La voce del popolo - Primo piano La voce del popolo - Archivio
La voce del popolo - Speciale

di Ivo Vidotto

La compravendita di nomi è diventata una moda nel mondo degli affari
Internet, il business dei domini
Estensione europea: razziati i nomi delle città croate

Il mondo degli affari non conosce confini e le sue regole, se non vogliamo addentrarci nei meandri della macro e microeconomia, sono semplici. Comprare qualcosa e rivenderlo a prezzo maggiorato è il desiderio di tutti coloro che investono in qualche attività commerciale. Ultimamente sta prendendo piede una nuova moda nel mondo degli affari: la compravendita di domini Internet, con l’obiettivo di trasformare il sito Internet in una fonte di guadagno, principalmente attraverso le pubblicità, ma non solo. Conosciuto ai più con il nome di “Domain aftermarket”, questa attività di compravendita di domini web si colloca in un mercato da milioni di euro, un mercato che sembra non conoscere crisi e attrae ogni anno migliaia di nuovi investitori. Comprare e rivendere a prezzi maggiorati i domini sul web può essere anche un’attività molto lucrativa.
Anzitutto va precisato il significato della parola “dominio”, con la quale si intende il nome di un sito web. Acquistando un dominio, non è assolutamente necessario comprare anche uno spazio e costruire un intero sito. Esistono nel mondo diverse agenzie che si sono specializzate nella ricerca di domini liberi, dalle quali è possibile acquistare un dominio che risulta essere libero a cifre irrisorie, di solito attorno ai 10 euro. Cosa succede poi? Può capitare, anzi, succede spesso, che il nome da voi registrato risulti interessante a qualche azienda, ente o amministrazione locale ed è probabile, di conseguenza, che essa decida di acquistare il vostro dominio. A quel punto vengono applicate le leggi della domanda e dell’offerta e toccherà al proprietario del dominio stabilire la cifra al quale venderlo. Oggi trovare un nome libero e registrabile è difficile, perché tutti i normali nomi sono occupati. Si pensi che ogni giorno vengono registrati un’infinità di nomi e quelli più semplici e facili da ricordare sono una rarità. Tutti sappiamo che più una cosa è rara e ambita, più vale.

Guadagni né impossibili né difficili

Il vantaggio offerto da questo tipo di business, non trascurabile, sta nel fatto che non è necessario possedere nozioni informatiche per entrare in affari. Il processo è semplice: bisogna acquistare un buon dominio, conoscerne approssimativamente il valore, metterlo all’asta e aspettare qualcuno interessato. Per far conoscere al “mondo” il fatto che voi siete proprietari di un determinato dominio, basta rivolgersi a siti specializzati (Sedo.com o GoDaddy.com) che vi permetteranno di pubblicizzare i vostri domini, in modo tale da avvicinare l’offerente all’acquirente. Sarà difficile che principianti riescano a ottenere guadagni di rilievo, ma guadagnarci sopra qualcosina non è impossibile né particolarmente difficile.
È normale che uno si chieda, a questo punto, quanti soldi si possono fare acquistando e rivendendo domini. Dipende tutto da voi e da quanto un nome possa essere interessante. Basta avere un buon fiuto. È difficile pensare di ottenere guadagni come quelli intascati dalle persone che, con lungimiranza, avevano registrato i domini Sex.com o Pizza.com, venduti poi all’asta per diversi milioni di euro. Esistono anche dei siti in cui è possibile consultare quali domini sono in scadenza, ossia quelli che non sono stati rinnovati e che torneranno a essere disponibili.

