Cultura

Un volume dedicato a Beda

TRIESTE | Morì ad Auschwitz, dopo avere amato in modo totale la sua gente, la musica e le vacanze estive a Grado. Friedrich Löhner, in arte Beda, era ebreo, proveniva da un famiglia alto-borghese boema, che si trasferì a Vienna dopo la sua nascita, avvenuta nel giugno del 1883. “Le vie della capitale sono lastricate di cultura, mentre quelle delle altre città, d’asfalto” ebbe a dire il padre, che originariamente portava il nome dei Löwy. La comunità ebraica era florida, circa il 10 per cento della popolazione, e le prospettive per il futuro di Friedrich ottime. Sono questi i primi appunti sulla vita di Beda, che Alessandra Scaramuzza annota nel volume “Tu che m’hai preso il cuor”, sottotitolo “Auschwitz non era il Paese del sorriso”, edizioni della Laguna.


L’impossibile amore tra due giovani

E non a caso cita la canzone famosa dell’altrettanto famosa operetta di Franz Lehár, scritta proprio da Beda, nella quale si descrive l’impossibile amore tra due giovani di etnia e religione diversa. Siamo nel 1923, le folli teorie del nazismo sono ancora da venire, mentre in Italia Mussolini ha già preso il potere. Beda vive le difficoltà di amori misti: lui, ebreo, osserva quanto la famiglia e la società osteggino i mescolamenti, favoriscano le separazioni di mondi diversi, che nel momento della grande scelleratezza hitleriana favoriranno le persecuzioni.
E dopo una brillante introduzione storica sulla Vienna dell’epoca da parte di Pierluigi Sabatti, nella quale emergono le tante contraddizioni di una società che, sconfitta dalla Grande Guerra, ha visto dissolversi un Impero, chiede all’autrice come si sia imbattuta in questo personaggio.


Anni di assidue ricerche

Alessandra Scaramuzza racconta così di avere trovato per caso il nome di Friedrich Löhner, allorché cercava nell’archivio del museo teatrale “Carl Schmidl” di Trieste un testo da allestire in una successiva edizione del Festival d’Operetta, dopo il successo ottenuto con la “Bella Galatea” del dalmata Franz von Suppè, di cui aveva curato la regia. “Scoprii Pierrot nero, lo lessi e ne ricavai l’idea, che in quanto a scrittura Friedrich Löhner fosse paragonabile al grande Arthur Schnitzler”. Seguirono tre anni di assidue ricerche in Austria da cui emerse la figura dello scrittore, che la Scaramuzza definisce un poeta. Con le poesie infatti aveva esordito da ragazzo, pubblicate con il nomignolo di Beda. Il padre per lui aveva scelto gli studi di giurisprudenza, ma ciò non gli impedirà di scrivere canzoni, canzonette, operette, articoli di giornale, di tutto e di più; sarà amato persino da Hitler per i testi delle Beda Song, anche se questa fama non lo salverà, resterà per tutta la vita un poeta. Tra quelle scritte ad Auschwitz emerge una forte vena sarcastica, come nella poesia del Drago in cui descrive la parabola mortale di Hitler, che però purtroppo Beda non riuscì a vedere.
Sin da giovane era stato un fervente ebreo, anzi ebbe modo di scagliarsi con vigore contro i convertiti, contro coloro cioè che nella “cattolicissima Austria” avevano scelto di abbracciare altra religione per motivi di opportunismo. Fu ispiratore del trasferimento di tutti gli ebrei nel nuovo stato della Palestina. Ciò nonostante, sarà fino alla fine austriaco, scriverà contro la Repubblica e contro la democrazia, restando fedele al vecchio ordine asburgico dopo il tracollo: “I tempi nuovi non sono in sintonia con me... in tutti gli uffici pubblici più alti risiedono uomini, privi di cultura e di autorevoli sostenitori... che oggigiorno governano i destini! E questa sarebbe una Repubblica!”.


«Hitler mi ama»

Nel ben documentato e accurato libro che Scaramuzza dedica al grande librettista austriaco, gli inglesi direbbero più degnamente ed esaustivamente lyricist, la sua vita si dipana tra grandi nomi di intellettuali dell’epoca, titoli importanti di operette e canzoni, teatri che ospitano i suoi grandi successi. Fino alla fine, quando incredulo del fatto che gli potesse capitare qualcosa, agli amici che lo invitavano a scappare dirà: “Hitler mi ama”. Il primo giorno dell’Anschluss verrà arrestato e condotto nel carcere, da cui partirà per Dacau prima, fino a morire ad Auschwitz, protetto e amato da tutti i suoi compagni di sventura.


Famiglia a grave rischio

Scriverà l’inno di Buchenwald, nel quale è ancora pieno d’energia e di speranza; malinconico sarà invece l’inno ad Auscwitz, nel quale in italiano recita “è in cielo la cortese Signora Luna, quando si sveglia il campo di Buna”. Aveva disperatamente sperato che l’amico Franz Lehár sarebbe arrivato in suo soccorso, dimentico che il grande compositore delle operette viennesi dell’epoca d’argento doveva già preoccuparsi di salvare la moglie, anch’essa di origini ebraiche, e non avrebbe potuto esporsi oltre senza mettere a grave rischio la sua famiglia.


Spaccato di un’epoca

“Tu che m’hai preso il cuor” è lo spaccato di una culturalmente grande e nel contempo storicamente tragica epoca, ben documentato e corredato di foto, documenti autentici, immagini di manifesti, spartiti, foto di scena e dall’elenco corposo dell’opera mastodontica di questo sfortunato poeta.

 

 

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