Cultura

Norma Cossetto, figura simbolo

TRIESTE | Affidarsi a una graphic novel è un modo innovativo di raccontare la storia dell’esodo, delle foibe, della vicenda degli italiani dell’Adriatico orientale. Infatti, oggi più che il contenuto, che comunque resta fondamentale, diventa importante il come si narra e scegliere un mezzo di comunicazione efficace, snello e agile è forse il modo migliore per farlo arrivare al grande pubblico, ai giovani, in particolare. Dal 2004, istituzione del Giorno del Ricordo, di testi scientifici, conferenze, saggi e testimonianze dirette, ne sono stati prodotti molti, eppure ci sono ancora sacche di ignoranza che vanno recuperate, come dimostrano gli ostacoli e i tentativi di censura che hanno accompanato la presentazione del fumetto “Foiba Rossa. Norma Cossetto, storia di un’italiana” a Padova e recentemente anche a Gorizia.
Contestazioni assurde, che
(s)qualificano più quelli che le fanno rispetto all’oggetto del contendere. A Trieste, nella sede dell’Associazione delle Comunità Istriane, invece, l’incontro sul fumetto ha avuto la risposta auspicata: un interesse molto forte (la sala era gremita e c’erano pure tanti giovani), emozione, partecipazione.


Rispetto per il dramma sofferto

E in primis rispetto per una figura diventata, simbolica; rispetto per il dramma sofferto dalle genti istriane, fiumane e dalmate, che si ritrova tra le pagine del volume. “Foiba rossa” si articola con i testi di Emanuele Merlino (Comitato 10 Febbraio) e i disegni di un artista noto come Beniamino Delvecchio (per anni tra i realizzatori di Diabolik, oltre che di albi per Sergio Bonelli Editore e Edizioni Star Comics). “Da giovane mi colpì subito la tragedia di questa studentessa stroncata nel fiore della vita dalla barbarie che la popolazione italiana dell’Istria sperimentò nel passato, una barbarie che si sta rinnovando oggi in Europa e nel Medio Oriente”, ha esordito ieri sera il presidente dell’Associazione delle Comunità Istriane, Davide Di Paoli Paulovich, che al sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, ha chiesto maggiore valorizzazione della statua in onore di Norma Cossetto eretta nel 2009, come pure di collocarne una all’interno dell’Istituto Regionale per la Cultura Istriano-fiumano-dalmata (rispettivamente Civico Museo della Civiltà Istriana, Fiumana e Dalmata), affinché sia da monito e insegnamento ai giovani”.
Dipiazza ha precisato che indubbiamente si cercherà di fare qualcosa in questa direzione. Il sindaco ha rievocato il lungo percorso che è stato compiuto nell’acquisizione di questa storia d’Italia rimasta nell’oblio per troppo tempo. E alle genti istriano-fiumane-dalmate ha espresso empatia per il dolore del distacco dalla terra natia.


Un salto di qualità

Paolo Sardos Albertini (presidente della Lega Nazionale) ha rilevato che con il fumetto su Norma Cossetto è stato fatto un salto di qualità, come anni fa con Magazzino 18, perché questa storia sia recepita, in modo anche coinvolgente. Il contenuto è estremamente corretto, come pure la sua drammatizzazione, ha sottolineato Sardos Albertini. Il presidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia e del Centro di Documentazione della Cultura giuliana, istriana, fiumana e dalmata, Renzo Codarin, ha annunciato due nuovi progetti, uno calibrato sull’eroe capodistriano, Nazario Sauro, l’altro sulla legge dei torti, ossia i risarcimenti mai arrivati agli esuli. Davide Rossi, di Coordinamento Adriatico, ha aggiunto che su Sauro si sta già lavorando con l’auspicio di realizzare presto il lavoro. Rossi si è soffermato sulla protesta che a Padova ha frenato in un primo momento la promozione dell’opera, un episodio che lo ha profondamente turbato e che gli ha fatto comprendere come ci sia ancora tanta strada per rimuovere l’ostracismo nei confronti della storia di queste terre.


Quanto «mai più...»