Fantasia e «fiuto» gli ingredienti principali

Ma come si fa a diventare un esperto in compravendita di domini? Le basi del mestiere non sono cambiate. Basta avere un po’ di fantasia nel comporre nomi e fiutare l’affare, pensando ad esempio a un prodotto nuovo di un’azienda. Poi, con pochi euro, basta registrare il dominio, creare un sito anche molto rudimentale e metterci sopra la pubblicità. Se siamo fortunati, qualche azienda interessata all’acquisto ci contatterà per trovare un eventuale accordo. Se, invece, siamo meno fortunati, possiamo comunque sfruttare i proventi della pubblicità e dei navigatori che capiteranno “per caso”, grazie ai motori di ricerca, sul nostro dominio.
Ci sono, inoltre, due teorie contrapposte su come guadagnare da un dominio internet e renderlo più “appetitoso”: la prima è quella di utilizzare al meglio il sito, curandolo, inserendoci oltre alla pubblicità tanto materiale, video e informazioni: gli utenti saranno attratti dalle informazioni e accorreranno in massa. L’altro, invece, è quello di lasciare il sito completamente vuoto mettendo una grande pubblicità al centro della pagina. Gli utenti capitati sul sito, così, non potranno fare altro che fare click proprio sulla pubblicità, facendoci guadagnare qualche soldino. Ovviamente, più il dominio è costituito da una parola comune, più saranno le possibilità di guadagno o di vendita.

«Assaggi» da condannare

Un’altra pratica largamente utilizzata, e altrettanto condannata, è quella del cosiddetto “assaggio del dominio”. Secondo la legge, le aziende che offrono servizi di registrazione di nuovi domini devono dare all’utente cinque giorni di tempo per ripensarci (in fase di registrazione, ad esempio, potrebbero verificarsi degli errori di ortografia). Così, trafficanti di domini senza scrupoli approfittano di questa clausola per registrare ogni giorno decine e decine di siti inserendo al loro interno semplicemente un banner pubblicitario; dopodiché analizzano il tipo di guadagno che riescono ad ottenere in quei cinque giorni e alla fine rimandano indietro i domini che non soddisfano il loro interesse, mantenendo ovviamente i più remunerativi. Addirittura, secondo una statistica dell’Icann, l’ente internazionale che ha l’incarico della gestione della Rete, nel 2006 circa il 90 per cento dei domini registrati ogni giorno era di questa natura.
Essendo la compravendita di domini un’attività anche sempre più interessante, si trovano in rete servizi che aiutano i potenziali investitori in domini, come ad esempio “Domize”, sul cui sito basta inserire un nome qualsiasi per sapere quali domini sono occupati e quali no tra i .net, .com e . org. e quali invece sono liberi e registrabili. Se un dominio è libero, basta cliccarci sopra e acquistarlo rapidamente via GoDaddy.com, un sito molto famoso in questo campo.

Il dominio «.eu» cancella i confini nazionali

Un dominio che ultimamente sembra calamitare l’interesse di quelli che desiderano fare affari in questo campo, è quello che ha per estensione “.eu”, ossia l’estensione europea che aiuta gli utenti a superare i confini nazionali per comunicare al meglio con i clienti di tutta Europa. Tutti i cittadini e le aziende facenti parte dell’Unione europea possono in questo modo registrare e usufruire di nomi a dominio con estensione .eu. Perché sceglierlo? Gli esperti forniscono quattro ottime ragioni. La prima è quella di assicurarsi un nome strategico ed evitare che qualcun altro possa registrarlo. La seconda ragione è quella di consolidare la propria presenza sul Web, la terza quella di raggiungere nuove categorie di utenti a livello nazionale e internazionale e, infine, quella di ottenere la presenza on line in aree dove non era possibile ottenere un nome a dominio, in quanto in alcuni paesi esistono delle restrizioni per la registrazione di un dominio e quindi non tutti hanno l’opportunità di ottenere un nome a dominio con quel determinato TLD.
Ogni dominio .eu può essere acquistato a soli 35 euro (+ IVA) e comprende spazio web senza limiti, tre indirizzi e-mail da 1 GB con WebMail e protezione da virus e spam, uso libero dei DNS, mantenimento per un anno e tanto altro ancora! Evidentemente si tratta di motivi validi e lo testimonia la “scomparsa” dalla lista dei domini liberi di nomi che fanno riferimento a Paesi che non fanno ancora parte dell’Unione europea e che qualcuno si è premurato di registrare in anticipo, con lungimiranza, sperando di guadagnarci qualcosa non appena gli utenti di quei Paesi, una volta entrati nell’Ue, avranno modo di richiedere e registrare domini .eu.

