Cultura

Sir Richard Francis Burton una personalità dai mille volti

ABBAZIA | La Perla del Quarnero ricorda la figura dell’instancabile viaggiatore, soldato nell’India coloniale, esperto schermidore e pugile, appassionato studioso di cultura araba, esploratore, poliglotta, traduttore, archeologo, naturalista, diplomatico e antropologo, Sir Richard Francis Burton (1821-1890), personalità dai mille volti e dalle mille sfaccettature, che nell’arco della sua avventurosa esistenza s’interessò a quasi tutte le discipline dello scibile umano. E lo farà con la conferenza in lingua inglese – in programma il prossimo lunedì 16 ottobre alle ore 9.30 –, a Villa Antonio ad Abbazia, sede della locale Comunità degli Italiani. L’appuntamento vedrà la partecipazione di ricercatori e “Burtonistas”, come vengono definiti gli studiosi della sua vita e opera, dal Regno Unito, da Italia, Francia e Slovenia, che presenteranno i loro studi su diversi aspetti della vita di uno dei personaggi più interessanti dell’epoca Vittoriana. La conferenza si articolerà nel corso dell’intera giornata, con una prima parte di relazioni e la seconda, nel pomeriggio, con la lettura di alcuni suoi racconti tradotti dall’arabo. A organizzarla è il gruppo “Burton 125+2” (la somma della cifra indica l’anniversario della morte) assieme all’Ufficio turistico di Abbazia e il sostegno della locale Comunità degli Italiani. E in tale occasione abbiamo interpellato il principale organizzatore, lo studioso Michael Walton, che insegna lingua inglese al Consorzio universitario di Pordenone.


Una vita straordinaria

Chi era Richard Francis Burton?

“Era un personaggio di notevole qualità sia biografica che intellettuale. Nato nel 1821, Burton fu con Livingstone, Stanley, Baker e Spee, fra i primi cinque esploratori del suo tempo, ma nessuno di essi può competere con lui in campo antropologico, etnologico e linguistico. Viaggiò da solo e sotto travestimento alla Mecca, tradusse ‘Le mille e una notte’, ‘Il giardino profumato’ e il ‘Kama Sutra’, viaggiò con John Hanning Speke alla scoperta dei grandi laghi africani e della sorgente del Nilo, visitò Salt Lake City insieme a Brigham Young, viaggiò in lungo e in largo e scrisse molto. Fu probabilmente il terzo migliore spadaccino europeo del suo tempo. Servì come console britannico a Trieste, Damasco e Fernando Poo. Fu nominato cavaliere nel 1886. Era più intelligente della media dei suoi compagni, aveva una cultura più irregolare, però più vasta. A Oxford gli fu negata una borsa di studio non perché non sapeva, ma perché sapeva troppo, ma a modo suo. Fisicamente era una specie di gigante, scuro di carnagione; intellettualmente era un concentrato d’intelligenza e di arroganza, parlava 26 fra lingue e dialetti, poteva travestirsi da arabo, da indiano, da persiano, praticava l’ipnotismo, e non permetteva alla morale di intralciare la conoscenza”.

Come nasce l’evento ad Abbazia?

“La conferenza nella Perla del Quarnero è la più recente di una serie d’iniziative avviate nel 2010 per ricordare la figura di Sir Richard Francis Burton nell’anniversario dalla sua morte, avvenuta il 20 ottobre del 1890. Successivamente due anni fa, nel 125.esimo anniversario, gli abbiamo dedicato una conferenza a Trieste. Quest’anno, invece, lo ricordiamo nuovamente con un appuntamento, questa volta però ad Abbazia”.

La scelta del luogo non è casuale?

“Proprio così Sir Richard e la sua consorte Isabel trascorsero l’inverno 1887/8 presso l’albergo Stefanie, oggi Imperial, mentre lui era impegnato a concludere la traduzione dall’arabo della seconda tranche de ‘Le mille e una notte’, meglio conosciuta col titolo ‘Le notti arabe’. Scrisse, inoltre, diverse opere aventi come soggetto le terre dell’Alto Adriatico orientale”.

Perché Sir Burton è importante per questi nostri territori?

“Durante la sua permanenza a Trieste, dal 1882 fino alla morte, Sir Richard sentiva gli anni della vecchiaia sulle spalle. Cosa che gli impediva di intraprendere i grandi viaggi d’esplorazione che contraddistinsero la sua giovinezza. Ciò non gli impedì, però, di visitare le terre del circondario di Trieste. Burton fece diversi viaggi attraverso l’Istria e lungo le coste dalmate, arrivando a raggiungere perfino la lontana isoletta di Pelagosa. I suoi interessi per queste terre erano essenzialmente rivolti all’archeologia e all’antropologia. I suoi testi sui castellieri, sulle rovine di Salona e sui ritrovamenti di Pelagosa sono ancora oggi pietre miliari per gli studiosi internazionali di archeologia. Così la sua opera più nota sull’Istria è stata tradotta anche in italiano con il titolo di ‘Note sopra i Castellieri e rovine preistoriche della penisola istriana’ (Capodistria 1877, e ristampata a Trieste nel 1970). Scrisse ancora ‘Note sull’Istria’, Archeografo Triestino, 1963-1964. Durante le sue visite in Istria, Burton raccoglieva informazioni geografiche, storiche ed etnografiche sulla penisola e sugli abitanti, e si unì a coloro che proprio in quel periodo riconoscevano nelle gradine gli insediamenti preistorici, piuttosto che accampamenti romani”.

Lo sceicco Mirza Abdullah

Qual è oggi il suo lascito?

“Più che lascito dobbiamo parlare di un problema: questo straordinario esploratore inglese rimane ancora oggi una figura poco conosciuta. Tanto che tutti lo scambiano per quel Richard Burton, l’attore teatrale e cinematografico due volte marito di Elizabeth Taylor. Detto questo penso che ci siano diversi importanti aspetti legati alla sua figura e che possono rappresentare uno stimolo per i giovani del nostro tempo. Sir Richard Francis Burton era un avventuriero che ha intrapreso viaggi pericolosi. La sua impresa più famosa, che gli assicurò la fama eterna, fu il pellegrinaggio alla Mecca.
Nel 1853, dopo mesi di preparazione, di studi sulla religione dell’Islam, di pratica linguistica e dopo essersi fatto circoncidere, partì dall’Egitto per compiere – come un vero credente – il pellegrinaggio alle sacre città della Mecca e di Medina, sotto le vesti dello sceicco Mirza Abdullah, derviscio sufi e medico. Non era il primo cristiano a entrare camuffato nella città santa dell’Islam, ma il racconto del suo viaggio (A personal narrative of a pilgrimage to al-Medina and Mecca, 1855-56) è certamente tra i più dettagliati e avvincenti che siano mai stati scritti su quell’esperienza così esaltante per tanti milioni di mussulmani. Gli esploratori dell’epoca Vittoriana erano come i calciatori e le pop star di oggi: erano i personaggi più seguiti e ammirati. Oltre a essere un uomo d’azione, Burton era pure un filosofo e realizzò diverse ricerche sulle religioni. Per i giovani può essere uno sprone il connubio dello studio con una straordinaria esistenza volta a conoscere culture e popoli diversi. Non è che l’uno escluda per forza l’altro”.

 

 

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