò a collaborare in sintonia con la CAN costiera, per coinvolgere il nostro pubblico delle scuole e comunità slovene. Continueranno anche i rapporti con TV e Radio Capodistria, con cui Leonora Surian e Giuseppe Nicodemo hanno collaborato per filmare diversi nostri spettacoli del DI. Infine, m’impegnerò per portare i nostri spettacoli anche in Dalmazia e nelle altre realtà che sono parte della CNI, ma che sono troppo lontane per usufruire completamente dell’offerta culturale del Dramma Italiano”.

Quanto conosce la storia della nostra realtà comunitaria?

“Conosco bene l’argomento. Sono di Trieste, città simbolo dell’esodo giuliano-dalmata, e ho vissuto un terzo della mia vita su e giù tra la mia città natale e i Balcani. Penso quindi d’aver vissuto in tantissime realtà diverse e di potermi considerare una persona multiculturale. A Fiume poi, ho vissuto per circa un anno. In questo lasso di tempo ho lavorato sia con il Dramma che con il Teatro dei burattini, apprendendo almeno in parte la cultura della città. È stato un anno bellissimo quello trascorso a Fiume e mi auguro che i prossimi in cui vivrò in questa squisita città siano altrettanto felici”.

 

 

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