Prenotazioni impossibili

“Vittime” di questa razzia di domini sono anche quasi tutte le città e località di un certo interesse in Croazia, che si sono viste registrare da altri il proprio nome a dominio .eu e ora, per averlo, dovranno sottostare alle summenzionate leggi di mercato. Va detto, in questo contesto, che i nomi a dominio .eu vengono registrati in base al principio “first come, first served”, ossia viene attribuito a chi per primo lo registra. Se qualcuno pensa di avere diritto su un nome a dominio .eu già registrato, si può contestare la registrazione, ma l’iter è piuttosto lungo e non assicura successo, men che meno se il nome contestato riguarda un Paese che non fa parte dell’Ue, che non hanno nemmeno la possibilità di prenotare il dominio desiderato. Per verificare se qualcuno ha registrato il vostro nome a dominio .eu, basta consultare il sito http://we.register.it/domains/free_eu.html.
Tra i primi a essersi accorto come stavano andando le cose è stato il webmaster del portale di Slavonski Brod, Saša Karić, il quale aveva tentato di acquistare il dominio “www.slavonski-brod.eu”, senza, naturalmente, riuscirci. Non appena la Croazia sarà entrata nell’Unione europea, è scontato che molte città vorranno trasferire il proprio sito dal dominio nazionale a quello europeo, ma si tratterà di un’impresa tutt’altro che facile, in quanto la maggior parte di questi domini è stata già “requisita” da internauti inglesi, sloveni, slovacchi.... Tanto per fare un esempio, il dominio “www.zagreb.eu” è in mano a uno sloveno di Kranj, osijek.eu e sibenik.eu hanno il proprietario in Inghilterra, mentre www.pozega.eu è stato registrato da uno slovacco di Visoke Tatre. Sono “occupati”, quindi non disponibili, i domini europei per Dubrovnik, Spalato, Curzola, Lesina, Zara e così via.

Città «occupate» e città «in vendita»

Come già detto, la prima registrazione presso l’EURid costa una cifra irrisoria, ma poi finisce che i prezzi salgono tantissimo. A questo proposito, il coordinatore dei domini nazionali .hr, Zoran Vlah, ha detto di essere, purtroppo, al corrente di questa tendenza nel campo dei domini europei ma di non poter fare niente per contrastarlo. “Abbiamo informato anche il Ministero competente – ha detto Vlah – e inviato una lettera alla Commissione europea per prenotare i domini .eu per le città croate, ma ci è stato detto che soltanto gli utenti nei Paesi dell’Ue possono registrare domini europei”. L’unica soluzione potrà essere quella di rivolgersi al Tribunale di arbitrato ADR (alternative dispute resolutions), strumento giuridico finalizzato a garantire la risoluzione delle controversie in alternativa al processo, con sede nella Repubblica ceca. Come andrà a finire, nessuno lo sa...

Da Fiume a Pola, da Rovigno a Umago
«rapimenti» e «liberazioni dietro riscatto»

Il sito sedo.de ci informa che il dominio rijeka.eu è stato “rapito”, ma l’ipotetica “anonima sequestri” ha dichiarato di essere disposta a liberare l’“ostaggio”, naturalmente previo pagamento di un “riscatto”. Basta inserire nell’apposita casella la propria offerta... Il dominio opatija.eu, invece, non è stato messo ancora in vendita, come neppure crikvenica.eu, rovinj.eu, porec.eu, fazana.eu, moscenicka-draga.eu, losinj.eu (malilosinj.eu è in vendita), novigrad.eu (cittanova.eu è in vendita), cres.eu, krk.eu mentre, ad esempio, pula.eu, umag.eu, rabac.eu, lovran.eu sono stati messi in vendita (umago.eu è invece libero). Qui la situazione può cambiare di giorno in giorno, per cui è necessario vigilare attentamente sul mercato dei domini.
Vanja Smokvina, capo dipartimento per l’attività informatica della Città di Fiume, ha dichiarato che la municipalità è senz’altro interessata al dominio europeo, nonostante il sito con estensione “.hr” sia molto visitato in tutte le parti del mondo e su tutti i motori di ricerca il portale web della Città viene visualizzato sulla prima pagina quando viene digitato “rijeka”. “Cercheremo – ha detto ancora Smokvina – di procedere per vie legali, ossia nel modo consueto in circostanze del genere. La nostra Città è impegnata in numerose attività e iniziative internazionali, per cui il dominio europeo è senza dubbio interessante. Come andrà a finire, si vedrà...”. Eh sì, si vedrà. Bisognerà anzitutto scoprire chi è il detentore del nome “rijeka.eu” e poi trattare, come al mercato...

