Cultura

Com’era il potere popolare in Istria tra il ’45 e il ’53?

TRIESTE | Il Centro di ricerche storiche di Rovigno torna all’IRCI di Trieste con un’altra sua opera importante per comprendere la vicenda dell’Istria. Il volume di Orietta Moscarda Oblak, intitolato “Il potere popolare in Istria 1945-1953”, segna di fatto una svolta nella comprensione di un periodo molto sensibile per tutto il territorio, vale a dire l’immediato dopoguerra. La Moscarda s’affida a un nuovo impianto di fonti che gettano uno sguardo diverso, e più completo, sugli avvenimenti che hanno plasmato il destino di queste terre.

A sottolinearlo, in particolare, lo storico Raoul Pupo dell’Università di Trieste, che ha introdotto il nuovo volume di Moscarda Oblak durante la presentazione tenutasi nella sala di via Torino a Trieste alla presenza di un pubblico molto numeroso e attento. Un’occasione, come rilevato dal presidente dell’IRCI, Franco Degrassi, e dal direttore del CRS, Giovanni Radossi, per consolidare e, soprattutto, rilanciare la collaborazione fra i due istituti senza tacere nei loro interventi alcuni importanti risvolti umani dei loro primi contatti che oggi si sviluppano all’insegna di un grande rispetto che ciò che le due realtà riescono a proporre a un pubblico specializzato, ma anche al semplice cittadino. Ai loro auspici di fruttuosa futura collaborazione si è unito, nel suo saluto, anche il presidente dell’Università Popolare di Trieste, Fabrizio Somma, che ha sottolineato l’importanza del ruolo del Centro rovignese e il prezioso sostegno dell’Ente morale triestino alla comunità italiana in Istria, Fiume e Dalmazia nell’ambito della collaborazione con l’Unione Italiana. “Quest’ultimo volume del CRS – ha spiegato Radossi – corona l’attività del Centro rovignese che il prossimo anno festeggerà il suo 50º anniversario; a conferma del ricco percorso di un’istituzione che vanta oltre 300 titoli, le sue numerose opere e pubblicazioni, l’enorme mole documentaria. Il Centro ha fatto della tutela dell’identità e della presenza della comunità italiana, un inesauribile supporto e una missione alla difesa della dignità dei rimasti e della valorizzazione dell’inestimabile patrimonio italiano, veneto e romanzo di queste terre”.