Fausto Biloslavo, giornalista di guerra (Il giornale), si è fortemente speso per la divulgazione di questo fumetto e lo ha fatto “in nome della libertà e del diritto di espressione innanzitutto, poi in nome di mio nonno, triestino come il sottoscritto, deportato dai partigiani titini a guerra finita, senza aver fatto nulla di male, ma soprattutto perché, purtroppo, ho visto con i miei occhi il dramma, le violenze e i massacri perpetrati negli anni Novanta proprio in quelle terre orientali, durante gli scontri tra Croati, Musulmani, Serbi e Kossovari, in nome dell’egemonia etnica. Ora, dopo aver sperimentato questi tragici ricorsi storici, voglio affermare chiaramente e con forza ‘mai più storie come quella di Norma Cossetto, mai più il perpetrarsi di crimini di guerra, da qualunque parte essi vengano commessi, mai più le Foibe, mai più, soprattutto, la pulizia etnica”. Biloslavo ha anche osservato che la vergogna di chi nega (autentici nipotini di Stalin in quanto a violenza e intolleranza) è come se infoibasse nuovamente Norma Cossetto, nel 2018.
Dunque, il volume ha al centro la figura di Norma Cossetto, giovane istriana, laureanda all’Università di Padova, barbaramente violentata e uccisa da un gruppo di partigiani nel 1943, nei pressi della foiba di Villa Surani, mentre stava preparando una tesi di laurea intitolata ‘Istria Rossa’, in riferimento ai giacimenti di bauxite istriani.
L’autore dei testi, Emanuele Merlino ha spiegato com’è nato il fumetto. Alla base c’è stata una forte volontà di ricostruire e tramandare, attraverso accurate e ben documentate ricerche storiche, la triste fine di Norma Cossetto, una ragazza come tante altre, figlia di piccoli proprietari terrieri, che aveva due grandi passioni: l’Italia (sentiva moltissimo il suo essere italiana, che amava la propria terra in modo viscerale e che ha testimoniato questo stato del suo essere fino alla fine, a costo del martirio) e l’insegnamento. Norma, che non ha accettato di entrare a far parte del movimento partigiano, come le era stato proposto dai titini, proprio perché non voleva vivere in modo diverso dal proprio essere interiore, ha pagato con la vita questa sua coerenza ideologica. La giovane studentessa, che girava l’Istria per preparare la sua tesi di laurea sulla terra “rossa” ricca di bauxite, amava lo sport e la vita, ma soprattutto serbava dentro di sé un grande sogno, quello di laurearsi e di diventare un’insegnante, per formare quelli che sarebbero diventati gli uomini e le donne del futuro, per contribuire a plasmare la società del domani, proprio per il grande amore che nutriva verso la terra istriana, la sua terra. “Norma Cossetto è stata mirevole testimone delle tragiche vicende istriane, della barbara violenza perpetrata dal nuovo padrone che ha voluto prendersi tutto per sé, compresa l’identità, la presenza stessa degli italiani, da cancellare a ogni costo e con ogni mezzo agli occhi del mondo, attraverso l’infoibamento”, ha concluso Merlino.
Lo sforzo degli autori, dell’editore e delle associazioni degli esuli che l’hanno sostenuto, è quello di arrivare finalmente a una storia condivisa. Non una memoria di parte, bensì una memoria collettiva, di un popolo, di una nazione intera. Il fumetto può effettivamente essere uno strumento di narrazione molto efficace, sulla falsariga di quanto ha fatto Simone Cristicchi con “Magazzino 18”. Ora non resta che arrivare sul grande e piccolo schermo. Il contesto storico post 8 settembre 1943, in cui si inserisce la pagina di Norma Cossetto, sono raccontate nel film “Rosso Istria”, diretto da Maximiliano Hernando Bruno, con la scenggiatura del regista padovano Antonello Belluco, prodotto dallla Venice Film Production e finanziato con un contributo della Regione Veneto – protagonista l’attrice Selene Gandini, affiancata da un cast di nomi prestigiosi come Franco Nero, Geraldine Chaplin e Anita Kravos –, che è ancora fermo in fase di postproduzione. Speriamo veda la luce preso. Chissà, forse e magari anche al Lido di Venezia, dov’è stato lanciato qualche tempo fa.

 

 

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