Lungimiranza e fortuna: l’affare è fatto
I siti più pagati: la ricetta
per diventare milionari

Secondo quanto riportato recentemente dal quotidiano “La Repubblica“, durante il “DomainFest”, ovvero il raduno mondiale di esperti del settore e di privati cittadini che hanno qualche soldo da investire, tenutosi recentemente a Los Angeles, si è assistito a un’asta di siti Internet pagati a cifre davvero elevate. Ovviamente i siti Internet più pagati e richiesti sono stati quelli di natura erotica. Quelli che hanno potuto partecipare a tutte le giornate del “DomainFest” hanno avuto modo di ascoltare anche una lezione di Frank Shilling, guru dell’acquisto di domini Internet, il quale racconta di aver iniziato quasi per gioco questo tipo di attività e ora si ritrova proprietario di circa trecentomila domini, valutati in più di cento milioni di dollari. Se la crisi dei mutui americani continua a farsi sentire minacciando l’economia di tutto il mondo, le centinaia di persone che hanno partecipato al “DomainFest” non dovranno preoccuparsi di tassi d’interesse o imposte sugli immobili. Gli indirizzi che hanno acquistato all’asta, infatti, rischiano di trasformarsi in una vera miniera d’oro e in centinaia di dollari al giorno di guadagni pubblicitari.
È stato “Porn.net” il sito più pagato in questa circostanza, venduto per 400mila dollari (l’equivalente di 276mila euro). A seguire, “Bookmarks.com” (“bookmark” in inglese significa “segnalibro” e con la stessa parola s’identifica la funzione presente nei browser per “appuntarsi” le pagine Web interessanti o di maggiore consultazione), venduto per 300mila dollari. A seguire anche “Alimony.com” (che significa “alimenti”, nel senso legale del termine, ed è un sito che dà consigli sulle pratiche di divorzio) per 75mila dollari, “Butcher.com” (che significa “macellaio”, ed è un sito attualmente non ancora costruito ma evidentemente con grandi potenzialità) per 50mila dollari e, infine, “Satinpanties.com” (che suona un po’ come “mutande di raso”) venduto per 10mila dollari. Tra gli altri domini strapagati, troviamo pure “Dude.com”, “Natural.com”, “Authorize.com”, “Face.com”, “Checkout.com”, “Neighborhood.com” e “NewYork.net”.
I siti che storicamente hanno fruttato di più sono “Sex.com”, venduto per più di dodici milioni di dollari (l’equivalente di 8,2 milioni di euro) nel 2006, “Porn.com”, venduto lo scorso anno per 9 milioni di dollari (era stato acquistato nel 1997 per la ‘modica’ cifra di 47mila dollari), e ancora Beer.com, Diamond.com e Business.com, scambiati per 7 milioni di dollari.
Quando 14 anni fa, agli albori di Internet, un lungimirante imprenditore di nome Chris Clark registrò il dominio “Pizza.com” per soli 20 dollari, non avrebbe mai pensato di aver fatto l’affare della vita. “It’s crazy, it’s just crazy!”, queste le parole dichiarate alla fine dell’asta milionaria che gli ha fruttato la bellezza di 2.6 milioni di dollari. Il dominio non fu mai sfruttato da Clark secondo le sue reali potenzialità, ma è stato fino a qualche tempo fa tenuto a riposo, con annunci pubblicitari piazzati qua e la per cercare di guadagnare qualcosina a fine mese. Dopo aver sentito la fortunata vendita del dominio Vodka.com, aggiudicato per 3 milioni di dollari, l’imprenditore ha deciso di tentare la sorte mettendo all’asta il proprio dominio sul sito Sedo.com, con i risultati di cui sopra. Chianti.com era stato acquistato per 5.000 dollari per essere venduto dopo nemmeno un mese a 28.500 dollari. Insomma, si tratta di guadagni niente male...