Cultura

A nudo le fragilità umane del Vate

FIUME | Nel contrasto tra euforia e malinconia, commedia e dramma, si svolge il nuovo spettacolo del Dramma Italiano, “Cabaret D’Annunzio”, di Fabrizio Sinisi per la regia di Gianpiero Borgia, che ha debuttato in prima assoluta venerdì al Teatro nazionale Croato “Ivan de Zajc” di Fiume. È una commedia musicale, dolce, amara, divertente, ironica e nello stesso tempo tragica e grottesca, che descrive il Vate fuori dall’agiografia consueta e lontano dalle mistificazioni dovute alle varie storiografie. Un excursus nella vita appassionata, nelle imprese e nei segreti di uno dei massimi poeti del Novecento, concentrato però più sull’uomo, le sue fragilità e i dissidi interiori, che sull’eroe decadente. È questo, infatti, il primo aspetto che salta subito all’occhio dello spettatore e ne stimola l’attenzione suscitando un interesse sempre crescente e coinvolgente.

Nonostante le oltre due ore di durata, con un intervallo, è una pièce dinamica, per niente pomposa o ridondante. Merito della regia sorprendentemente snella e fluida di Gianpiero Borgia. I due atti, infatti, seppur densi, scorrono via veloci e si arriva alla fine di essi senza accorgersene.
Borgia riesce a confezionare uno spettacolo di musica e prosa, poesia e biopic, dramma didattico, azione e narrazione. E questo finto “Cabaret” si muove con agio tra un genere e l’altro, creando una miscela che vuole divertire, cioè fare riflettere, istruire e quindi sorprendere, nel tentativo grandioso e impossibile che il teatro ha sempre sentito come suo specifico: cambiare se non il corso, almeno la lettura della storia.
E da quest’impostazione ne fuoriesce un’immagine del Vate che non è dipinta con apologia, tutta rose e fiori. È, bensì, una figura che disprezza gli altri, colpevoli soltanto di essere sé stessi. Allo stesso modo viene affrontato anche il lato più intollerante di D’Annunzio e la sua poca considerazione per la popolazione croata, che secondo lui non merita libertà di pensiero e voce in capitolo. Ma anche per quella parte della popolazione che si definisce fiumana e non italiana, e che lui aggredisce apostrofandoli come bugiardi, soltanto per il fatto che viene messo di fronte a una realtà molto più complessa di come la intende.

Mezzo secolo di storia

“Cabaret D’Annunzio”, diviso in episodi, affronta un arco di tempo di 50 anni. S’inizia con la sua giovinezza, e in particolare con l’ipotetica morte, che inscena all’età di sedici anni. Per motivi di esibizionismo ma anche per vendere le copie della sua prima silloge, un giovanissimo D’Annunzio diffonde mediante un comunicato la falsa notizia che annuncia la sua scomparsa. Segue l’episodio dell’amore profondo e passionale con Eleonora Duse, fino alla parte più interessante che è quella dell’Impresa di Fiume e quindi l’epilogo finale con la vicenda di Gardone di Riviera, dove costruisce la sua eterna dimora. Sono tutti episodi arricchiti da particolari della sua vita, come i neologismi da lui coniati (Tramezzino e la Rinascente), ma anche la sua opposizione all’avvicinamento dell’Italia fascista al regime nazista, bollando Adolf Hitler come una persona feroce da evitare.
Di altissimo livello, linguistico e recitativo i vari personaggi interpretati dagli attori del Dramma Italiano e da quelli ospiti. Un cast di grandi professionisti che scendono nelle profondità dei personaggi.


Un cast eccezionale

A iniziare da Fabrizio Coniglio nella parte di Gabriele D’Annunzio, in cui si nota un grandissimo lavoro fatto sul personaggio e una grande capacità di adattarsi allo stesso. È entusiasmante la sua prova attoriale e ottimo il lavoro fatto sulla fisicità: la postura del personaggio, la camminata affaticata dall’età, quello sguardo leggermente perso di chi non coglie visivamente tutto e si sente vivo a metà. Coniglio dona al pubblico un personaggio tutto d’un pezzo, statuario, profondamente capace di un’ironia tagliente.

Non da meno è Mirko Soldano, che interpreta l’insostituibile segretario, confidente e suo biografo, Tom Antongini. È lui il collante che unisce i vari episodi dell’emblematica vita di D’Annunzio. Sono particolarmente belli i dialoghi e gli incontri tra i due, tanto da restituire allo spettatore la voglia e la bellezza di andare a teatro.
La Eleonora Duse di Elena Cotugno è intensa, vera, umana. Riesce a dipingere con la giusta dose di esclusività e sofisticatezza l’attrice considerata come la Marilyn Monroe dell’epoca.
Convincenti pure Rosanna Bubola nelle vesti della scrittrice e femminista Olga Ossani; Anton Plešić nel ruolo dell’editore Emilio Travers e poi, durante l’Impresa fiumana, in quello del magnate Cosulich. Leonora Surian Popov si cala perfettamente nei panni dell’amante Barbara Leoni e successivamente in quelli della signora Cosulich e infine come Luisa Baccara, l’ultima compagna di D’Annunzio.
Brave anche Ivna Bruck come la governante Aelis ed Ermione, e Sabina Salamon nella parte di una donna croata che gli dà del falso rivoluzionario.
Giuseppe Nicodemo è un ottimo e scaltro Scarfoglio, il giornalista che sfidò a duello il Vate, ferendolo, e poi anche un vecchio colonnello fiumano dell’esercito austroungarico costretto a confrontare D’Annunzio per la sua fiumanità e non italianità. Valerio Tambone regala, invece, un Duce schizoide, paranoico, pronto a tutto pur di avere l’approvazione di D’Annunzio al regime. Un gruppo di attori omogeneo, generoso nelle emozioni, che danza, canta e si dona al pubblico.
La scenografia di Aleksandra Ana Buković, elegante, raffinata e ricercata, è composta da un piccolo palco, che richiama un pianoforte bianco, attorniato a sua volta da un’enorme cornice che domina il centro della scena, diventando un portale attraverso il quale gli episodi della vita di D’Annunzio prendono forma. Sullo sfondo vengono proiettate alcune immagini. Bellissimi ed eleganti i costumi di Manuela Paladin Šabanović. Una nota particolare meritano le musiche di Aleksandar Velenčić. Sono, infatti, svariati i numeri canori che vedono un repertorio dell’epoca e anche canzoni di guerra. Una delle quali, diffusa attraverso una piccola radiolina, è cantata da Bruno Petrali.
Lo spettacolo va in scena a Fiume anche oggi, domani e dopodomani (ore 19.30). Previste oggi e mercoledì pure due repliche a mezzogiorno per gli alunni delle scuole italiane.

 

 

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