Cultura

Un capolavoro d’ingegneria

LUBIANA | In occasione del 160º anniversario dell’apertura della tratta ferroviaria che collegava Lubiana e Trieste, è stata inaugurata mercoledì scorso negli spazi dell’Istituto Italiano di Cultura di Lubiana la mostra dal titolo “La ferrovia Lubiana-Trieste nel 160º anniversario”, a cura di Alessandro Puhali e realizzata dall’Università Popolare di Trieste. Aperta dall’ambasciatore d’Italia a Lubiana, Paolo Trichilo, e dal direttore dell’IIC, Stefano Cerrato, la mostra sarà visitabile fino all’8 settembre prossimo.

“Nell’anno dell’inaugurazione della Ferrovia del Carso, ovvero nel 1857, sul territorio dell’Impero austro-ungarico, si scoprì un capolavoro d’ingegneria”, ha esordito Stefano Cerrato nel suo discorso di benvenuto. “L’evento di questa sera è il coronamento delle attività della stagione che stiamo per concludere. Una seconda sezione dell’esposizione sarà visitabile nella sede della Comunità degli Italiani “Santorio Santorio” di Capodistria, a partire dal 26 luglio”, ha aggiunto.

In visione diciassette immagini originali della tratta ferroviaria che collegava Lubiana e Trieste, stazioni ferroviarie, viadotti di Borovnica, Aurisina e Barcola, cartine geografiche e mappe, panorami di paesaggi e vedute del porto di Trieste, tutte provenienti dal fondo della collezione di Stelio e Tity Davia. Un viaggio quindi nel tempo e nello spazio che interpreta e riproduce ciò che è stata una delle maggiori tratte ferroviarie in questa zona d’Europa.
A Fabrizio Somma, direttore dell’UPT, il compito di illustrare al numeroso pubblico, tra cui la collezionista Tity Davia, la storia della città di Trieste. Attraverso una carrellata di vedute e di immagini, sia della sezione storico-cartografica di stampe antiche che quelle contemporanee della città, Somma ha proposto una lettura dello sviluppo delle radici storiche del capoluogo giuliano: fino al 1850 Trieste fu aspirazione di emporio nautico. “Il Molo San Carlo fu punto di approdo di tutti i commerci – è stato ricordato – la città industriale è stata frequentata e vissuta da popoli diversi: bosniaci, serbi, greci, albanesi e montenegrini. Per poter inziare con i lavori di costruzione della ferrovia, era necessario fare il disboscamento delle foreste”.
Qual è oggi il valore di quest’opera creata quasi due secoli fa? “La Ferrovia del Carso è un’opera di ingegneria che può concorrere a qualsiasi manifestazione attuale”, ha precisato nel suo intervento Fabrizio Somma.
Il curatore Alessandro Puhali, un appassionato del mondo della ferrovia, ha illustrato nel dettaglio i fatti che hanno preceduto l’inaugurazione della linea ferroviaria avvenuta il 27 luglio 1857. Quest’evento concluse la realizzazione, straordinaria per l’epoca, della più ampia Ferrovia Meridionale, che permetteva di raggiungere Trieste partendo da Vienna.
Nell’aprile del 1836 la Camera di Commercio di Trieste aveva presentato all’Imperatore d’Austria Ferdinando I un’istanza, affinché venisse realizzato un collegamento ferroviario tra Vienna e Trieste, utilizzando quale primo tratto settentrionale la Ferrovia Vienna-Gloggnitz, la cui costruzione era già stata data in concessione al banchiere barone Georg Simon von Sina. Tale collegamento avrebbe dovuto essere parte di una più ampia relazione ferroviaria con Milano. Mentre la tratta fino a Gloggnitz veniva realizzata tra il 1839 e il 1842 (e successivamente riscattata dallo Stato nel 1853), con l’emanazione della Risoluzione Sovrana del 19 dicembre 1841 si optava per la gestione statale delle principali infrastrutture ferroviarie e si decideva che l’Impero asburgico si sarebbe dotato di una rete ferroviaria a sviluppo radiale, che doveva avere per centro Vienna e l’obiettivo di congiungere la capitale con tutte le aree dell’Impero, favorendone la coesione.
Da quel momento la progettazione e la costruzione della Ferrovia Meridionale sarebbero avvenute ad opera dello Stato asburgico, che ne affidò la cura all’ing. Carlo Ghega, il quale portò a termine l’incarico nell’arco di quindici anni con determinazione e genialità. Ghega è stato definito da Puhali come “un grande innovatore, uno dei maggiori italiani dell’Ottocento, ancor’oggi poco valorizzato”. La tratta Lubiana-Trieste, i cui lavori si estesero tra il 1850 e il 1857, richiese a sua volta impegnative realizzazioni come la grande diga sulla palude di Lubiana, gli arditi viadotti di Borovnica (andato distrutto nel corso del secondo conflitto mondiale), di Aurisina e di Barcola, robusti ripari contro la bora e un sistema di acquedotti per rifornire d’acqua le stazioni delle località carsiche. A Trieste fu poi realizzata una stazione, all’epoca una delle maggiori d’Europa, funzionalmente collegata alle strutture portuali, secondo una lungimirante logica di intermodalità treno-nave. Con l’inaugurazione della Ferrovia del Carso da parte dell’Imperatore Francesco Giuseppe, si completava la costruzione della Ferrovia Meridionale, la più lunga tra quelle realizzate a metà Ottocento con i suoi 577 chilometri a doppio binario.
È spettato all’ambasciatore d’Italia a Lubiana, Paolo Trichilo, inaugurare ufficialmente l’esposizione. “Questa è la seconda mostra che viene allestita all’Istituto Italiano di Cultura di Lubiana grazie alla collaborazione con l’UPT (la prima è stata la personale di Leonardo Bellaspiga ‘Sulle ali della bora: viaggio al cospetto del drago. Immagini tra Trieste e Lubiana’ presentata verso la fine del 2016). Il tema affrontato stasera è più che attuale in quanto il porto e la ferrovia tra Italia e Slovenia continuano a essere molto importanti anche per il collegamento con l’Estremo Oriente”, ha concluso Trichilo.

 

 

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