Un volume d’importanza strategica

Ma di che cosa narra l’opera “Il potere popolare in Istria” di Orietta Moscarda Oblak? “È un volume d’importanza strategica – ha rilevato Pupo – che ricostruisce dall’interno, grazie all’apporto di nuove fonti d’archivio, il meccanismo decisionale, spesso contraddittorio, dei poteri popolari jugoslavi nei confronti della popolazione locale e della componente italiana”. Un meccanismo che provocò una frattura insanabile nella società causando l’esodo e lo sconvolgimento di secolari equilibri civili, culturali, nazionali e demografici. Tutto documentato negli archivi che la Moscarda ha percorso con pazienza e in modo capillare, cercando di rendere note le logiche e i processi decisionali dei vari centri di potere, dall’OZNA all’armata jugoslava, dal Partito comunista ai Comitati popolari di liberazione.
Sappiamo qual’era lo stato d’animo della popolazione, il suo dramma, le sue paure. Ma cosa voleva, realmente, il potere jugoslavo, qual è stata la logica che ha orientato i suoi comportamenti, in una cornice chiaramente totalitaria? “Sono le domande – hanno spiegato gli storici Raoul Pupo e Orietta Moscarda – alle quali ha cercato di dare una risposta il volume affrontando una tematica delicata quanto attesa, spesso gli accadimenti di allora non erano comprensibili alle stesse vittime delle decisioni del potere popolare”. Che cosa si evince dalla ricerca? Che ci fosse un chiaro disegno di pulizia etnica, oppure, semplicemente, che si trattò di un “distacco” insanabile fra la popolazione locale e la logica del potere rivoluzionario? Parte delle risposte vanno ricercate nell’impianto che resse, nell’immediato dopoguerra, la cosiddetta politica dell’unità e fratellanza. La griglia ideologica di tale politica comprendeva solo una parte della componente italiana – ovvero i cosiddetti onesti italiani, organici al sistema – che secondo il regime potevano e dovevano integrarsi, svolgendo un ruolo attivo, nel nuovo ordinamento. Dal disegno d’integrazione erano però escluse ampie fasce di popolazione: tutti gli italiani che non condividevano il progetto annessionista o rivoluzionario jugoslavo, i “borghesi”, i cosiddetti “nemici del popolo”, categoria nella quale vennero gradualmente inseriti tutti coloro che avrebbero finito con l’esprimere anche il minimo dissenso, o qualche velato dubbio sulla “bontà” del nuovo sistema. Della politica dell’unità e fratellanza funzionò bene solo la parte repressiva, mentre quella rivolta a un attivo coinvolgimento della popolazione italiana rivelò ben presto tutte le sue lacune e le sue contraddizioni. Il volume della Moscarda – è stato spiegato a Trieste – nei suoi numerosi capitoli che vanno dalla “presa del potere” al “nuovo ordine”, dall’“organizzazione e autorità del potere civile” al “consolidamento e omologazione politica e nazionale” ripercorre i tratti di “ambiguità” e le numerose contraddizioni del potere jugoslavo, presentando il lungo elenco di errori e di “orrori” commessi dai suoi dirigenti.
Il nuovo potere jugoslavo si basava su quadri emersi dalla lotta di liberazione e dal comunismo di guerra, su una classe dirigente che era spesso espressione di un’ideologia radicale e settaria, priva di reali competenze amministrative e di qualsiasi propensione al dialogo e alla mediazione. La loro qualità principale era l’obbedienza e la fedeltà al nuovo regime. Più che la ricerca del consenso – comunque difficilmente riscontrabile in un contesto non democratico – il loro obiettivo era quello di piegare la popolazione alle loro direttrici politiche e ideologiche.
Si scopre inoltre che per il potere popolare, la drammatica risposta dell’esodo, o comunque le sue enormi proporzioni, fu qualcosa di inaspettato, il frutto dell’attività della “reazione” e dei “nemici del popolo che volevano mettere in cattiva luce il regime comunista jugoslavo”: la loro reazione, fu spesso repressiva, nel goffo tentativo – almeno in parte – di contrastarlo, produsse l’effetto contrario, ingigantendo e acuendo ulteriormente il dramma. Ovviamente una parte degli esponenti del potere popolare guardava con favore all’espulsione della componente italiana – soprattutto quella considerata non funzionale al regime – nel quadro di un radicale progetto cosiddetto “rivoluzionario” di trasformazione della società regionale, o come strumento di bonifica e controllo dei nuovi confini. Sull’Istria si abbatterono in quegli anni inoltre una serie straordinaria di sventure e rivolgimenti: dal peso immane della ricostruzione e dell’introduzione forzata di un nuovo sistema economico e sociale sino alle drammatiche ripercussioni del Cominform. Questo insieme di fattori provocò una pressione insostenibile a cui dettero una tragica risposta, quale valvola di sfogo, le opzioni e l’esodo che coinvolsero la quasi totalità della popolazione italiana e persino parte di quella croata e slovena.


Chiave di lettura

L’analisi dei meccanismi e delle decisioni dei “poteri popolari” jugoslavi nell’opera di Orietta Moscarda offre dunque una visione più complessa e completa di quel difficile periodo. Si tratta, ha precisato Raoul Pupo, di un significativo punto di partenza, dell’inizio di un percorso per nuove ricerche e studi sull’argomento, e di un importante strumento di confronto per gli storici. Con l’auspicio – ha concluso – che volumi come questo possano essere letti, diffusi e conosciuti in un’area quanto più vasta, ben al di là – si spera – del nostro ristretto ambito regionale. Un volume che susciterà l’interesse di tanti, che per molto tempo si saranno interrogati sulle ragioni di ciò che dovettero subire senza averne coscienza, senza alcuna spiegazione, senza alcuna logica. Ora si offre finalmente una chiave di lettura.

 

 

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