Cultura

Il proficuo e suggestivo percorso artistico di un pittore fiumano

FIUME | Uno dei maggiori pittori fiumani della prima metà del ‘900 è stato Carlo Ostrogovich, un artista che con la sua arte del colore incantò prima i fiumani e quindi il pubblico e la critica lombardi. Riteniamo sia doveroso ricordare questa personalità e la sua lunga e feconda stagione pittorica in quanto contribuì in maniera significativa, se non a lungo, alla vivace vita artistica della Fiume tra le due guerre. Grazie alle ricerche di Daina Glavočić, studiosa di Romolo Venucci e degli artisti fiumani tra i due conflitti mondiali, siamo a conoscenza, in misura significativa, della vita e dell’arte di questo ispirato pittore. Carlo Ostrogovich nacque a Veglia nel 1884 in famiglia di umili origini. Enrico e Francesca (nata Fiorentini) Ostrogovich assieme ai quattro figli si trasferirono a Fiume in cerca di una vita migliore, dove Carlo apprese i rudimenti del mestiere probabilmente nella bottega di Giovanni Fumi e quindi, sembra, con Francesco Pavacich. Fondamentalmente autodidatta, si formò facendo copie di lavori di artisti celebri del tempo. Inizia come autore di ritratti della borghesia e di personaggi locali, ma il successo gli arriderà appena nel 1918 con la sua mostra personale in cui, oltre a vendere ben quaranta quadri, si distingue per il suo straordinario colorismo. “...da tutta questa tempesta di colori, specialmente nelle marine e nei suoi paesaggi di montagne, viene fuori un insieme armonico delizioso”, riporta “La Bilancia”. Dopo una parentesi zagabrese, il pittore realizza vedute veneziane e chiozzotte romanticamente intese. Colorista nato, negli anni ‘30 Ostrogovich ormai artisticamente maturo realizza tutta una serie di luminose e liete vedute impressioniste vissute con sensibilità personalissima e istintiva, e una tavolozza timbrica stupefacente. Nel 1924-25 espone con successo alla III Biennale Romana. Distinguendosi per il suo colore ardente e la sua vibrante tecnica impressionista, viene qualificato “il pittore del Carnaro” per antonomasia, come testimoniano anche i suoi dipinti “Pescatori”, “Onde”, “Porto” “Spiaggia”. Il grande successo romano gli conferisce ulteriore slancio e già nel 1926 allestisce una personale di successo in cui si distinguono i dipinti “Ultimi raggi”, “Laguna”, “Mandracchio”, “Settembre”, “Carso”... Un altro successo risale nel 1928 con la sua personale alla Galleria “Michelazzi” di Trieste della quale il noto critico Silvio Benco apprezzò vivamente per gli audaci accostamenti di colore e gli affascinanti effetti di luce.

Nel 1931 prende la via dell’Italia per scegliere infine di vivere a Milano, in periferia, trovando un’accoglienza rispettosa e di apprezzamento, sia da parte del pubblico, che della critica ufficiale. Già nel 1930 aveva esposto nella capitale lombarda in seno alla mostra annuale dell’associazione “Famiglia lombarda”. Risale invece al 1939 la sua personale con 118 lavori, che riassumevano un decennio d’attività artistica in Lombardia. Il critico Dino Bonardi scrive che “... la sua mostra si rivela fra le più importanti della stagione artistica milanese di quest’anno...”. Nella “Voce di Mantova“ invece Lincoln Cavicchioli si dichiara entusiasta del colorismo del Nostro paragonando la sua pittura alla poesia e all’eterna bellezza che traspaiono dalle sinfonie di Beethoven e Wagner. I dipinti della mostra sono incentrati sul paesaggio e sulle paludi della Lombardia in cui le atmosfere primaverile, estiva e autunnale sono trasmesse rispettivamente con spiccata trasparenza, con modulazioni timbriche e lirica malinconia.
I concittadini fiumani, che non avevano dimenticato il loro brillante artista, allestirono la mostra al “Circolo Savoia”, sito a Palazzo Modello. La personale fu quindi messa in visione nella Galleria “Trieste”, nel capoluogo giuliano. Sempre Silvio Benco nel “Piccolo” fa notare che “La sua maestria nel giocare sui valori di pochi toni, nel sensibilizzare i verdi spenti, rende preziosi anche alcuni suoi piccoli bozzetti”. E se da un lato Ostrogovich immortala i paesaggi nebbiosi della pianura lombarda, dall’altro ritrae con freschezza di colori le vette innevate delle Alpi Giulie illuminate dal sole. Secondo Benco, Ostrogovich rientra in una delle più belle scuole del Novecento, che iniziata con Fontanesi, continuò con i gruppi lombardi intorno al Carrozzi, al Mariani, al Belloni, fino a Gola... In età matura l’artista fiumano crea incantevoli nature morte, spesso mazzi di rose. Un dipinto di questo genere, “Vaso di fiori”, si trova nella collezione delle Civiche Raccolte d’Arte a Palazzo Sforzesco. L’ultima fase creativa dell’artista fiumano si presenta stanca, sembra aver perso la freschezza e l’ispirazione degli anni fiumani. Le opere rimangono incompiute, quando non vengono distrutte dall’autore stesso. Ostrogovich muore a Milano nel 1962. Non si conosce il luogo della sua sepoltura. Suoi dipinti si trovano in Italia, a Fiume e a Zagabria, in collezioni private e musei.

 

 

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