Cultura

Abbazia accoglie il Galà dell’Operetta

ABBAZIA | Dalla profondità di Mozart alla spensieratezza della rivista musicale. L’Operetta come strumento per ragionare sull’evoluzione dei gusti e sulla forza della tradizione. Tutto questo al Galà dell’Operetta, che l’Associazione Internazionale dell’Operetta di Trieste ha voluto offrire al pubblico del Quarnero con una serata nel Centro turistico-culturale “Gervais” di Abbazia. Una nuova struttura ancora in rodaggio che s’apre a un’offerta ricca, che certo coinvolgerà tutta la regione.

Per l’Operetta triestina, che ha portato in scena sabato sera, i soprani Marzia Postogna e Ilaria Zanetti, il tenore Andrea Binetti, e il baritono Nicolò Ceriani, con Corrado Gulin al pianoforte, è stato un esperimento, ma anche un grande omaggio alla storia del genere musicale. Danilo Soli, storico presidente dell’Associazione, non mancava di ripetere che il Festival dell’Operetta di Abbazia a metà degli anni Trenta avesse consacrato il genere in tutta la regione: non a caso negli anni Cinquanta sarà proprio Trieste a raccogliere il testimone perpetrandone i fasti.


Ritorno alla tradizione

La consapevolezza di questo ritorno alla tradizione e a un legame che potremmo definire “ancestrale”, la serata di sabato scorso, svoltasi alla presenza del sindaco della Perla del Quarnero, Ivo Dujmić e dei presidenti delle Comunità degli Italiani di Abbazia e Fiume, rispettivamente Pietro Varljen e Orietta Marot, è stata accolta con grande entusiasmo dal pubblico eccezionalmente numeroso. Non soltanto, questo legame Abbazia-Trieste vuole crescere, diventare punto di riferimento in una ritrovata armonia alto adriatica, di chiaro stampo europeo, che spinge a ricercare nuove forme di contatto e collaborazione.
Lo spettacolo ha avuto inizio proprio con una selezione di musiche mozartiane tratte dal “Flauto Magico”, eseguite con grande slancio al pianoforte dal Mº Gulin e dall’entrata di Enrico Ceriani e Ilaria Zanetti con il duetto “Papageno”. Un primo assaggio accolto da applausi entusiastici da parte del pubblico. A fornire alcune note essenziali del concerto, Rossana Poletti e Neven Ivanić, che hanno introdotto nelle due lingue, italiano e croato, in un perfetto bilinguismo, ribadendo i vari concetti in piena libertà, sfuggendo a una mera traduzione letteraria. Ma le lingue proposte sono state numerose durante la serata: inglese, francese e tedesco, fedeli nelle esecuzioni all’origine stessa dei pezzi e con l’entrata in scena anche di Marzia Postogna e Andrea Binetti. Il programma infatti si proponeva di ripercorrere la storia dell’Operetta attraverso gli autori che ne hanno determinato il grande successo, vale a dire J. Strauss, Offenbach, Suppè.
Ricordando i loro meriti, ma anche la folle concorrenza. Jacques Offenbach usò straordinariamente la piccola lirica per fare la satira graffiante e irriverente dei suoi contemporanei, riempiendo così i teatri di Parigi, e un nostro conterraneo, il dalmata Francesco Ezechiele Ermenegildo, cavaliere di Suppè Demelli, o più semplicemente Franz von Suppè, pur avendo dato i natali all’Operetta viennese non mancò di cantare il suo amore per l’Italia. Ma su tutti, colui che rimane immortale è il re del valzer, Johann Strauss. Suo “Il pipistrello”, quasi un’opera lirica. I contemporanei attraversarono l’800, provando gelosie e rivalità, ma sostanzialmente aiutandosi l’un l’altro a fare buona musica. E come non ricordare che ad Abbazia arrivarono Lehar nel 1935, Kalman nel 1936 e Abraham nel 1937, i tre più grandi talenti dell’epoca, che fecero debuttare proprio qui le loro nuove produzioni. Ecco che le esecuzioni lanciano un ponte col passato rendendo il presente pieno di promesse e nuove possibilità.
Il pubblico non ha mancato di applaudire, convinto dopo ogni performance degli esecutori, “Toujours l’amour” o “Mister Brown”, con la voglia di partecipare al canto coinvolgente, entrato nella cultura del territorio attraverso le testimonianze di bisnonni, nonni e genitori.
L’evoluzione dell’Operetta passa attraverso le creazioni di Brecht e Weill, di Benatzky col suo “Al Cavallino bianco”, tanto per citarne qualcuno. E poi il musical, e infine la commedia musicale. I protagonisti della serata hanno voluto concludere con un potpourri dedicato proprio alla rivista di Garinei e Giovannini: come non coinvolgere il pubblico con un “Aggiungi un posto a tavola...”.


Rendere giustizia a un passato buio

La gente è uscita dalla sala soddisfatta, sorridente, fermandosi a guardare i pannelli della mostra sulla storia dell’Operetta di Abbazia, allestita da Giulio Bonačić per conto dell’Associazione dell’Operetta di Trieste, completando una cordata compatta e coesa, che è riuscita a realizzare questo spettacolo di successo. La mostra racconta la crescita e il declino di un Festival che la politica deciderà di spegnere sulla scia di ideologie e dittature autoreferenziali, che non accettavano l’osmosi linguistica e culturale. Oggi si rende giustizia a un passato buio, dando la dovuta dimensione al dialogo culturale anche attraverso la musica, di cui l’Operetta è una componente imprescindibile.

 

 

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