Cultura

Il bisogno di esplorare e spostare i confini con stimoli nuovi

FIUME | Al Concorso d’Arte e di Cultura “Istria Nobilissima 2016”, nella categoria Cittadini residenti negli altri Paesi, di origine istriana, istroquarnerina e dalmata, il primo premio per Prosa narrativa e poesia, anche in dialetto, su tematiche che interessano il mondo comune istriano, istro-quarnerino e dalmata, nella sua più ampia accezione culturale, umana e storica, è stato assegnato a Kenka Lekovich di Trieste, per il racconto “Una pittoresca nevrosi”. La motivazione recita: “Per la capacità di fare del linguaggio uno strumento flessibile, plasmabile, teso e sospeso e per la modernità nell’espressione e della ricerca linguistica”.

Non è la prima volta che Kenka Lekovich viene premiata al Concorso “Istria Nobilissima”: ha esordito con la poesia, nella cui categoria ha vinto per due anni consecutivi (1985 e ’86), finché ancora risiedeva a Fiume. Nella Categoria cittadini residenti all’estero ha vinto anche nel 2010, e pure in quell’occasione, come nell’ultima, la cerimonia di premiazione si era tenuta nel capoluogo quarnerino.

Che effetto le fa stare sul palco dei premiati, tra tanti vincitori?

“Per me quest’anno la cerimonia di premiazione è stata un’emozione particolare, in quanto mi sono trovata a fianco di Mario Simonovich, anch’egli tra i premiati, che è stato non soltanto mio collega di lavoro alla ‘Voce del popolo’, ma anche il mio professore d’italiano, quando faceva da supplente alla prof.ssa Maria Illiasich. Di lui ho conservato sempre un bellissimo ricordo, e ora in un ambiente in cui si parlava della lingua e della letteratura italiana, trovarmi sul palco, premiata insieme a lui... è stato un bel momento, ricco di emozioni, commovente”.

Ci presenti in sintesi “Una pittoresca nevrosi”...

“Si tratta di un racconto lungo, che ha per protagonista un anziano glottologo, linguista, molto seccato dalle condizioni del linguaggio che si usa oggi, da come parliamo e da come scriviamo. Quando apprende la notizia che un gruppo di geografi delle Nazioni Unite sta lavorando per uniformare e standardizzare tutti i nomi geografici, inizia una sorta di monologo abbastanza delirante, ironico e autoironico con questo gruppo di esperti; un finto dialogo in cui dimostra che è assurdo quello che stanno facendo, che non è possibile uniformare i nomi. In questo contesto cita pure il bilinguismo nel nostro territorio, nelle località istriane, per esempio, e quanto quest’idea sia assurda”.

Nei suoi lavori sono sempre presenti temi legati ai confini.

“È una tematica che può essere vista anche come una soglia, che tu puoi varcare oppure no, ma che qualche volta sei anche costretto ad attraversare. La soglia è comunque sempre indice di un attraversamento, andare verso un qualcosa di sconosciuto. Intanto penso che se uno non senta l’esigenza di cambiare, può fare tutti i cambiamenti esterni possibili, anche il giro del mondo, ma in effetti per lui non succede niente. Come scrisse Musil ne ‘L’uomo senza qualità’, ‘Dio fa il mondo e intanto pensa che potrebbe benissimo farlo diverso’. È sempre una questione di quello che andiamo cercando, di cogliere uno stimolo esterno o magari non vederlo neanche”.

Nata a Fiume, trasferitasi a Trieste nel 1989. Com’è cambiata la sua vita?

“Per me spostarmi è stato uno stimolo che ho cercato di cogliere. Personalmente, non mi è facile vivere in una località piccola; tornando al tema del mio racconto, ossia la lingua, osservare una lingua corretta, che esprima tutto quello che debba esprimere, sicuramente è molto più difficile in una comunità linguistica piccola, come può esserlo quella italiana a Fiume e in Istria. Per me è difficile trovare degli elementi di confronto, che può essere qualche volta anche scontro, ma nel senso buono, in quanto ti può fare crescere, scoprire cose nuove. Per la mia personalità, alla fine degli anni ‘80, l’orizzonte era un po’ troppo angusto, restrittivo, e io ho bisogno sempre di esplorare, di spingere e spostare il confine più in là. Ognuno ha bisogno di seguire il richiamo della propria natura. Io ho sempre avuto bisogno di spostarmi molto e non riesco mai a stare fissa, mi tengono ferma soltanto stimoli nuovi. Pertanto non è che sono andata via da Fiume, ma ho seguito la mia voglia di esplorare nuovi orizzonti, alla ricerca di nuove possibilità. A prescindere da qualsiasi condizione esterna, politica e sociale, avevo semplicemente bisogno di andare. Le cose sono come sono, ma io sono sempre libera di immaginarle in maniera diversa”.

Un confronto tra Trieste e Fiume.

“Premetto che io giro abbastanza e negli ultimi anni sono molto impegnata in Germania e Austria. Faccio fatica a mettere radici: così come non mi sentivo radicata a Fiume, non mi sento radicata neanche a Trieste. Né a Berlino, se andassi a viverci. Per questo motivo non mi sento di dire ‘la mia città’, ma prendo ogni situazione come provvisoria e penso che un posto valga l’altro. In questo senso non saprei fare un paragone, mi sento di casa dove in quel momento mi sento bene. Per me, sia Fiume che Trieste sono città piccole, le distanze non sono grandi; a me piacciono le metropoli, città di ‘grandi dimensioni’, ho bisogno di spazio e mi sento rinascere nelle grandi città”.

Fiume è stata nominata Capitale della cultura europea nel 2020. Quali, secondo te, le opportunità?

“Tantissime, ma bisogna vedere come le sfrutterà! Io sono stata coinvolta in diversi progetti letterari nell’ambito del programma di Graz Capitale europea della cultura 2003. Ci abbiamo lavorato per 4-5 anni prima, un lavoro di creazione e collaborazione tra artisti in campi diversi. Tra questi, si organizzavano delle letture con autori di diverse parti d’Europa e oltre; le letture si svolgevano nella lingua originale con, naturalmente, le traduzioni in lingua tedesca. È stato uno sforzo non da poco, ma di grande valore, che ha unito veramente le persone. Quando puoi capire un autore in una lingua che non conosci, ti si apre un mondo. Per Fiume è senza dubbio una grande occasione che bisogna saper cogliere e prepararsi bene e in tempo. Ci vuole tanta fantasia, tanta creatività e tanto lavoro. E non credo che queste caratteristiche manchino ai fiumani! Fiume ha una sua personalità, che si è sempre fatta sentire nella storia, e mi auguro che saprà tirare fuori questo carattere particolare, lo investirà bene nei tanti progetti e ne uscirà tutta la sua potenzialità. È un’opportunità che va colta e che va curata con impegno e attenzione. E con tanta fantasia”.

Ci può dare qualche anticipazione sui suoi impegni futuri?

“Attualmente sto lavorando su un libro d’arte insieme a un architetto: un libro ‘animato’ di cui ho scritto il testo e che uscirà in edizione limitata. È dedicato a Marina Cons, una donna architetto e designer che lavorava a Trieste, scomparsa prematuramente qualche anno fa. Una grande artista, un grande personaggio per cui ho scritto un testo in omaggio al suo genio, alla sua grande personalità. Continuo inoltre la collaborazione in due progetti letterari, uno dei quali a Berlino, e ogni tanto faccio qualcosa nell’ambito della comunicazione sociale".
Ci saluta così Kenka Lekovich, sempre impegnata tra le “sue” piccole e grandi città.

 

 

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